Il futuro di Aboca: contadini-robot e 100 assunzioni. Mercati a ruota libera: "Carne a prezzi bassi? Veleno e dolore"

Intervista al fondatore dell'azienda biturgense che contesta l'uso dei fertilizzanti in Valdichiana: "L'urea viene utilizzata anche quando non è consentito. Non è biodegradabile e posso dimostrarlo". E sul cibo: "Spendiamo poco per mangiare, ma di più per curarci"

Valentino Mercati, fondatore di Aboca

"Stiamo facendo rapine contro noi stessi e non ci accorgiamo della gravità della situazione". Valentino Mercati si scalda quando si affronta il tema della sostenibilità ambientale. Cavaliere del lavoro, è il fondatore di Aboca, colosso di integratori e prodotti naturali nato nel 1978. Base a Sansepolcro, l'azienda sta conquistando fette di mercato mondiale sempre più larghe. Nelle prime settimane di emergenza Covid la richiesta di alcuni suoi preparati è esplosa in tutta Europa. L'attività del gruppo, 1.500 dipendenti di cui 2/3 in Valtiberina, non si è mai arrestata, anche se è stata largamente adottata la modalità "smart" per il lavoro da remoto. Il fatturato 2019 di Aboca si è chiuso a 228 milioni di euro. Mercati è stato ospite ieri della dodicesima puntata della trasmissione di approfondimento sugli scenari post Covid di Arezzonotizie "Prisma Fase 2" e ha parlato a ruota libera delle prospettive di Aboca, degli investimenti in provincia di Arezzo, senza mancare di lanciare strali contro chi inquina e moniti sulla rotta umana da invertire: "Altrimenti ci estingueremo a breve".

"L'uomo non è un Padreterno in Terra"

Aboca, che segue tutta la filiera, dalla raccolta nei campi delle piante officinali, fino alla distribuizione dei prodotti finali, non si è fermata nel periodo di emergenza Covid. "Anzi - spiega Mercati -. Le richieste più importanti in tutta Europa riguardavano i nostri prodotti specifici per il sistema respiratorio e il sistema immunitario. Fino a qualche settimana fa faticavamo a star dietro agli ordini. Ora c'è un momento di flessione. Stiamo cercando di capire come arrivare diversamente al consumatore finale. In generale è un periodo di cambiamenti, sto notando ad esempio uno sbandamento dell'offerta terapeutica. L'uomo, prima del coronavirus, si sentiva un Padreterno in Terra. La pandemia lo ha ridimensionato. L'uomo fa parte della Natura non è Dominus della Natura, come tende a credere. Ecco, questo pensiero mi sembra maggiormente condiviso".

"Ho paura che prevalga il qui e ora"

Mercati si sofferma poi a parlare del post-lockdown. "Ci sono due indirizzi opposti. Il futuro non può essere che nella comprensione dei fenomeni naturali: gli atti che noi facciamo non possono essere contro i viventi. Ho paura però che prevalga l'altro indirizzo, quello del "qui e ora". E con tutti i soldi che arriveranno (il riferimento è al Recovery Fund), indebitandoci, penseremo soltanto all'immediato. Noi ci stiamo estinguendo: se non cambiamo, la rotta è già indicata. Finora - aggiunge Mercati - l'industria, specialmente quella della filiera agroalimentare, non ha cambiato tipo di produzione. Ha fatto cartoline, imbellettandosi. E ad esempio gli animali continuano ad essere vessati - dice riferendesoi agli allevamenti intensivi -. Invece di cambiare i processi industriali, si cambia la comunicazione. C'è un oscurantismo pazzesco, bisognerebbe fare un'operazione verità su questo. Noi abbiamo paura di dar fastidio al sistema. La rapina immediata che la specie umana fa contro di sé è difficile da fermare. Il nemico principale dell'uomo è la stupidità". 

"Si mangia veleno e dolore"

E ancora: "Si mangia veleno. Faccio un'accusa precisa. Ci dicono di 'mangiare italiano', ma prima di comprare carni italiane vorrei vedere come si allevano gli animali in Italia e capire che tipo di carne e di derivati sto mettendo nel mio organismo. Oggi si mangia sofferenza, si mangia dolore. E questo, oltre ad essere sbagliato eticamente, provoca malattie". Il motivo? "Oggi - continua il fondatore di Aboca - pretendiamo di avere cibi a prezzi ridicoli. Ma così spendiamo più soldi per andarci a curare dopo. Noi a Cesa abbiamo le chianine e gli angus, ma li alleviamo allo stato brado".

I contadini-robot

Mercati racconta anche del nuovo lavoro nei campi per le erbe officinali dell'azienda. "Non abbiamo avuto problemi durante il lockdown perché non abbiamo manodopera stagionale: non coltiviamo una sola pianta, non ci sono monocolture da noi. Ma lavoriamo tutto l'anno. E per questo non abbiamo lavoratori stagionali. Oltretutto la nostra manodopera ha una grande specializzazione, perché facciamo molta formazione per prepararla al tipo di lavoro che vogliamo. Intanto stiamo cercando di portare sempre più automazione in agricoltura. A luglio e ad agosto porteremo i primi robot sui campi. Lavoreranno da soli".

La sfida biodegradabile

"Noi siamo azienda benefit a livello internazionale - continua Mercati - quindi il nostro primo obiettivo è il bene comune. Più ce n'è, più è condiviso, più si guadagna. Oggi la frontiera è la biodegradabilità. Se si usa l'urea per far venire il pomodoro bello, si inquina, perché non è una sostanza biodegradabile. Tutte le sostanze chimiche non sono biodegrabili e l'acqua inquinata non è riutilizzabile. Noi lo possiamo dimostrare con le analisi dei nostri laboratori. Noi stiamo avvelenando la Terra con la nostra attività. Una sostanza chimica può essere biodegrabile al 70%, 80%. Ma il resto? Rimane nel terreno. Per mille, duemila anni. Noi stiamo continuando a comprare terreni in Valdichiana. La Valtiberina è piccola. Ma vorrei dire che in Valdichiana c'è un'illegalità diffusa. In certe zone è vietato usare l'urea per certi periodi, ma si chiudono gli occhi. Io dico: non si può andare contro la legge per avvelenare i pozzi. E attenzione: ci sarà sempre meno acqua potabile in Valdichiana".

"Meglio essere che avere"

Mercati parla infine degli investimenti sulle farmacie ("Non siamo alternativi all'industria chimica, ma siamo complementari: del farmaco c'è bisogno quando la vita è a rischio"), della ripartenza del museo delle erbe officinali e delle assunzioni. In questo momento sul sito dell'azienda ci sono circa 40 posizioni aperte, ma l'azienda necessita di 100 persone in più all'anno. Infine un auspicio: "Non dobbiamo pensare di appropriarci del bene comune. Non togliamoci il futuro, concentriamoci sull'essere, piuttosto che sull'avere".

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