Ripresa post Covid: "Bene i servizi alla persona, male il manifatturiero. Adesso è emergenza educativa e professionale"

Intervista ad Alessandra Romano, ricercatrice universitaria che si occupa di gender gap, carriere femminili, categorie protette e inserimento lavorativo dei disabili. Temi che tratta in aula e con le categorie economiche aretine

 

Come si stanno riorganizzando le imprese nella riapertura? Che cosa succederà nei prossimi mesi? Quali nazioni straniere possono dare indicazioni utili sul mondo del lavoro, sulla scuola, rispetto alle curve di contagio? Quali categorie fragili adesso sono più a rischio e come si possono salvaguardare?

L'università si interroga per se stessa e per gli altri. Lo sta facendo in questi mesi, ad esempio, al Campus del Pionta dove ha sede il Dipartimento di scienze della formazione, delle scienze umane e della comunicazione interculturale di Arezzo dell'Università di Siena. Qui lavora da anni Alessandra Romano che è ricercatrice senior in 'Diversity management' cioè quelle attività didattiche che affrontato l'ampio tema della gestione delle diversità, in ambito lavorativo, ma non solo.

Questo periodo di emergenza sanitaria lo ha vissuto riorganizzandosi con le video lezioni a distanza che hanno riguardato la formazione, la gestione del personale, le carriere femminili, il rapporto tra disabilità e mondo del lavoro e le cosiddette categorie protette. Il suo ruolo di ricercatrice, che ha impresso nel dna, la porta ad analizzare gli scenari per essere di supporto all'economia del territorio.

Quali prospettive ci sono per le carriere femminili, per le categorie di lavoratori più in difficoltà, secondo la vostra attuale analisi? "E' evidente che c'è qualcosa che si sta lasciando indietro. Nel tentativo di far fronte prima all'urgenza sanitaria, poi a quella economica, siamo arrivati adesso alle emergenze educativa (legata alla scuola) e professionale di quei lavoratori che sono tradizionalmente considerati categorie deboli come le donne e ignorarlo sarebbe il più grosso errore. Diverse indagini stanno cercando di capire lo stile di adattamento a questo periodo di emergenza. Ne emerge il carico alle donne per la cura dei figli, i compiti, il lavoro domestico, tutto frutto di questo modello paternalistico. Noi stiamo spingendo per lo sviluppo delle carriere femminili, ma queste forme di segregazione lavorativa esistono ancora e adesso si tradurranno in insicurezza professionale, con condizioni sempre più precarie, con donne o famiglie che faranno scelte legate alle situazioni più che alla volontà. Come la decisione di optare per il part time per gestire meglio i lavori di casa, anche quando ci sono uomini che vogliono collaborare nella gestione domestica. Di fatto pochi di loro hanno chiesto il congedo parentale."

Cosa ha significato questo periodo? "Per gli uomini che sono stati a casa ha voluto dire fare cose  che fino a quel momento non avevano potuto fare, per le donne invece ha voluto dire fare le insegnanti, curare la casa e mantenere performance eccelse a livello lavorativo, con la paura di una maggiore precarizzazione al rientro, di perdita di lavoro, di mancanza di rinnovi contrattuali, in fase 2 o in fase 3. Sono queste le categorie a rischio di marginalizzazione professionale, così come quella delle persone con disabilità o che comunque fanno parte delle categorie protette."

Il Dipartimento collabora strettamente con le parti sociali della città, la Camera di commercio, le associazioni di categoria, il Comune di Arezzo per i servizi all'infanzia, le cooperative sociali. Quali scenari si possono ipotizzare per il tessuto produttivo? Per le pmi del nostro territorio, per le grandi aziende? "I servizi alla persona hanno degli scenari più positivi con la possibilità di poter recuperare almeno parte del fatturato perso nei prossimi 6/8 mesi. I servizi educativi sono soggetti a maggior rischio perché le indicazioni su come potranno essere organizzati devono ancora arrivare. Dalle imprese riceviamo dati piuttosto diversi, chi sta subendo meno sono quelle che si sono riorganizzate subito che hanno avuto una grossa capacità adattiva, che hanno prodotto una reazione al cambiamento istantaneo con l'online, l'ecommerce, la distribuzione capillare nel territorio come abbiamo avuto con la riscoperta delle botteghine di paese. Positive anche le performance di imprese che sono state funzionali all'emergenza. Quelle, invece, del settore auotomobilistico, turistico e manufatturiero risentiranno molto di più e stanno contando una perdita di circa l'80% di fatturato rispetto al trimestre precedente o allo stesso periodo del 2019, uno scenario nero che porta con sé fragilità, rischio di forti riduzioni e chiusure. Una data spartiacque della crisi sarà il 17 agosto giorno in cui si fermerà il sostegno della cassa integrazione, non tutti supereranno indenni la crisi."

Come si inserisce il lavoro dell'università in questo contesto? "Noi sviluppiamo un'offerta formativa sempre più orientata all'imprenditorialità e allo sviluppo professionale, per favorire l'avvio di impresa all'interno di un territorio che è stato florido nei decenni scorsi, e che in questo momento ha bisogno di rilanciare progetti di sviluppo economico. Particolare attenzione va ai laboratori di imprenditorialità di genere per generare incubatori di imprese al femminile. Abbiamo il dottorato industriale che ha borse finanziate direttamente dall'impresa e aperte ai lavoratori che già lavorano in azienda. Questa è una delle strade su cui investire per avere figure che lavorano, ma hanno una formazione di terzo livello sulla consulenza e che possono aiutare le aziende a rinnovarsi."

Quali paesi esteri si possono osservare e cosa ci dicono? "Prima di tutto guardiamo alla Cina, in anticipo rispetto a noi nella diffusione e nell'uscita dal contagio. Ha una densità di popolazione altissima e quindi è utile per i suoi modelli di riapertura fatti di fortissimo tracciamento e di testing. Per il modello organizzativo guardiamo alla Germania."

Anche per la scuola? "Osserviamo la Francia e la Germania che hanno riaperto le aule, e questo è il tema più caldo adesso nel nostro paese perché c'è un'emergenza scolastica e di gestione familiare connesso fortemente con le professioni e il mondo del lavoro. Ci dimostrano che è possibile riaprire le scuole dei ragazzi che sono più in grado di comprendere, rispettare il distanziamento fisico, mentre un grande rimorso c'è nell'infanzia soprattutto nella fascia 0-3 perché sono servizi caratterizzati da grande densità di contatto umano. Noi stiamo portando avanti collaborazioni con l'Ufficio scolastico provinciale e il Comune di Arezzo per il supporto alla riorganizzazione e all'innovazione nelle scuole dell'infanzia e nei servizi educativi."

E della proposta di tornare a scuola l'ultimo giorno per i ragazzi che sono a conclusione del ciclo di studi, cosa ne pensa? "La proposta è nata dal collettivo di genitori ed è stata raccolta del viceministro per l'istruzione Anna Ascani che l'ha sottoposta al comitato tecnico scientifico e che prevede il ritorno a scuola in presenza proprio il 10 giugno per i ragazzi delle quinte della scuola primaria, delle terze medie e le quinte superiori. E' una sorta di campagna social, intesa non come un ritorno alla normalità, ma un simbolo di continuità per studenti e famiglie. Se mai fosse approvata significherebbe sanificare le scuole prima e  dopo, però sarebbe un momento utile e importante. Se possono incontrarsi per l'aperitivo perché non per l'ultimo giorno di scuola, è un segnale di passaggio, di saluto e accompagnamento. Come dipartimento non possiamo che essere a favore."

E l'università come si è riorganizzata? "Tutti siamo andati in modalità smart working, è stato in sostanza il pronto soccorso rispetto all'emergenza epidemiologica." E i prossimi mesi? "L'impegno dell'ateneo sarà una ripresa delle lezioni in presenza, nel rispetto delle indicazioni che avremo. Continueranno anche le lezioni online". Ci sono, in questo, punti di forza, aspetti positivi? "Penso agli studenti lavoratori che hanno la possibilità di personalizzare il piano di apprendimento in base alle esigenza lavoative, potendo partecipare ai corsi stabilendone tempi e modi, dall'altra parte la possiblità di raggiungere gli studenti fuori sede che potranno seguire continuando a restare a casa nelle loro regioni di residenza." Progetti per la fase 2 e 3? "Noi stiamo sperimentando il modello misto con classi virtualmente espanse, per esempio, eroghiamo i corsi di laurea del nostro dipartimento anche su altre sedi dell'Università di Siena, oppure i corsi di laurea degli altri dipartimenti, come infermieristica, economia e giurisprudenza sono erogati anche in modalità teledidattica presso il nostro dipartimento e con un'organizzazione per gruppi in presenza. Ripenseremo anche le mobilità degli studenti affinché abbiano profili internazionali, non solo borse di studio a sostegno delle mobilità all'estero - appena riapriranno i confini - ma anche modalità di virtual international exchanges almeno fino a dicembre 2020."

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