PD: L’ultimo giorno di Renzi, e poi?

E’ il giorno della direzione PD, quello delle dimissioni effettive di Renzi. Negli ultimi anni l’ex sindaco di Firenze ha così caratterizzato e condizionato la politica del PD da diventarne l’unico signore; il vero sconfitto di oggi. Renzi si dimette e il PD cambia, quindi? Non ci sono le condizioni perché questo accada. Paradossalmente Renzi […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   12 marzo 2018 4:29  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




E’ il giorno della direzione PD, quello delle dimissioni effettive di Renzi. Negli ultimi anni l’ex sindaco di Firenze ha così caratterizzato e condizionato la politica del PD da diventarne l’unico signore; il vero sconfitto di oggi.

Renzi si dimette e il PD cambia, quindi?

Non ci sono le condizioni perché questo accada. Paradossalmente Renzi è riuscito a completare il suo piano di conquista delle varie sedi locali del partito con la nascita di Liberi e Uguali, con la presa capillare dei posti di potere. Ma è proprio quando è riuscito a scalzare gli ex comunisti dagli scranni delle segreterie locali e dei consigli comunali che il PD è crollato.

Oggi ad Arezzo (per fare un esempio significativo) il segretario provinciale del PD è un renziano doc (Ricci) messo lì l’altro ieri da Marco Donati, ma Marco Donati ha perso le elezioni insieme ai renziani e ora è senza ruolo. Anche il segretario comunale (Caneschi) è un colonnello dello stesso esercito aretino, ma anche lui dopo le elezioni del 4 marzo è divenuto uno sconfitto.

In Parlamento gli eletti del PD sono in gran parte renziani.

La presa del potere nel partito si è completata, ma il potere non c’è più… In realtà non è così.

Cerchiamo di vedere la situazione dal punto di vista opposto a quello generalmente utilizzato in questi giorni da politici, osservatori e cittadini. Il quasi venti per cento del PD è ancora una percentuale significativa e se il partito non si spaccherà di nuovo potrà essere una base di ripartenza forte.

E se quel venti per cento lo gestiranno i fedeli a Renzi, che costituiscono ormai la grande maggioranza degli iscritti. Sarà un po’ come se lui fosse ancora il Leader. E’ ragionevole pensare che le scelte possano essere ancora sue.

Il primo passo del nuovo/vecchio PD (renziano) sarà quello di far valere il proprio potere rifiutando di sostenere qualsiasi governo tentato dagli avversari politici.

Non può non accadere questo perché il PD non ha alcuna convenienza a fare da spalla a un governo targato 5Stelle. E’ proprio contro Renzi e il suo PD che i grillini hanno “vinto” le elezioni, ed è per bocciare Renzi e il PD che molti italiani hanno votato altrove. Un PD che appoggiasse un governo di altri finirebbe probabilmente per scomparire, come giustamente sostiene Orfini.

Renzi e i suoi sono così convinti che Lega e 5Stelle non possano riuscire a governare il paese come hanno promesso di fare che li vedrebbero volentieri all’opera per poi farsi rimpiangere.

E’ vero che centrodestra e 5Stelle hanno vinto, ma non abbastanza, e ora o governano insieme (Lega e 5Stelle) oppure sarà bene mettersi in testa di tornare a nuove elezioni.

Al momento, in effetti, l’unica uscita dall’impasse appare quella di un governo di scopo che porti prima possibile l’Italia alle urne. E sarà bene che il preidente Mattarella non pensi a tecnici vari per formare un esecutivo simile a quello di Monti, perché gli italiani hanno bocciato anche quello…

PS: Certo, la voglia dei neoeletti di rimanere aggrappati alle loro poltrone parlamentari è senz’altro forte, ma anche quello è un elemento che potrebbe non bastare per formare un governo…

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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