Incidente stradale: quello che c’è dietro la cruda cronaca

L’incidente di San Leo, con la tragicità che si porta dietro, stronca per sempre la vita di almeno quattro persone e della loro storia. Ci sono due vittime, madre e figlia, la prima delle quali era venuta in Italia per amore e da insegnante (in Polonia) aveva organizzato insieme ad altri una scuola (che si […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   2 febbraio 2016 9:14  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Approfondimenti




L’incidente di San Leo, con la tragicità che si porta dietro, stronca per sempre la vita di almeno quattro persone e della loro storia. Ci sono due vittime, madre e figlia, la prima delle quali era venuta in Italia per amore e da insegnante (in Polonia) aveva organizzato insieme ad altri una scuola (che si teneva nel sotto chiesa di Saione) per i bambini polacchi o italo-polacchi di Arezzo. Lì insegnava il polacco, come si fa con l’italiano alla scuola ufficiale.

Rimasta senza lavoro a causa della chiusura di una lavanderia presso la quale aveva prestato la propria opera per anni, in cerca di una vita migliore aveva frequentato un corso da AdB (assistente di base, una di quelli che danno una mano professionale a chi non può fare da solo). Qui aveva un compagno (Luca) col quale aveva costruito una famiglia che amava e messo al mondo una bella bambina vivace che aveva sofferto qualche problema scolastico legato a una dislessia riconosciuta tardivamente.

La madre soffriva di diabete e il medico le aveva raccomandato di camminare il più possibile, così ogni giorno faceva lunghe passeggiate partendo da casa.

Luca è operaio orafo e ha una mamma anziana che la compagna assisteva quando necessario. Ora Luca è solo, con una sorella lontana e una madre da accudire. Dovrà ripartire da zero o giù di lì. Elaborare un lutto pesantissimo e ripartire; gli auguro con tutto il cuore di trovare la forza per farlo.

C’è poi l’investitore, uno che la vita faceva evidentemente fatica ad affrontarla prima e che da ieri si troverà fuori dal mondo. Dovrà fare i conti con la propria coscienza, che non ha nazionalità, e speriamo anche con la giustizia italiana, che non brilla per efficienza.

In merito a questo avverto il bisogno di chiedere rispettosamente all’amministrazione comunale, e in particolare alla Polizia Municipale, che dedichi più tempo ai luoghi in cui si beve (soprattutto di sera e di domenica…) o si spaccia, rispetto a Corso Italia o via Crispi. Da ubriachi o drogati non si dovrebbe poter guidare alcun mezzo. Lo so che i cittadini vedrebbero meno agenti in giro, ma trarrebbero maggiore beneficio dalla loro opera.

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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