Allagamenti ricorrenti e rischio idraulico – il Pantano

E’ chiaro a tutti che nel secondo dopoguerra e fino a pochi anni fa ad Arezzo, come a Livorno, a Genova, alle 5 Terre ecc. si è costruito laddove non lo si doveva fare. Abbiamo privilegiato i luoghi pianeggianti e “comodi” rispetto alle colline da tutelare e scomode. Per far questo abbiamo anche e spesso […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   11 settembre 2017 12:46  |  Pubblicato in Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




E’ chiaro a tutti che nel secondo dopoguerra e fino a pochi anni fa ad Arezzo, come a Livorno, a Genova, alle 5 Terre ecc. si è costruito laddove non lo si doveva fare. Abbiamo privilegiato i luoghi pianeggianti e “comodi” rispetto alle colline da tutelare e scomode. Per far questo abbiamo anche e spesso limitato (o cercato di limitare) gli alvei naturali di fiumi e torrenti.

Siccome fiumi e torrenti hanno un letto quotidiano, abituale, che però ogni tanto allargano sensibilmente a seguito di fenomeni naturali eccezionali, laddove e quando questo accade si verificano allagamenti importanti e capaci di causare danni anche notevolissimi, sopratutto a quegli edifici costruiti negli alvei allargati.

Se poi i corsi d’acqua sono stati addirittura murati e dimenticati, come è accaduto trent’anni fa a Livorno (non cento anni fa, ma trenta), ma anche a Genova a più riprese, alle 5 Terre ecc, non possiamo stupirci di quel che accade. Possiamo certo dolercene, ma non stupirci.

Per quanto riguarda il territorio aretino farò un esempio verificabile da tutti.

Alla immediata periferia est della città, ma ormai perfettamente inurbata, si è realizzata un’intera lottizzazione abitativa in un luogo il cui nome storico è Pantano, collocato tra il torrente Castro e il Bicchieraia, subito a monte (per modo di dire, visto che siamo in pianura) della loro congiunzione. Non c’è nessuna logica in questo, ma l’abbiamo fatto per convenienze economiche anche in tempi tra l’altro recenti. Si pensi che in moltissimi dei progetti redatti per quelle aree si erano previsti garage interrati (!), per fortuna poi realizzati fuori terra, sia pure innalzando antiestetici muraglioni di cemento armato. Prima o poi le case del Pantano andranno sott’acqua, almeno nei piani terra, dove al posto dei sopraddetti garage si sono realizzati dei veri vani abitativi, per quanto quasi tutti abusivi.

Non c’è rimedio a quello scempio, lo sappiano bene gli abitanti del “Pantano”. Siamo stati scellerati e prima o poi la pagheremo. L’unica cosa da fare sarebbe liberare i garage e restituirli al loro ruolo originale, ma non mi illudo, nessuno lo farà. E’ più probabile che molti di coloro che quei garage li abitano, in queste ore guardino in televisione (quella del piano terra) ciò che è accaduto a Livorno, senza pensare di essere loro stessi in pericolo.

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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