Votare contro l’élite dei politici? Mah…

In questi giorni di sguaiata e spesso ridicola campagna elettorale, si acuisce la rabbia della maggior parte dei cittadini, almeno di quelli che ancora hanno la forza di seguire la politica perché la ritengono importante. Questo fatto (certo) stimola riflessioni anche non banali, tra le quali una delle meno scontate è quella che forse un […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   10 gennaio 2018 0:23  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




In questi giorni di sguaiata e spesso ridicola campagna elettorale, si acuisce la rabbia della maggior parte dei cittadini, almeno di quelli che ancora hanno la forza di seguire la politica perché la ritengono importante. Questo fatto (certo) stimola riflessioni anche non banali, tra le quali una delle meno scontate è quella che forse un élite contro la quale scagliarsi in Parlamento non esiste più da anni.

Prendiamo l’esempio di Arezzo, dove il maggior partito di governo (almeno fino alle prossime elezioni) ha inviato in Parlamento Donella Mattesini e Marco Donati; entrambi soggetti molto impegnati nei lavori parlamentari e nelle questioni che stanno loro a cuore.

Non si tratta certo di rappresentanti di una élite, qualsiasi essa sia. Sono persone comuni che si impegnano in politica. Persone come me e tanti altri, forse la maggioranza. Non è più il tempo di La Pira o Spadolini, Andreotti o Craxi, Almirante o Berlinguer; e nemmeno del potere più o meno occulto della Loggia P2, che arrivava a gestire il Corriere della Sera.

Oggi è tutto molto più terra a terra e quelle che un tempo potevamo considerare delle élite, in realtà non esistono più. Per trovare in Parlamento un vero intellettuale colto, riconosciuto da quasi tutti come autorevole, ci vuole un’indagine da telefilm poliziesco.

Ha quindi poco senso scagliarsi contro di “loro”, visto che “loro” ormai siamo noi. Il potere forte da tempo non è più in Parlamento e nemmeno in politica; è forse nella finanza, tra le aziende multinazionali più o meno concrete e afferrabili.

Al massimo dai parlamentari possiamo pretendere la rinuncia a certi privilegi (non tutti, che non sarebbe giusto) e la riduzione dei compensi, ma la verità è che non c’è più un obiettivo facilmente individuabile contro cui scagliarsi; e la rabbia cieca aumenta…

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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