La scomparsa di Bauman, uno dei più grandi pensatori dell’ultimo secolo

La morte di Bauman ci priva di una delle migliori menti del ‘900, ma anche di questo secolo. Ricordo come fosse oggi i suoi giorni ad Arezzo, quando con estrema generosità si prestò, a 89 anni, ad incontri-lezioni nei locali dell’Università, presso la Fondazione Guido d’Arezzo, alla casa del Petrarca, al Teatro Tenda e anche […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   10 gennaio 2017 3:36  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




La morte di Bauman ci priva di una delle migliori menti del ‘900, ma anche di questo secolo. Ricordo come fosse oggi i suoi giorni ad Arezzo, quando con estrema generosità si prestò, a 89 anni, ad incontri-lezioni nei locali dell’Università, presso la Fondazione Guido d’Arezzo, alla casa del Petrarca, al Teatro Tenda e anche davanti agli affreschi di Piero della Francesca. Non mi persi una sola parola e un solo suo sguardo, consapevole del fatto che quelle opportunità non si sarebbero più presentate. Bauman apparteneva a quel ristrettissimo numero di persone che quando le incontri ne comprendi immediatamente la grandezza. Paradossalmente credo, come scriveva solo ieri su Repubblica l’ex direttore Ezio Mauro, che tutto trasparisse dai suoi occhi, prima e accanto alle sue parole. Lo sguardo carismatico, profondo e insieme espressione del dubbio interiore e della fragilità umana, è forse la cosa che resta di più nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. La sua disponibilità piena al dialogo e alla condivisione dei pensieri, espressi sempre con grande chiarezza, parlava della sua generosità. Non aveva bisogno di mettersi in cattedra per insegnare, perché ogni sua frase era un insegnamento.

Per descrivere gli ultimi passi del pensatore Bauman, riporto di seguito un passaggio dell’articolo di Ezio Mauro, scritto immediatamente dopo la sua scomparsa:

– …il nucleo dell’inquietudine dell’uomo andava al di là dei risultati scientifici del professore. Se dovessi trovare un senso sistemico nell’ultima ricerca di Bauman, direi che sta nello smarrimento del concetto di “pubblico”, in una riduzione del senso di responsabilità comune che tocca il sentimento civico, la qualità della cittadinanza, dunque corrode la politica e arriva fatalmente a intaccare la democrazia. No, lui non si accontentava di aver rivelato il meccanismo con cui erano state smontate tutte le strutture rigide del secolo scorso (non solo le ideologie ma anche le appartenenze), per entrare in un flusso orizzontale dove si sciolgono strutture, categorie, soggetti, in una delega continua che tutti noi facciamo a favore delle tecnologie, ritenendoci per la prima volta liberi non perché esercitiamo nella pienezza i nostri diritti, ma al contrario perché siamo liberati dal peso della responsabilità. –

Per fortuna potremo ancora leggere buona parte di quello che lo studio e il pensiero di Bauman hanno prodotto attraverso i suoi libri, dove certo manca lo sguardo de visu, ma che restano illuminanti.

Ricordo con emozione gli incontri con lui, che sarei stato ad ascoltare per ore come risucchiato nel suo pensiero. Portarlo ad Arezzo fu uno dei grandi meriti di Icastica e dell’Università locale, in particolare del professor Simone Zacchini, che si adoperò moltissimo perché l’evento potesse verificarsi. Non lo dimenticheremo.

Chapeau, Zygmunt.

Bauman Teatro Tenda 1

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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