I centri storici si svuotano perché il mondo cambia

Il quotidiano La Nazione, nelle sue pagine locali, ogni anno lancia l’allarme svuotamento del centro storico di Arezzo. Non ha torto, nel senso che il trend è quello, ma la cosa andrebbe vista forse con un grandangolo diverso; infatti analoghi allarmi vengono lanciati dalle cronache locali di Bergamo, Siena o Matera, ma anche Cortona (che […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   14 novembre 2017 8:10  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




Il quotidiano La Nazione, nelle sue pagine locali, ogni anno lancia l’allarme svuotamento del centro storico di Arezzo. Non ha torto, nel senso che il trend è quello, ma la cosa andrebbe vista forse con un grandangolo diverso; infatti analoghi allarmi vengono lanciati dalle cronache locali di Bergamo, Siena o Matera, ma anche Cortona (che ormai non raggiunge i 1500 abitanti contro gli 8000 di Camucia), per fare degli esempi di centri storici fisicamente “scomodi” e bisognosi di tutela.

La vita contemporanea è fatta di tempi stretti e abitudine alla comodità; queste due cose non si attagliano ai centri storici italiani, men che meno a quelli che sono in cima a una collina e dispongono di un’alternativa in pianura.

E’ una questione di scelte: vogliamo riempire di auto il centro storico cittadino a ogni ora del giorno? Vogliamo costruire scale mobili tra piazza Grande e il Prato e poi magari anche tra San Domenico e il Duomo?

No, certamente no. L’unica cosa che si potrebbe realmente fare, ma solo quando ci sono le condizioni fisiche (e sono pochi i casi), sarebbe dare l’opportunità di installare qualche ascensore nel centro storico garantendo vantaggi economici ai residenti nelle prime case.

Viviamo in una società che non si può permettere tempi e modi dei centri storici, dove gli anziani nei decenni passati non uscivano più di casa per vent’anni.

la popolazione invecchia e chi supera una certa età non può più raggiungere la propria casa a piedi e men che meno salire tre o quattro piani di scale, tra l’altro spesso ripidissime.

Ecco spiegato l’altro dato citato da La Nazione. E’ infatti normale che tra gli abitanti delle nostre vecchie case di collina una percentuale importante sia costituita da giovani, di fatto gli unici che possono adattarsi a certe condizioni.

Sarà il mercato a decidere per noi. Quando i prezzi degli affitti e delle compravendite nel centro storico si abbasseranno e i giovani troveranno conveniente sopportare gli svantaggi per godere della bellezza della città alta, allora le case di via Borgunto, via Oberdan o via Albergotti saranno di nuovo abitate.

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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