26 giugno 1288 | La disfatta senese alle Giostre del Toppo

Dopo tre settimane di assedio da parte dei guelfi toscani Arezzo reagì all'offensiva cogliendo di sorpresa l'esercito senese. La storia della battaglia rese celebre anche da Dante Alighieri

Il cippo inaugurato nel 1977

Correva l'anno 1288. Arezzo era una delle città più importanti della Toscana nello scacchiere filoimperiale grazie anche al vescovo Guglielmino degli Ubertini. La parte ghibellina solo pochi mesi prima si era impossessata della città e aveva estromesso la fazione guelfa.
Una situazione politica che non piacque al resto della Toscana, a cominciare dalla Firenze filopapale che riunì attorno al suo emblema le truppe organizzate da Lucca, Pistoia, Prato, Volterra, San Gimignano e Siena, da cui si misero in marcia 3mila fanti e 400 cavalieri.

L'assedio alle mura di Arezzo

Il 1° giugno arrivarono in terra aretina qualcosa come 20mila soldati che lungo il loro percorso fecero razzia nei territori attraversati, come accadde in Valdambra e Valdarno, facendosi beffe degli aretini.
A Olmo tagliarono l'albero secolare che dava nome al luogo, ma altri atti denigratori nei confronti del popolo assediato vennero portati avanti. Il 25 giugno, dopo tre settimane di assedio infruttuoso, i fiorentini e i loro alleati desistirono dall'intento di conquistare Arezzo che aveva resistito grazie ad una difesa ben organizzata. E qui venne commesso un grave errore di valutazione da parte delle truppe guelfe.

I fiorentini, insieme agli alleati arrivati dal nord della Toscana, decisero di tornare a casa passando da Montevarchi.
I senesi, anzichè dirigersi verso il Chianti, presero la strada che da Arezzo porta a Pieve al Toppo, l'unico luogo dove un esercito poteva evitare la palude della Valdichiana. Una via più breve, che nelle loro intenzioni avrebbe permesso di passare da Lucignano e saccheggiare il paese.

La vendetta aretina

Dopo aver resistito tre settimane gli aretini decisero di organizzare la controffensiva soprattutto dopo i tanti atti denigratori nei loro confronti. Guidati da Buonconte da Montefeltro e Guglielmo dei Pazzi nella notte tra il 25 e il 26 giugno 1288 2mila fanti e 300 cavalieri uscirono dalle mura aretine. Metà di questi si mise all'inseguimento delle truppe senesi, l'altrà metà passando da Battifolle tagliò poi per Viciomaggio e Mugliano sbarrando la strada alle truppe guidate da Ranuccio Farnese.
I senesi furono colti di sorpresa. Non aspettandosi un agguato di questa portata marciavano in formazione corretta: fanti al centro, cavalieri ai lati senza lancia e con lo scudo fissato alle selle, i balestrieri con le armi sul dorso dei muli. Non ci fu nessuna possibilità di difesa sotto la pioggia di quadrelli e verrettoni delle truppe aretine.

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