Venti di scissione nel Pd. Caneschi: “Spero che nessuno esca. Rossi? I cittadini valuteranno”. L’appello all’unità di Mattesini

La senatrice Donella Mattesini domenica sarà all’assemblea del Pd che aprirà la stagione congressuale

Enrica Cherici
Enrica Cherici
Invia per email  |  Stampa  |   17 febbraio 2017 19:06  |  Pubblicato in Politica, Arezzo


Venti di scissione nel Pd e anche i politici aretini si guardano l’un l’altro. Cosa farà chi era cuperliano? Ed i fransceschiniani? I bersaniani di ferro? Di certo c’è cosa faranno i renziani, resteranno fermi al loro posto, fedeli alla linea del segretario che dovrebbe dimettersi nell’assemblea di domenica.

Tra questi molti dei consiglieri comunali di Arezzo a partire da Matteo Bracciali, Alessandro Caneschi, Luciano Ralli, Elisa Bertoli e Barbara Bennati.

“Alla fine siamo l’unico partito che decide cariche e strategie facendo i congressi, domenica l’assemblea detterà i tempi. Auspico che non ci sia nessuna scissione sia a livello nazionale che locale.”

Così Alessandro Caneschi risponde alle domande sulla possibile uscita di un gruppo di politici da Partito Democratico. La figura più scomoda in questo senso potrebbe essere quella di Enrico Rossi che agita venti di scissione, ma anche la volontà di candidarsi a segretario nazionale del partito. L’attuale governatore ha qualche ascendente su alcuni politici aretini e quindi ci potrebbero essere ripercussioni a caduta nel caso di una sua uscita dal Pd.

“Intanto c’è da capire se si tratterà di scissione, se si candiderà alla carica di segretario, è innegabile che in questo territorio è una persona più conosciuta, gli aretini, i cittadini valuteranno quello di positivo che ha fatto, ma anche quello che gli è venuto meno bene come la riforma sanitaria e l’area vasta.”

DONELLA MATTESINI

Al lavoro per evitare rotture insanabili nel partito è la senatrice Donella Mattesini che ha lanciato una petizione perché si eviti la scissione. Mattesini sarà domenica all’assemblea nazionale del Pd con la quale si aprirà la stagione congressuale. Accorato il suo appello:

Mi stanno chiamando in tanti: amici, iscritti ed elettori PD, ma anche persone che votano altri partiti; un coro di persone che si dichiarano in egual modo preoccupati. Tutti mi chiedono di far arrivare a Roma l’appello a non fare scissioni.
Una scissione sarebbe incomprensibile ed irresponsabile.
L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di un PD unito e capace di empatia con il Paese e costruttore di coesione del Paese stesso. Un Paese sempre più lacerato che impone alla politica, e quindi in primo luogo al PD, di unire e convogliare la rabbia, la disillusione e la frammentazione sociale verso prospettive di unità e di Governo. Se non sarà così la crisi (che è culturale, sociale ed economica) rischia di aggravarsi, perchè la crisi è favorita anche dalla polverizzazione dei partiti.
Con la scissione non ci saranno vinti e vincitori, sarebbe una sconfitta per tutti.
Il PD è di tutti e non di qualcuno è una forza politica che appartiene a milioni di persone, non ai leader. persone che hanno faticato a sciogliersi in un soggetto unico, mettendo da parte storie importanti per dar vita ad un soggetto capace di fare sintesi tra le migliori culture del novecento e guardare con occhi nuovi al presente ed al futuro.
Nel 2007 quando nacque il PD, molti Paesi europei erano governati dalle forze progressiste, un anno dopo Obama era Presidente degli Stati Uniti. Oggi lo scenario è profondamente cambiato: alla Casa Bianca c’è Trump ed in Europa stanno avanzando le destre più estreme, con la concreta possibilità che da qui a qualche mese possano conquistare la guida di importanti Paesi europei e condizionare anche il nostro futuro.
Di fronte a questa evoluzione politica, alle gravi conseguenze della crisi economica e sociale, il dibattito interno al PD sembra invece astratto da questo quadro
Sembriamo non capire la nuova fase storica, del tutto inedita per le conseguenze che essa ha sugli assetti sociale, sugli stati d’animo, sulle forme del sapere e del comunicare, del lavoro. Perchè la rivoluzione tecnologica oggi non genera lavoro, ma lo diminuisce. E l’esistenza umana scopre la precarietà come dato permanente.
E’ questo mondo nuovo, questa profonda mutazione, la sinistra come il PD, stenta a leggerla, lasciando grandi praterie alla destra.
Dobbiamo affrontare questa fase, avendo chiara la sfida, una sfida che necessita di un PD unito e non lacerato da un confronto tutto ombelicale, tutto al nostro interno.
Deve esserci un confronto vero, non un dialogo tra sordi. Lavoriamo perché tutti ci sentiamo a casa propria. Il Paese ha bisogno del PD e della sua forza unitaria. Diversamente, in un quadro politico ormai tripolare, rischiamo di consegnare l’Italia alle destre, sperperando un patrimonio inestimabile di valori e di capacità di governo dei territori e del Paese.

 Enrica Cherici 
Enrica ChericiAretina D.o.c.g., giornalista con la passione amaranto. Mamma consapevole, moglie.
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