La vittoria che mancava nel momento più complicato. Applicazione, sacrificio e il valore dei tre punti: Arezzo a Monza con la testa sgombra

Sacrificio e applicazione prima dell'estetica. Così doveva essere e così è stato, con l'Arezzo che torna a vincere fuori casa e può preparare la trasferta di Monza con la testa sgombra. Non c'è l'obbligo dell'impresa, ma se arrivasse anche solo un punto dal Brianteo sarebbe un altro bel passo in avanti

I tifosi amaranto a Busto Arsizio

Era da 287 giorni che l’Arezzo non esultava in trasferta. Dal 4 maggio 2019 per la precisione, con quel 3-0 rifilato a domicilio alla Pistoiese. Poi c’era stato il successo esterno, ma nei playoff, di Viterbo, e tanta rabbia per risultati sfumati a un passo dall’impresa. Dopo quasi 9 mesi di astinenza l’Arezzo torna al successo fuori casa e lo fa nella domenica della piena emergenza.

Fuori in otto tra squalifiche (Luciani, Baldan e Cutolo) e infortuni, un elenco che comprendeva Cutolo, Picchi, Benucci, Michele Foglia, senza dimenticare Dell’Agnello. E’ bene sottolineare che anche la Pro Patria non se la passava bene. Fuori il portiere Tornaghi, capitan Colombo (uomo assist) e stagione finita per Kolaj, giusto per citare tre dei cinque assenti.
La Pro Patria però è un gruppo consolidato che giocando su un 3-5-2 rodato davanti alle assenze ha cambiato uomini ma non modulo.

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Di Donato invece ha fatto di necessità virtù. Senza terzini destri, con soli due centrali, ecco quella difesa a tre che nel girone di andata, dalla sfida con l’Albinoleffe fino a quella con la Pro Vercelli, era diventata un punto fermo. Questa volta però era una linea inedita che ha dovuto chiedere a Sereni di adattarsi a ‘braccetto’, a Piu di presidiare l’intera fascia destra, e a Gioè di fare a sportellate per innescare, spizzicando i lanci da dietro, i due ‘peperini’, Belloni e Caso. La squadra ha risposto presente. Lo aveva fatto con il Como in trasferta (altra partita vissuta in emergenza) e lo ha rifatto anche ieri eseguendo quanto richiesto dal mister.

Forse alla fine ha ragione anche Javorcic nel dire che la Pro Patria ‘paga alcune giocate lette male. La partita si è messa bene per l’Arezzo e nel secondo tempo non siamo stati lucidi’. Gli amaranto, ringraziando le cinque parate importanti di Pissardo, sono stati pratici, magari non belli ma sicuramente efficaci. Difendere, accorciare, lottare e ripartire con le torri di Gioè senza tanti fronzoli. Sarà stato anche per questo che ieri Caso è sembrato meno propenso a volerla risolvere da solo. Dai suoi piedi è partito l’assist (il quinto stagionale) per Belloni (quarto gol in campionato e sesto stagionale). Nella domenica dell’assenza di Cutolo e Gori, la coppia più bella in termini di gol del girone A, Caso e Belloni erano i giocatori più tecnici lì davanti. Ci si aspettava da loro qualcosa in più e non hanno deluso nel complesso di una prova da squadra ‘operaia’, nel senso di sacrificio e applicazione.

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Due aspetti evidenziati ad inizio ripresa. In quel primo quarto d’ora l’Arezzo ha incassato nove reti. A Busto la porta è rimasta blindata, tra una Pro Patria spuntata e un Cavallino attento e pronto a rilanciare. Bene così perchè guardare all’estetica davanti all’emergenza è da pignoli e masochisti, e la serie C impone semmai applicazione, figurarsi quando hai otto giocatori fuori e in panchina pronti a dare un contributo alla causa ci sono solo Mesina, Pandolfi e un Volpicelli reduce da un infortunio.

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Sfatato il tabù trasferta e quello del primo quarto d’ora della ripresa adesso c’è il Monza, con mezzo piede in serie B, ferito dal ko di rigore patito contro la Juventus U23 e che non sembra, guardando gli ultimi 180', così imbattibile. L’Arezzo proverà a recuperare qualche infortunato come Gori e soprattutto cercherà di fare la sua partita. Non c’è l’obbligo dell’impresa, ma il calcio è strano e andare a Monza senza pressioni e con qualche certezza in più figlia del successo esterno può essere un pericolo per i brianzoli. Contava fare punti a Busto, conterà farne contro il Siena se poi dovessero arrivare dal Brianteo meglio ancora.

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