Ferragamo guarda oltre il coronavirus: "Riapriamo Il Borro dal 1° luglio e riportiamo turisti in provincia di Arezzo"

L'amministratore delegato della residenza di lusso immersa nelle colline del Valdarno: "Il lockdown è stato una doccia fredda. Ma penso ci siano grandi opportunità per la vacanze in campagna"

Salvatore Ferragamo, foto di Francesca Pagliai

"Il lockdown è stato una doccia fredda per noi. Eravamo pronti a ripartire il 6 marzo, un po' prima di Pasqua. E invece". L'emergenza sanitaria ha stravolto i piani del Borro, come quelli di tutte le realtà ricettive della provincia di Arezzo.

La struttura fa parte del circuito Relais & Châteaux: si tratta di un resort di lusso immerso nelle colline del Valdarno aretino, di proprietà della famiglia Ferragamo dal 1993 che, dopo un periodo di scrupolosa ristrutturazione del borgo medievale, ha creato una residenza diffusa, meta di numerosi turisti (molti stranieri) attratti dalla meravigliosa campagna toscana.

Ma il 2020 si è aperto nel peggiore dei modi per il settore dell'ospitalità - uno dei più bersagliati dal Covid - e, con le parziali riaperture delle scorse settimane, anche Il Borro prova a immaginare il proprio futuro. Ne ha parlato nella puntata di ieri di Prisma Fase 2, la trasmissione in diretta facebook di ArezzoNotizie, Salvatore Ferragamo, amministratore delegato del resort. Che ipotizza anche una data per la riapertura: "Stiamo lavorando per il 1° luglio. Però bisogna valutare l'andamento dei contagi: se continuerà il trend positivo, bene. Altrimenti bisognerà ripensare alla nostra ripartenza".

Tra gli argomenti di discussione, anche la fake news sulla riapertura delle frontiere italiane nel marzo 2021. "Abbiamo dovuto dare spiegazioni - ha detto Ferragamo - a chi ci chiedeva rassicurazioni, spiegando che si trattava di una bufala". Poi una riflessione sulle aree interne toscane, che potrebbero essere particolarmente gettonate nei prossimi mesi, rispetto ad altre destinazioni di vacanza come il mare. "Abbiamo un vantaggio: la nostra struttura è diffusa, più difficile da un punto di vista gestionale, ma il distanziamento sociale è favorito rispetto a un albergo con una serie di camere. Ad esempio, siamo già pronti a ricevere i primi ospiti nelle ville, dove c'è maggior spazio a disposizione, piuttosto che nelle abitazioni del borghetto medievale".

Sul futuro del turismo nelle campagne toscane, Ferragamo ripone fiducia. Soprattutto per la stagione 2021. "Adesso cerchiamo di comunicare il nostro paesaggio e il nostro territorio. Anche perché il Valdarno aretino è una zona ancora non troppo scoperta dal grande turismo internazionale. Il 2021 sarà cruciale per recuperare il danno economico del 2020. In ogni caso, cerco di essere positivo. E' il momento di reinventarci. Nella sfortuna, c'è un'opportunità. Ad esempio, io viaggio 150 giorni l'anno, per comunicare il nostro vino soprattutto. Ecco, ho scoperto che parte del mio lavoro posso farla anche da casa, grazie alle piattaforme video, grazie ai social. Credo che possiamo comunicare la Toscana in modo efficace con costi contenuti rispetto al passato".

Al Borro c'è una cantina, ci sono vigneti, uliveti, frutteti, un orto. Si producono vino, olio, frutta e verdura. Il lockdowun non ha inficiato l'aspetto agricolo. "Non abbiamo avuto problemi nel portare avanti la cura della campagna e i raccolti saranno buoni. Ci siamo attrezzati per le consegne a domicilio. L'emergenza sanitaria ci ha fatto capire quale fosse la strada migliore da intraprendere sul fronte del commercio".

Più complicato, invece, capire come riorganizzare i ristoranti: al Borro ce ne sono due. "Abbiamo ridotto i coperti da 32 a 14. E poi le sanificazioni: grazie all'ozono riusciamo a igienizzare meglio e rapidamente rispetto ai prodotti tradizionali per la pulizia. Anche la ristorazione dovrà reinventarsi, ma non ci fermeremo. Abbiamo aperto il bistro del Borro a Firenze, a Dubai e adesso lo apriremo anche a Londra".

E alla domanda se anche il turismo affronterà cambiamenti radicali, risponde così: "L'esperienza deve essere fatta in loco, non può essere virtuale. Credo che la differenza tra le mete di destinazione potrà essere fatta sulla sicurezza. Mi auguro che ci siano in futuro enti che certifichino le sanificazioni". 

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