Chat e messaggistica in classe

Il Provveditore agli studi raccomanda ai genitori di non formare gruppi di classe su Whatsapp o altri strumenti online per informare in merito alle attività scolastiche. Probabilmente ha ragione, anche perché le scuole informano e non è difficile che passando di chat in chat si possono verificare distorsioni o interpretazioni errate in merito alle attività […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   12 settembre 2018 7:43  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




Il Provveditore agli studi raccomanda ai genitori di non formare gruppi di classe su Whatsapp o altri strumenti online per informare in merito alle attività scolastiche. Probabilmente ha ragione, anche perché le scuole informano e non è difficile che passando di chat in chat si possono verificare distorsioni o interpretazioni errate in merito alle attività dei vari istituti. Naturalmente lo stesso provveditore sa che un simile appello lascerà il tempo che trova e che i genitori difficilmente lo ascolteranno.

Ma a mio avviso il fenomeno da fermare con maggior forza è l’uso di certi strumenti in classe.

Gli studenti più grandicelli, ai quali è vietato l’uso dello smartphone in classe, non telefonano quasi mai, ma in compenso usano i social a tutto spiano, spesso anche in classe. Sfilze di messaggi si digitano a smartphone silenziati sotto i banchi e la pratica è ormai diffusa.

Addirittura ci sono studenti che hanno il doppio telefono in caso di sequestro provvisorio del primo!

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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