Coronavirus, coprifuoco e il ritorno con l'aeronautica. Sorini: "La mia esperienza in Kuwait"

Il preparatore atletico aretino, in forza all'Al-Sahel, racconta l'esperienza in Kuwait tra l'emergenza Coronavirus e il viaggio ritorno in Italia su un volo dell'aeronautica

L'aereo che ha riportato Gianluca Sorini in Italia

Di km in aereo ne ha percorsi una infinità Gianluca Sorini, un autentico globetrotter del pallone. Questa volta però il volo di ritorno verso Arezzo, dettato dall'emergenza Coronavirus, non è stato come gli altri. "A quanti è capitato di viaggiare su un aereo dell'aeronautica militare?". Professione preparatore atletico, Gianluca dopo aver allenato l'Arezzo ha iniziato a girare il mondo con l'amico Stefano Cusin, ma anche insieme a Walter Zenga.

"Emirati Arabi, Palestina, con Zegna in Sudafrica - rircorda Sorini - quindi Cipro. Poi all'inizio di questa stagione Stefano ha preferito aspettare, non partire subito per motivi personali. A me è arrivata la chiamata dal Kuwait, ho informato Stefano, e quindi sono partito".

Il club è quello dell'Al-Sahel, nella massima divisione, la Kuwait Premier League, un campionato che è stato bloccato a metà marzo, a quattro turni dal termine. Tutta colpa del Coronavirus che ha colpito anche l'emirato.

"In Italia è sconvolgente. Ho seguito cosa stava accadendo sia su internet, sia attraverso le telefonate a casa: con la mia famiglia ci siamo raccomandanti a vicenda - racconta Gianluca - in Kuwait però la situazione era molto più tranquilla quando sono partito due giorni fa. Fino a quel momento erano circa 200 le persone risultate positive al Covid-19 e non erano stati registrati decessi. Secondo loro il virus sarebbe arrivato dall'Iran che, in quanto a contagi e mortalità, ha numeri ben più alti e impressionanti".

Il Kuwait per fronteggiare l'emergenza e ridurre al minimo i contagi ha adottato delle misure drastiche dal coprifuoco a multe fino a 30mila euro che possono prevedere anche il carcere.

"Banche, uffici e assicurazioni sono stati chiusi, così come altri negozi o comunque attività non indispensabili. Negli ultimi giorni avevano anche instaurato il coprifuoco: dalle 5 del pomeriggio alle 4 del mattino nessuno doveva uscire dalla propria abitazione. Chi non rispetta le norme deve pagare una multa di 10 mila dinari kuwaitiani. L'equivalente di 29 mila euro e chi non paga rischia fino  a tre anni di carcere. Vi assicuro che non scherzano".

Campionato chiuso, coprifuoco e la paura per il Coronavirus hanno fatto crescere il desiderio di tornare a casa, ma c'era il problema del viaggio visto che gli aeroporti sono stati chiusi.

"Ho trascorso alcuni giorni chiuso in casa. In quei momenti pensi alla famiglia, a casa. Avevo contattato l'ambasciata e mi era stato detto che ovviamente non c'erano voli ma stavano predisponendo il viaggio di ritorno per gli italiani che lavorano in Kuwait. Lo Stato ha lavorato per noi, va riconosciuto".

La chiamata arriva: partenza il 27 marzo, rapide operazioni di controllo, passeggeri dotati di mascherina e poi la salita su un aereo speciale.

"Era un mezzo dell'aeronautica militare del Kuwait che sarebbe andato in Inghilterra a prelevare alcuni cittadini dell'emirato per riportarli in patria. Un volo che grazie all'interesse dell'Italia ha fatto prima scalo a Roma aiutando me e altri connazionali a tornare a casa. E' stata un'esperienza davvero particolare. Viaggiare su un cargo, un aereo cabinato, senza oblò, grandissimo all'interno con tutti quei cavi e tubi in vista, non capita tutti i giorni. Quanti eravamo? Almeno 24 civili e 15 militari".

Dopo l'atterraggio a Fiumicino con gli ulteriori controlli a documenti e temperatura corporea per Gianluca inizia la seconda parte del viaggio, non senza qualche difficoltà.

"Alla stazione mi è stata chiesta l'autocertificazione per gli spostamenti che io avevo già compilato in aeroporto. Le forze dell'ordine mi hanno ritirato l'unica copia che mi era rimasta dicendo che serviva a loro ma io a quel punto ne sarei stato sprovvisto. Così ho fatto una foto al documento con il cellulare per evitare brutte sorprese. E meno male che ho due telefoni perchè uno si stava scaricando e non mi sarebbe stato certo di aiuto in casa di controlli".

Adesso Gianluca è arrivato a casa, a Patrignone, dove trascorrerà i consueti 15 giorni di quarantena.

"Ho preso contatto con le autorità e seguirò la procedura come è normale che sia".

Parlare di calcio è difficile anche se dalle sue parole emerge una differenza per il momento sostanziale tra il Kuwait e l'Europa.

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"In Kuwait come ho detto hanno deciso di sospendere tutto. Forse si ripartirà a settembre o forse no, quindi non assegneranno il titolo. Ma c'è anche la possibilità che vengano riunite serie A e serie B. In Europa? L'impressione a caldo è che da noi il calcio sia soprattutto una macchina da soldi, una vera e propria economia che ha rallentato forse l'interruzione. In Kuwait non girano cifre esorbitanti ma vi assicuro che ci sono ingaggi molto importanti. Il fatto è che lì c'è ancora l'idea che sia principalmente sport e quindi c'è ancora un'etica di base che ovviamente, in questo caso, ha messo al primo posto la salute e la sicurezza di giocatori, tecnici e tifosi".

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