La forza del gruppo unito: una lezione dal calcio

Lo stesso calcio in cui i risultati sul campo contano spesso poco; quello che non sai mai se è uno sport, un gioco o semplicemente un business senza scrupoli; quello frequentato anche da avventurieri e farabutti; quello odiato da chi gli preferisce altri sport (giochi), è ancora e nonostante tutto capace di regalare insegnamenti ed […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   15 aprile 2018 11:26  |  Pubblicato in Rubriche, Spigolando, Accade oggi




Lo stesso calcio in cui i risultati sul campo contano spesso poco; quello che non sai mai se è uno sport, un gioco o semplicemente un business senza scrupoli; quello frequentato anche da avventurieri e farabutti; quello odiato da chi gli preferisce altri sport (giochi), è ancora e nonostante tutto capace di regalare insegnamenti ed emozioni forti, positive, a chi lo frequenta da vicino.

Quello che l’Arezzo sta facendo sul campo in questi giorni era qualcosa di incredibile solo un mese fa.

C’è un gruppo di ragazzi guidato da un allenatore vero (persona di valore assoluto), che nonostante non abbia una società alle spalle, si trovi inopinatamente nelle peste di un fondo classifica e non sappia che fine farà già domani (in tribunale), si batte come fosse formato da leoni, ma senza perdere la testa e vince partite ogni tre giorni, come se fosse normale giocare partite decisive ogni tre giorni.

Può accadere se c’è unità di intenti, se tutti remano nella stessa direzione, se si aiutano l’un con l’altro, se accettano le decisioni dell’allenatore che sta utilizzando tutti i disponibili, a rotazione, per reggere fisicamente l’urto di una serie di partite mai vista (nemmeno per chi frequenta le coppe internazionali); può accadere, se i ragazzi sanno disporsi in campo con moduli diversi con straordinaria naturalezza.

Proprio in questi giorni la squadra amaranto si sta rendendo conto che se avesse avuto una stagione normale in società e un Pavanel fin dall’inizio in panchina, oggi avrebbe potuto essere lì a giocarsi il campionato in vetta, insieme ai vari Livorno Siena e Pisa. Proprio quando i ragazzi lottano battendo le capolista che si presentano al Città di Arezzo (prima il Livorno, poi il Siena), ma anche l’Olbia fuori casa dopo essere andati sotto di due gol, i rimpianti lasciano il posto alla gioia dei sostenitori e della squadra.

Ma c’è il rischio concreto che tutto possa svanire e che i calciatori di Pavanel non possano giocarsi la salvezza sul campo già da martedì a Monza e sabato a Prato.

Chi di dovere deve dare loro la chance di giocarsi il campionato fino in fondo e portare a compimento l’impresa che stanno costruendo da splendido gruppo. Diversamente si verificherebbe una sorta di delitto sportivo e sarebbe un cattivissimo esempio, sopratutto per i più giovani.

Durante la partita contro il Siena uno dei curatori era come sempre in tribuna a vedere la squadra lottare, l’allenatore che pareva volerla prendere per mano da bordo campo, la curva quasi piena che incitava i propri beniamini come non mai e durante tutti i novantacinque minuti dell’incontro. Era lì a vedere quella partecipazione che solo il calcio sa generare e umanamente non ha potuto certo pensare di poter tagliare di netto tutto quell’entusiasmo solo due giorni più tardi.

Non accadrà, c’è da scommetterci. Anche perché La Cava, Anselmi e chi li affianca in questa avventura sono ormai avvolti dalla passione per l’Arezzo, che li ha conquistati.

 

 

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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