Dal futsal all'Arezzo, Petrucci: "Di Donato? Un mister con la fascia da capitano"

Jacopo Petrucci si racconta. Gli inizi nel futsal e poi il passaggio al calcio. Da Jesi ad Arezzo sempre con Di Donato

Daniele Bedetti, Daniele Di Donato e Jacopo Petrucci [foto Vallesina]

Dal futsal al calcio a 11 il passo può sembrare grande, ma non per Jacopo Petrucci che dalla scorsa estate è entrato far parte dello staff tecnico del Cavallino in qualità di preparatore altetico. Originario di Jesi, classe 1989, Petrucci vanta un passato come giocatore di futsal arrivando anche a sfiorare la promozione in A2.

"Ho giocato per molti anni poi dopo essermi laureato in scienze motorie il lavoro è passato davanti a tutto - racconta Jacopo - ho continuato a giocare, ma sono diventato anche allenatore oltre che preparatore delle formazioni giovanili di calcio a cinque. Tra i ricordi più belli però ho la promozione con la squadra della mia città indossando anche la fascia da capitano".

'Smart working' anche per l'Arezzo. Il preparatore: "Programmi personalizzati per ruolo e caratteristiche"

Dal futsal il passaggio alla pallovo e al calcio nell'estate del 2017.

"La Jesina mi ha affidato l'incarico di responsabile della preparazione delle formazioni giovanili - prosegue Petrucci - Giovanissimi, Allievi che arrivarono fino alla finale per il titolo nazionale e la Juniores che era allenata da Daniele Bedetti, oggi match analyst dell’Arezzo, ma anche il secondo di Daniele Di Donato a Jesi".

L'anno successivo il passaggio all'Arzignano con vittoria del campionato di serie D e adesso l'esperienza in viale Gramsci, sempre con Daniele Di Donato.

"Quanto è cambiato il mister? Direi molto da quando l'ho conosciuto. Tutti cresciamo e poi il mister ha sempre una gran voglia di apprendere e aggiornarsi - spiega Jacopo - Daniele è uno che prepara ogni dettaglio, si aggiorna sempre e questa caratteristica lo porterà lontano. Nello spogliatoio? E' un allenatore che porta la fascia”.

Cresce l'attesa per tornare in campo, ma non c'è fretta anche per chè questo è il momento della responsabilità.

"Riprendere significherebbe aver superato il virus, speriamo che questo si realizzi presto. Intanto dobbiamo restare a casa. I nostri ragazzi lo stanno facendo nonostante siano lontani dai loro cari e dalle loro famiglie. E' giusto così, è l'unica cosa da fare adesso".

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