Calcio all'arbitro, i perché della squalifica di tre anni e tre mesi

Proviamo a fare chiarezza dopo la sanzione comminata ieri pomeriggio ai danni di un calciatore del Castel San Niccolò. Una delucidazione dovuta al fatto che non sono mancati ovviamente i commenti da parte di calciatori, dirigenti e appassionati...

arbitro

Proviamo a fare chiarezza dopo la sanzione comminata ieri pomeriggio ai danni di un calciatore del Castel San Niccolò. Una delucidazione dovuta al fatto che non sono mancati ovviamente i commenti da parte di calciatori, dirigenti e appassionati alla luce dei tre anni e tre mesi assegnati al giocatore reo di aver assestato un calcio all'arbitro al momento dell'espulsione.

Le norme in materia di Giustizia Sportiva nei campionati dilettanti non è vero che non prevedono la radiazione. Le pene per squalifiche dovute a episodi di violenza in campo possono arrivare fino a 5 anni con proposta di radiazione che però deve essere confermata o meno dall'organo superiore, vale a dire la Lega Nazionale Dilettanti.

Non spetta al Giudice di primo grado stabilire questo tipo di pena. Il Giudice Sportivo si limita a giudicare in base alla casistica e nello specifico al referto stilato dall'arbitro. Nel caso specifico la Delegazione Provinciale della FIGC aveva comunicato la scorsa settimana che avrebbe ritardato la sentenza per permettere al Giudice Sportivo di poter esaminare un supplemento di rapporto. Da questo è poi emerso un quadro più dettagliato che ha portato ai tre anni e tre mesi di squalifica.

Non era ammessa alcuna prova video. Nonostante il video del fattaccio, ripreso da ArezzoTV, abbia fatto il giro del mondo, il Giudice Sportivo non ne ha tenuto conto. Nel panorama dilettantistico infatti non esiste la prova televisiva.

Perchè tre anni e tre mesi e non cinque anni? Perché molto dipende anche dalla violenza del gesto. Un pugno per esempio è ritenuto molto più grave di un calcio. C'è poi da dire che anche la recidività ha un suo peso. Vedi ad esempio l'episodio della scorsa stagione quando un portiere nel campionato di Terza Categoria malmenò l'arbitro. Al giocatore in questione toccarono cinque anni di squalifica dovuti anche al fatto che il portiere era appena rientrato in campo dopo una squalifica di due mesi.

Questi in estrema sintesi sono i presupposti dai quali si è partiti per arrivare alla squalifica. E' sembrato doveroso provare a ricostruire come il Giudice Sportivo può essere arrivato a tale decisione alla luce della mail e delle richieste di spiegazione che sono arrivate in redazione. Non si tratta certo di una caccia alle streghe, convinti che sia la società che il giocatore si siano resi conto della gravità del gesto, ma di una delucidazione in base ai commenti dei lettori

Resta ferma la condanna del gesto di violenza ai danni di un arbitro che stava solamente svolgendo il suo "lavoro" e che non a caso ha portato anche la FIGC Toscana a prendere posizione in merito.

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