Un posto d'onore a Camilleri nella letteratura italiana

La proposta è stata avanzata ad Arezzo dai 3 presidi Artini, Santori e Martelli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

Il ricordo di Andrea Camilleri, il padre del Commissario Montalbano, è avvenuto ad Arezzo, nel pomeriggio di sabato 12 ottobre 2019, presso la Sala Soci attigua alla Bibliocoop di viale Amendola. Il giovane giornalista Marco Botti, autore delle famose camminate artistiche per il centro storico della città antica, ha introdotto i 3 presidi che hanno chiesto per il nostro autore un posto d’obbligo nelle nuove storie della letteratura italiana, dopo aver ricordato che lo scrittore scomparso il 17 luglio scorso ha prodotto ben 102 libri tradotti in 120 lingue diverse e venduti in 126 milioni di copie in tutto il mondo. Alessandro Artini dal vasto curriculum ( ha studiato anche l’emigrazione aretina in Svizzera), tra l’altro direttore della biblioteca “Città di Arezzo”, ha esordito dicendo che il commissariato di Montalbano, dove ci si guarda negli occhi e si dialoga anche con i delinquenti e dove ci sono fra colleghi legami di fiducia interpersonale assomiglia molto al clima delle Pubbliche Amministrazioni, un antidoto contro la società liquida, fredda, individualistica e senza contatti dei gialli nordici alla Cromwell ed alla Nesbo, contro la globalizzazione che in questi giorni liquida in modo vergognoso i kurdi che hanno lottato per l’Occidente e vengono soffocati dai Turchi con le armi italiane tecnologicamente superiori a quelle dei partigiani montanari del Kurdistan. Matteo Martelli ha ricostruito la formazione di Camilleri, un greco antico della Sicilia, amante di Pirandello e di Shakespeare, inizia come poeta, si prende un calcio nelle palle dal gerarca Pavolini a Firenze che gli cambia la vita, si fa le ossa in Rai sceneggiando e riducendo i grandi romanzi russi ottocenteschi per quasi 20 anni, nel 1968 torna alla letteratura e nel 1994 inizia a raccontare di Montalbano, a quasi 70 anni. Autodefinitosi Contastorie, il piacere che lui provava a narrare sapeva trasmetterlo al lettore inventando così il genere giallo civile sociale all’italiana. Claudio Santori ha concluso dicendo che Camilleri, qualsiasi cosa scriva, è teatro, basti pensare alla telefonata urgente inventata che Montalbano inventa per sfuggire al questore molesto ed impiccione, oppure alle storie inventate da un nipote per spillare soldi allo zio. Esce di scena facendo l’attore per la prima e l’ultima volta nella sua vita l’anno scorso, interpretando Tiresia, l’indovino cieco della tragedia greca che chiude gli occhi al mondo per aprirli all’Oltremondo, da dove adesso Andrea ci guarda mentre parliamo di lui, ad Arezzo, durante una bella ottobrata mite e soleggiata. (Luca Tognaccini)

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