La proroga concessa a Nuove Acque sarà utile ai cittadini?

Credo sia difficile trovare in Italia un gestore delle acque più contestato di quello della zona aretina, infatti Nuove Acque si è distinta negli anni sopratutto per non avere realizzato il 50% degli investimenti promessi alla firma del contratto iniziale e per praticare le tariffe più alte d’Italia o giù di lì. Eppure i nostri […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   12 gennaio 2018 3:54  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




Credo sia difficile trovare in Italia un gestore delle acque più contestato di quello della zona aretina, infatti Nuove Acque si è distinta negli anni sopratutto per non avere realizzato il 50% degli investimenti promessi alla firma del contratto iniziale e per praticare le tariffe più alte d’Italia o giù di lì.

Eppure i nostri sindaci hanno risposto positivamente alla richiesta di una proroga triennale della gestione firmata Nuove Acque. Un motivo parrebbe esserci, ed è quello che a fronte della proroga Nuove Acque ha promesso di aumentare le tariffe soltanto dell’uno per cento annuo (contro al 5% annunciato precedentemente) e di effettuare oltre 90 milioni di investimenti nel territorio di competenza.

Bene, i cittadini esultano, ma le certezze al momento paiono essere davvero poche.

In primo luogo si è così sostanzialmente sanata una gestione pregressa difforme dalle previsioni contrattuali, e in secondo luogo si è presa come base di partenza la tariffa maggiorata del 5% annuo, una percentuale senza senso, proprio vista la base di partenza.

C’è poi un altro aspetto niente affatto secondario da considerare, cioè che Nuove Acque sembra essere indebitata con le banche per circa 43 milioni di euro, una cifra che non appare facilmente gestibile, nemmeno con la proroga triennale votata ieri.

In sostanza Nuove Acque avrebbe in passato investito la metà di quanto previsto e grazie a denari presi in prestito dagli istituti di credito.

Alla luce di questo, c’è da domandarsi come sia possibile, da parte del gestore, promettere oggi nuovi investimenti per novanta milioni di euro e contemporaneamente riuscire a mitigare la notevole esposizione finanziaria dell’azienda.

Cosa accadrà, quindi, alla scadenza in via di proroga al 2027?

Volendo semplificare par di capire che le posizioni debitorie di Nuove Acque saliranno esponenzialmente e che l’uovo oggi, deliberato dai sindaci, quasi certamente non produrrà la gallina domani.

Altro che ripubblicizzazione delle acque… Si può prevedere, molto più concretamente di come si fa con le palle di cristallo, che nel 2027 sarà inevitabile prorogare ulteriormente la durata della gestione (e non di soli tre anni), almeno se si vorrà evitare uno stop disastroso del servizio.

E a poco servirà il pur giusto emendamento chiesto dal comune di Chiusi e votato a maggioranza insieme alla proroga. Prevedere che Nuove Acque non percepisca i compensi per le prestazioni accessorie nel triennio di proroga è solo un piccolo contentino (settecentomila euro annui), se diviso tra tutti i comuni interessati. Sarà un ulteriore appesantimento delle posizioni di Nuove Acque e non alleggerirà granché le tasche dei singoli cittadini utenti.

Insomma par di capire che al momento si cerchi di mettere la polvere sotto il tappeto, perché poi nel 2027 ci penserà (forse) qualcun altro…

 

 

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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