Il rinnovo, un nuovo record, il rapporto con Arezzo e gli aretini. Parla Cutolo: "Chiuderò qui la carriera"

Il capitano si racconta a 360 gradi: l'emergenza Coronavirus in famiglia, il calcio e il rapporto con Arezzo

Aniello Cutolo

"Era quello che volevo perchè un domani vorrei chiudere qui la mia carriera". Parole di Aniello Cutolo che commenta così il rinnovo di contratto arrivato in settimana. Una storia che prosegue dall'estate del 2017, che è passata attraverso la 'battaglia totale', la finale playoff per la B sfiorata e le cento presenze raggiunte poche settimane fa.

"Devo ringraziare il presidente La Cava e il direttore Pieroni - spiega Cutolo - perchè nonostante il momento delicato che stiamo attaraversando è arrivata da parte della società la possibilità di proseguire la mia esperienza ad Arezzo. Era quello che più desideravo. Speriamo adesso di poter tornare in campo, lasciandoci alle spalle questo periodo".

Riguardo all'emergenza Coronavirus come hai spiegato questo momento alle tue figlie? 

"La più grande ha 14 anni, la seconda 11. Sono abbastanza grandi, capiscono e ascoltono cosa dicono i telegiornali. Anche la più piccola, pur avendo 4 anni, ha compreso che è cambiato qualcosa. Non fa domande, non chiede ad esempio di uscire per andare fuori, al parco. Forse ha capito anche lei che sta succedendo qualcosa, e in un certo senso mi ha stupito. Con mia moglie cerchiamo di tenerle sempre impegnate, di fare qualcosa pur restando in casa. Aspettiamo che questa emergenza passi".

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La tua avventura ad Arezzo iniziò a dire il vero nel 2005. Che ricordo hai di quei mesi?

"E' stata una parentesi formativa che mi ha aiutato a crescere - confessa il capitano - arrivai dalla serie C in una squadra con tanti giocatori che hanno poi avuto carriere importanti. Posso essere solo contento. Con l'Arezzo ho esordito in B contro la Mantova e qui sono tornato per chiudere la mia carriera".

Con la prossima saranno quattro le stagioni di fila con l'Arezzo. In carriera non avevi mai militato così a lungo per un solo club.

"Sono veramente legato a questa città, e lo stesso vale per mia moglie. Ci sentiamo aretini ed è per questo che stiamo pensando di stabilirci in pianta stabile qui. Non pensiamo di spostarci. Qui stiamo bene e anche le mie figlie si sentono a casa".

Arezzo e gli aretini, visti da un aretino adottato, come li descriveresti?

"Arezzo è una città del sud trapiantata nel Centro Italia. Gli aretini hanno una passione fuori dal comune per il calcio e la loro squadra. C'è un tifo che non c'è da altre parti e basta pensare al fatto che siamo una delle pochissime formazioni a portare ancora un buon numero di tifosi in trasferta. Soprattutto nei momenti di difficoltà viene fuori l'attaccamento e la passione. Basta pensare alla 'battaglia totale'. Semmai, mi viene da dire, questo attaccamento andrebbe esternato sempre e non solo quando arriva il momento di combattere, quando serve l'impresa".

Come stai a livello fisico, l'infortunio è superato?

"Questa sosta mi ha permesso di recuperare. Pochi giorni fa ho giocato con il resto della squadra la partitella in famiglia. E' chiaro che quando avremo l'ok, con tutte le precauzioni del caso, di tornare in campo, dovremo lavorare molto sulla parte aerobica. A casa gli esercizi ci permettono di fare mantenimento, ma non di lavorare su altri aspetti.

Dopo le cento presenze in amaranto il prossimo obiettivo a livello personale è la classifica dei migliori marcatori?

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"Intanto speriamo di poter riprendere al più presto. Un pensierino diciamo che l'ho fatto anche alla classifica marcatori. Non ti nascondo che mi piacerebbe entrare ancor di più nella storia dell'Arezzo".

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