'Smart working' anche per l'Arezzo. Il preparatore: "Programmi personalizzati per ruolo e caratteristiche"

Francesco Carchedi, preparatore atletico dell'Arezzo, spiega come è stato organizzato il lavoro durante l'emergenza Coronavirus

Di Donato e Carchedi in allenamento [foto S.S. Arezzo]

In piena emergenza Coronavirus, con il lavoro sul campo bloccato, l'attenzione oltre che sulla ripartenza dei campionati è concentrata anche sul lavoro che gli amaranto stanno svolgendo tra le mura di casa. Una tabella di marcia che è stata preparata dallo staff tecnico e in primis dal preparatore atletico Francesco Carchedi.

Arrivato lo scorso anno in amaranto dopo aver fatto tutta la trafila nell'Empoli, dagli Esordienti fino alla Primavera dove ha incontrato Alessandro Dal Canto, fino ad arrivare a collavorare con la prima squadra. Ma tra le esperienze di Carchedi c'è anche quella con la Figc e i corsi che si tengono a Coverciano. Il confronto con le varie componenti dello staff tecnico ha permesso di stilare il programma di lavoro per affrontare lo stop imposto dal Covid-19.

"Siamo andati ad analizzare uno ad uno le caratteristiche dei giocatori e in base anche al loro ruolo abbiamo predisposto il programma di lavoro - spiega Carchedi - abbiamo anche tenuto conto di dove avrebbero potuto allenarsi. Un giocatore che abita in periferia o aperta compagna, magari in una casa con uno spazio verde privato può anche correre. Chi invece abita in centro, in un appertamento, dovrà per forza di cose seguire un altro tipo di lavoro".

I problemi sono molteplici e pensare che in caso di ripresa basterà un richiamo di preparazione si sbaglia.

"I problemi sono due - prosegue Carchedi - è vero che la durata dello stop potrebbe essere simile a quella estiva, ma i calciatori anche se in vacanza possono uscire e andare a correre o comunque svolgere esercizi di mantenimento. Così invece sono bloccati. Poi c'è da capire quando si ripartirà. Un conto è potersi allenare una settimana e poi riprendere e un conto avere due settimane che potrebbero far pensare a un 'mini ritiro'. Sono tutti aspetti da valutare, ma prima di tutto non dimentichiamoci che c'è la salute".

Parlare di richiamo di preparazione è riduttivo in qualsiasi modo si voglia guardare l'emergenza Coronavirus.

"E' la prima volta che ci troviamo ad affrontare un'epidemia di queste dimensioni - aggiunge il preparatore atletico del Cavallino - Un giocatore infortunato o reduce da un infortunio può comunque seguire un programma che prevede l'impiego di strumenti e attrezzi. Oggi invece possiamo solo cercare di tamponare questo periodo. I nostri ragazzi hanno dimostrato grande responsabilità restando in casa, seguendo le direttive. In giro c'è ancora troppa gente. Rischiamo di far pagare a molti l'irresponsabilità di alcuni".

Dal luglio 2018 in amaranto, Carchedi ha avuto modo di seguire da vicino la crescita di vari elementi della rosa di Dal Canto prima e Di Donato oggi. Merito anche della strumentazione gps e del monitoraggio dei giocatori. Un 'Grande Fratello' che immagazzina i dati degli allenamenti e delle partite su corsa e non solo.

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"Se c'è qualche giocatore che mi ha colpito più degli altri? Direi due - risponde Carchedi - uno è Fabio Foglia perchè svolge una mole impressionante di lavoro non solo in partita ma anche in allenamento. L'altro è Nello Cutolo ma non dite che sta vivendo una seconda giovinezza. La grande professionalità ha aiutato Nello a mentere una 'macchina perfetta'. Ha sempre curato ogni dettaglio e questo gli permette di allenarsi con grande intensità".

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