Immigrati – stiamo tradendo i nostri valori?

La domanda, semplice quanto decisiva, è la seguente: ci stanno a cuore i profughi e gli affamati? Si tratta di un quesito che richiede una risposta secca, un sì o un no. Non lascia spazio al “sì, ma…”. Tutte le altre considerazioni vengono dopo. Bisogna identificare in fretta quelli che arrivano? Certo che sì. Occorre ospitare […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   17 luglio 2017 1:22  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




La domanda, semplice quanto decisiva, è la seguente: ci stanno a cuore i profughi e gli affamati? Si tratta di un quesito che richiede una risposta secca, un sì o un no. Non lascia spazio al “sì, ma…”. Tutte le altre considerazioni vengono dopo.

Bisogna identificare in fretta quelli che arrivano? Certo che sì.

Occorre ospitare dignitosamente coloro che sono in attesa del permesso di soggiorno? Certo che sì.

Bisogna fare in fretta a rilasciare i permessi di soggiorno secondo la legge e ad espellere coloro che non la rispettano? Certo che sì.

E’ in atto un’invasione? Ce lo ripetiamo ad ogni estate, ma non è vero. Non si tratta di una vera invasione, lo dicono i numeri, le percentuali. Si tratta certo di una realtà impegnativa, ma non di un’invasione.

Dobbiamo gestire meglio l’accoglienza temporanea e dare ai profughi la possibilità di fare lavori utili alla collettività? Certo che sì.

Dobbiamo fare in modo che nei quartieri come Saione, ad Arezzo, la convivenza sia pacifica? Sì, ma non è che a Saione si verifichino chissà quanti reati attribuili a residenti stranieri (che tra l’altro in larghissima parte non sono quelli che arrivano con i barconi).

C’è un oggettivo disagio della popolazione locale legato alla microcriminalità, ma sopratutto ad abitudini di vita varie e diverse tra loro, alla presenza di molti esercizi commerciali gestiti da stranieri? Certo che c’è e qui poco si può fare, se non favorire una buona integrazione tra etnie diverse e vigilare con attenzione.

C’è un problema droga a Saione e zone collegate? C’è sicuramente, anche se non solo lì; ma bisogna essere franchi e dirselo: a Saione certi problemi c’erano anche prima che arrivassero molti stranieri. Abbiamo costruito grandi villaggi ghetto da quelle parti…

Tutte queste realtà esistono, ma non si risolvono certo chiudendo le frontiere. Tra l’altro siccome le nostre frontiere sono per lo più in mare, chiudendole si condanna a morte una miriade di persone, in Libia o in mare che sia. Persone.

E allora lottiamo perché gli immigrati che fuggono da fame e guerre possano essere ospitati in Europa, e non soltanto in Italia. Combattiamo, se necessario, anche minacciando seriamente l’Europa di ridurre il nostro contributo; anche a costo di rimetterci, come accade con gli scioperi.

Ma per i residenti stranieri, quelli che qui studiano, lavorano e crescono i loro figli pacificamente (sono il 95%, come è normale che sia) non abbiamo altra arma che l’amicizia, la tolleranza reciproca e la convivenza pacifica senza volantini razzisti, che possono portare solo male.

E smettiamola di ascoltare i fomentatori, quelli che agiscono per interesse personale o di partito, o ancora di testata giornalistica. Non ci minaccia nessuno, nemmeno a Saione, quartiere dove giro spesso a piedi, di notte e di giorno, ma non trovo mai nessun problema evidente, non vedo grossi contrasti o degrado, se non qualche angolo un po’ sporco.

Lo spaccio e il consumo di droga al parco del Pionta o a campo di Marte, quello sì che si sopporta male, di notte e di giorno. Lì le forze di Polizia dovrebbero lavorare molto, sopratutto per intercettare chi la porta in città, tutta quella droga che riempie le siringhe e le vene di molti nostri connazionali.

 

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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