Botoli, alchimisti, politici e cavalieri. Arezzo e gli aretini nella Divina Commedia

Inferno e Purgatorio sono pieni di riferimenti alla città di Arezzo e ai suoi abitanti. Gli aretini della Divina Commedia

Da oltre 700 anni gli aretini sono identificati come 'botoli ringhiosi', ma anche come abili cavalieri. Merito di un'opera immortale come la 'Divina Commedia' che Dante Alighieri iniziò a stendere proprio nell'Aretino. Il poeta in esilio era ospite in quel periodo dei conti Guidi di Battifolle nel castello di Poppi. La 'Comedia' non è solo un viaggio nell'oltretomba pieno di allegorie, ma è il racconto dell'Italia dei comuni, dei guelfi e dei ghibellini, ma soprattutto la Toscana e le sue vicende (non solo) politiche. Non potevano mancare Arezzo e gli aretini definiti con la celebre terzina:

Botoli trova poi, venendo giuso, 
ringhiosi più che non chiede lor possa, 
e da lor disdegnosa torce il muso
[Purgatorio, canto XIV]

E sempre riferita agli aretini è la terzina che rimanda all'attuale Giostra del Saracino. Dante aveva preso parte alla battaglia di Campaldino e qui ebbe modo di vedere le abilità dei cavalieri con le insegne del cavallino inalberato.

corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra
[Inferno, canto XXII]

Ma nella 'Divina Commedia' i riferimenti ad Arezzo sono molti di più. Ecco un elenco di personaggi aretini, o legati ad Arezzo, che Dante inserisce tra i peccatori e che sono costretti a scontare le loro pene nell'Inferno e nel Purgatorio.

Inferno

Aghinolfo di Romena - Era il figlio del conte Guido Pace di Romena e insieme al fratello Alessandro provò a stringere un'alleanza con Siena ai danni del vescovo Guglielmino degli Ubertini. Dante lo inserisce nel XXX canto dell'Inferno per aver causato la morte di Mastro Adamo, spinto a falsificare il peso aureo del fiorino, prima di essere arrestato e arso vivo.

Alessandro Guidi di Romena - Fratello di Aghinolfo, intraprese la carriera religiosa per poi passare a quella militare e politica. Come il fratello viene ritenuto da Dante colpevole della morte di Mastro Adamo.

Alberto Camicione de' Pazzi - Del ramo dei Pazzi del Valdarno uccise a tradimento Ubertino de' Pazzi, suo congiunto, per ottenere alcune fortezze che avevano in comune. E' inserito tra i traditori.

Carlo de' Pazzi - Esponente dei Pazzi del Valdarno e dei guelfi bianchi, dopo la caccia del suo partito si rifugiò a Pian di Scò. Cedette però il castello ai neri, ed è per questo che Dante lo inserisce tra i traditori.

Griffolino d'Arezzo - Presentato come alchimista viene inserito tra i fraudolenti e in particolare tra i falsari di metalli. Venne giustiziato come eretico probabilmente a Siena.

Guido Guerra V - Discendente dei conti Guidi, fu Condottiero e politico che combatté al servizio di Firenze contro gli aretini. Morì nel castello di Montevarchi nel 1272.

Jacopo Rusticucci - Fiorentino di origine, fu capitano del popolo ad Arezzo nel 1256. Viene inserito nel girone dei sodomiti e in particolare dei 'violenti contro natura'.

Lano da Siena - Personaggio in vista della città di Siena ma soprattutto noto scialacquatore. Proprio per questo motivo si sarebbe arruolato muovendo guerra ad Arezzo. Morì nella battaglia di Pieve al Toppo come recita la terzina "Quel dinanzi: 'Or accorri, accorri, morte!' / E laltro, cui pareva tardar troppo, / gridava: 'Lano, sì non furo accorte / le gambe tue a le giostre dal Toppo!". [Inferno, Canto XIII]

Mastro Adamo - Visse in Casentino e fu arso vivo per aver falsificato il fiorino su invito di Aghinolfo e Alessandro dei Guidi di Romena. Per alcuni il nome della località Omomorto in Casentino sarebbe legato proprio alla condanna di Mastro Adamo. Dante lo collaca tra i falsari.

Rinieri de' Pazzi - Visse di brigantaggio mettendo a segno furti e rapine tra Arezzo e Firenze. Ricevette anche la scomunica da parte del pontefice. E' inserito tra i predoni.

Tegghiaio Aldobrandi - Fu podestà di Arezzo. Dante lo inserisce tra i sodomiti, i 'violenti contro natura', nella schiera degli uomini d'arme e politici.

Purgatorio

Benincasa da Laterina - Fu magistrato e giudice a Siena. Benincasa fu ucciso e decapitato a Roma dove esercitava la funzione di giudice dal brigante Ghino di Tacco. E' inserito tra le anime dell'Antipurgatorio, tra coloro che trascurarono i propri doveri spirituali.

Bonconte da Montefeltro - Figlio di Guido, era originario di Arezzo e fu al servizio del vescovo e signore della città Gugliemino degli Ubertini. Partecipò anche alle 'Giostre del Toppo' e l'anno successivo alla battaglia di Campaldino dove trovò la morte. Dante viene collocato nell'Antipurgatorio, tra le anime di coloro che sono morti violentemente. Bonconte morì infatti a Campaldino, nella battaglia a cui prese parte anche Dante che gli attribuisce in punto di morte il pentimento. Colpito alla gola raggiunse le rive dell'Archiano e qui rivolse una preghiera alla Madonna formando una croce con le proprie braccia. Questò bastò per ottenere la remissione dei peccati, ma il diavolo rabbioso per aver perso un'anima scatenò un temporale che ingrossò l'Archiano portando via il corpo. Letteratura e storia si intrecciano visto che è appurato come quel sabato di giugno del 1289 fu effettivamente un temporale a interrompere la battaglia di Campaldino.

Corso Donati - Partecipò con i guelfi fiorentini alla battaglia di Campaldino decidendo le sorti della battaglia. Al comando delle riserve pistoiesi guidò senza aver ricevuto alcun ordine la carica contro il fianco destro dello schieramento aretino. Una mossa che propiziò la vittoria fiorentina. Suo fratello Forese, incontrato da Dante in Purgatorio, ne profetizza la discesa nell'Inferno dopo la morte.

Guccio dei Tarlati di Pietramala - Nobile aretino collocato da Dante nell'Antipurgatorio tra coloro che trascurarono i propri doveri spirituali. Secondi alcuni morì annegando nell'Arno inseguendo la fazione nemica dei Bostoli, altri lo citano tra i caduti di Campaldino.

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Paradiso

Romualdo degli Onesti - Originario di Ravenna, visse tra il 950 e il 1027. Intorno all'anno mille, esplorando le zone più selvagge della dorsale appenninica centrale tra Umbria e Marche, il monaco dette vita ad un movimento che voleva riformare l'istituto monastico. Fu il fondatore dell'eremo di Camaldoli. E' inserito tra gli spiriti contemplanti.

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