Di sicuro una truffa i risparmiatori di Banca Etruria l’hanno subita: dallo Stato

L’articolo di Roberto Maruffi di oggi è dedicato alla truffa subita dai risparmiatori di Banca Etruria, per nulla tutelati dallo Stato e lasciati in balia delle poco efficaci normative comunitarie. E’ notizia di questi giorni che in sede europea si starebbe pensando di rivedere la legislazione al riguardo, anche in conseguenza dei recenti risultati elettorali. E’ giusto ricordare che uno stato sovrano deve sempre fare gli interessi nazionali, archiviando le chiacchiere

Roberto Maruffi
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Invia per email  |  Stampa  |   7 giugno 2018 10:30  |  Pubblicato in Economia, Rubriche


In questi giorni nella sede dovuta ci si sta interrogando sull’eventuale truffa che avrebbero subito i risparmiatori che hanno investito nelle obbligazioni subordinate e nelle azioni della vecchia Banca Etruria. E come sempre noi ci fermiamo sulla soglia del Tribunale ed aspettiamo con rispettosa fiducia le decisioni che prenderà la Magistratura. Il che non ci esime da altri tipi di valutazioni che prescindono dall’operato strettamente giuridico, almeno per ora. Per esempio abbiamo detto sin dal primo giorno che lo Stato avrebbe potuto e dovuto scegliere strade ben diverse rispetto alla procedura di “risoluzione” che ha fatto strage dei nostri risparmiatori.

Per esempio abbiamo detto sin dal primo giorno che lo Stato avrebbe dovuto seguire l’obbligo costituzionale di difendere il risparmio delle famiglie in barba a qualsiasi truffaldino “obbligo” europeo che, come ben sappiamo anche in altri temi, si applica soltanto ai danni dei paesi più deboli, economicamente e in termini di spina dorsale dei governanti. Per esempio abbiamo detto sin dal primo giorno che era pura follia applicare una normativa, o presunta tale, a titoli venduti alle famiglie prima che la stessa norma esistesse, la cosiddetta retroattività. E abbiamo detto tante altre cose, e tante abbiamo ancora da dirne sperando che prima o poi qualcuno le ascolti.

Ebbene, è notizia di questi giorni che in sede europea Lorsignori starebbero pensando di rivedere le normative che hanno messo in brache di tela i nostri risparmiatori. E guarda caso questo avviene – o avverrebbe – sulla base di una serie di considerazioni che in gran parte ricalcherebbero le osservazioni che sosteniamo da oltre due anni. Dobbiamo usare delle formule dubitative perché l’omertoso silenzio, e le consuete cortine fumogene, che circondano le cose europee non consentono mai di poter avere delle cortezze. Il che, va da sé, confligge con i principi elementari uno stato di diritto.

Comunque parrebbe che lo Stato, d’ora in avanti, possa – o forse potrebbe secondo i comodi di Lorsignori europei, chi lo sa? –  in caso di dissesto di una banca, evitare di sfasciare le famiglie dei risparmiatori con valutazioni caso per caso. E allora? E per chi ha già subito lo scippo del risparmio, seppur magari in parte rimborsato, ci limitiamo ad una pacca sulla spalla? E poi perché qualcuno si sveglia solo oggi? Sicuramente i più che salutari rovesci elettorali di Lorsignori in tutta Europa hanno giocato un ruolo positivo in certi repentini, e più che sospetti, cambiamenti di orientamento. Ma non basta, non può bastare.

Ormai la lezione, anzi meglio dire le lezioni, sono tragicamente chiare, certe ed indiscutibili: di Lorsignori non ci possiamo fidare. E dobbiamo sempre ricordarci che siamo uno stato sovrano che deve fare gli interessi nazionali. I ministri qualche giorno fa hanno giurato di svolgere le loro funzioni “nell’interesse esclusivo della Nazione”, e non del grande capitale finanziario internazionale rappresentato dagli scriba dei grandi giornali internazionali e, purtroppo, dai tanti utili idioti nostrani. Giuramento piuttosto lapidario che non si presta ad interpretazioni. Perché non ci dimentichiamo che i nostri risparmiatori da qualcuno di sicuro una truffa l’hanno subita: dallo Stato. E lo Stato ora deve finalmente rimediare, archiviando le chiacchiere a vanvera tra i penosi ricordi. Punto.

 Roberto Maruffi 
Roberto MaruffiCommercialista.
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