farsi spezzare gli arti per truffare l’assicurazione…

E’ di questi giorni la notizia che esiste un certo numero di italiani che si fanno volontariamente spezzare gli arti (per cifre di qualche centinaio di euro) allo scopo di truffare le assicurazioni per conto di altri. E’ allucinante solo pensarlo, eppure si verifica. E’ la disperazione che produce certi fenomeni e le testimonianze ce […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   10 agosto 2018 8:04  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




E’ di questi giorni la notizia che esiste un certo numero di italiani che si fanno volontariamente spezzare gli arti (per cifre di qualche centinaio di euro) allo scopo di truffare le assicurazioni per conto di altri.

E’ allucinante solo pensarlo, eppure si verifica. E’ la disperazione che produce certi fenomeni e le testimonianze ce lo dicono senza mezzi termini. “l’ho fatto per mio figlio” è la frase ricorrente.

Non è accettabile che accadano certe cose, come non è accettabile che nei campi pugliesi, calabresi o campani lavorino per 3,50 euro l’ora (e nessuna garanzia) migliaia di schiavi che a sera tornano alle loro baracche stipati in furgoncini chiusi. Sono appunto schiavi e bisogna chiamarli con il loro nome, non semplicemente sfruttati o sottopagati.

In una nazione civile certe cose non devono essere sopportate. Abbiamo il dovere di organizzare uno stato sociale capace di sostenere chi è alla disperazione o all’estremo più basso della precarietà. E dobbiamo sapere/volere fare in modo che le condizioni di lavoro siano dignitose per tutti.

Ma anche noi singoli cittadini dobbiamo cominciare a essere selettivi anche quando semplicemente facciamo la spesa e compriamo prodotti alla base della cui filiera c’è lo schiavismo.

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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