Bellucci, dalla tripletta segnata al Comunale col Bologna alla panchina amaranto: "Motivazione e voglia di fare. Si parte così"

Fino ad una settimana fa le uniche cose che lo legavano all'Arezzo erano una splendida tripletta marcata quando giocava nel Bologna - nel marzo del 2006 -, un infortunio subito sul tappeto verde del comunale la stagione successiva e l'amicizia con...

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Fino ad una settimana fa le uniche cose che lo legavano all'Arezzo erano una splendida tripletta marcata quando giocava nel Bologna - nel marzo del 2006 -, un infortunio subito sul tappeto verde del comunale la stagione successiva e l'amicizia con alcuni giocatori che hanno indossato la maglia amaranto. Da sette giorni a questa parte invece, a legarlo al Cavallino ci sono un contratto e una panchina da onorare. Si è presentato così, con un bagaglio di ricordi e di voglia di fare, Claudio Bellucci, neo allenatore dell'Arezzo.

Sorridente e orgoglioso per questo nuovo incarico, il nuovo mister ha intonato il suo refrain: motivazione, motivazione e motivazione. "E' quello che garantisco - ha detto - ma è anche quello che voglio da giocatori e collaboratori".

L'impatto con la realtà aretina appare positivo: "Mi sento già a casa - ha spiegato - e qui so di poter realizzare un sogno: da quando ho iniziato ad allenare ho sempre puntato ad una prima squadra. L'esperienza con le giovanili è stata importantissima, ma adesso ad Arezzo si concretizzano le mie speranze. Per questo quando mi è stato proposto di venire ad allenare questa squadra non ho esitato un minuto: l'Arezzo ha una storia, è la squadra della città, non ce ne sono altre".

La società cercava un esordiente e Bellucci lo è. Ma alle spalle ha esperienze comunque importanti: nel 2012 la prima panchina con i baby della Lodigiani, poi il ritorno alla Samp. Giovanissimi e poi Primavera con Enrico Chiesa. Quindi il salto come collaboratore di Walter Zenga, in prima squadra. Nelle ultime due stagioni ha guidato gli Allievi U17, ha chiuso la stagione 2016/2017 al decimo posto del proprio girone.

"Sono sempre stato un attaccante, ma proprio con Zenga - spiega - ho capito quanto mi piaccia lavorare sulla fase difensiva e quanto sia importante la fase di non possesso della palla: perché se non recuperi non puoi essere offensivo".

Di moduli ancora Bellucci non parla: "Ho un mio modo di vedere il gioco, ovviamente. Ma se dicessi adesso quale modulo adotterò direi una bugia: devo prima conoscere la squadra che avrò di fronte". Perché il mercato freme e la società deve ancora fare delle scelte.

"Ci sono giocatori importanti - dice consapevole il neo mister - e ci saranno anche degli under. Ecco, gli over dovranno fare da traino, proprio come hanno fatto fino ad oggi. Moscardelli? E' un giocatore simbolo, è il capitano ed è un ragazzo intelligente, abbiamo anche giocato contro. Credo che non ci saranno difficoltà". E si sofferma sul rapporto tra mister e giocatori. "Calcisticamente parlando ho due papà: Mazzone e Ulivieri. Da loro ho imparato il coraggio di dire le cose, di parlare apertamente e con lealtà. Ed è quello che farò. Affronto sempre di petto le situazioni".

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