"Uno dopo l'altro, i chirughi di Arezzo scappano". L'attacco di FI: "E Desideri va in pensione, quanta incertezza"

Mugnai e Marchetti all'attacco della gestione della sanità pubblica

san donato ospedale

"Rossi ha stressato e compresso il sistema pubblico allo stremo, e ora i per i professionisti che vogliono continuare ad esercitare con compiutezza potendo contare su risorse umane e strumentali d’avanguardia il privato diventa la prima scelta. E’ il punto di rottura: non più solo i pazienti scappano dal pubblico, ma anche le eccellenze mediche".

A parlare così sono il coordinatore regionale di Forza Italia in Toscana onorevole Stefano Mugnai e il Capogruppo azzurro in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, che intervengono alla luce dell’addio all’ospedale San Donato di Arezzo del capo dipartimento di ortopedia dell’Area vasta Sud-Est (Arezzo, Siena e Grosseto) e primario di ortopedia dell’ospedale aretino Patrizio Caldora. Un addio in direzione clinica privata, non l’unico: «Secondo i rumors che ci giungono – annunciano dal quartier generale azzurro – a breve la provincia di Arezzo vedrà uscire dalle corsie un altro tra i più stimati chirurghi ortopedici della Toscana. Ma già prima del dottor Caldora molti tra i nostri migliori camici bianchi hanno abbandonato il sistema pubblico toscano, un tempo ambito per prestigio e funzionalità, per andare a esercitare in strutture private, con un impoverimento allarmante di tecnici e saperi per il comparto pubblico e per l’offerta sanitaria pubblica espressa ai cittadini».

Fuori dalle benchmark per la spesa, in arretramento sui parametri di Livelli essenziali d’assistenza, i Lea, e con una capacità di assorbimento dei bisogni ridotta ormai al lumicino – riflettono Mugnai e Marchetti – la sanità toscana che solo quindici anni fa, pur con i suoi acciacchi, era un modello sullo scenario nazionale adesso è stata ridotta da Rossi all’ombra pallida di se stessa. Più volte in odor di commissariamento ha conti che traballano e attori di governo che non sanno fare altro che annaspare tagliando servizi, e incentivando quindi la spirale avversa che sta portando il sistema al tracollo. Quella dei medici è una fuga comprensibile da una nave che affonda e che altrimenti ne trascinerebbe con sé il prestigio. Difficile esercitare a dovere quando si devono imporre ai pazienti attese di un anno e più, quando si deve brigare per le risorse umane, per il personale, per gli strumenti, i farmaci, i cerotti perfino… E poi per sentirsi anche limitare in prospettiva l’esercizio libero professionale con tetti tariffari o, in caso dei nuovi contratti se prima o poi ne verranno fatti, richiedere l’esclusiva con divieto, dunque, di esercizio in extramoenia. Ma chi glielo fa fare?

Ad Arezzo, poi, la questione sviluppa maggior peso specifico per via della fase delicata di passaggio, con il direttore generale d’area vasta Enrico Desideri che a giorni maturerà il diritto alla pensione: «Sui suoi possibili successori i nomi si rincorrono ma – sottolinea Forza Italia – non una telefonata è stata fatta ai sindaci dei capoluoghi di provincia per avviare un percorso di scelta condiviso. Non sono allineati politicamente e Rossi li esclude? Non lo possiamo accettare e attendiamo il debito coinvolgimento dei territori».

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Commenti (1)

  • I medici arrivano nelle strutture pubbliche per rodare , raffinare , perfezionare , contattare, dimostrare le loro potenzialità , appena raggiunti gli obiettivi prefissati si offrono, escono e si offrono al privato dove ci sono compensi migliori e sicuramente meno problemi con interventi scelti e programmati. Insomma alimentare la sanità privata a scapito della pubblica uno sport per tanti . Brutta cosa anche per i primari bravi .

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