Tenti (Prc) su pensioni: “Lo scippo senza destrezza di Renzi-Nannicini”

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Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   13 settembre 2016 20:02  |  Pubblicato in Politica, Arezzo


Di seguito la nota stampa del Segretario Federazione provinciale PRC di Arezzo Fausto Tenti.

Le pensioni, nel nostro paese, sono state modificate almeno 6 o 7 volte negli ultimi due decenni. Nessun governo, né di centrodestra né di centrosinistra, si è sottratto al “dovere” di smantellare la struttura portante del sistema pensionistico conquistata con le lotte studentesche ed operaie del 1969.

Il fine – non dichiarato ma praticato – è stato quello di distruggere un diritto sancito dagli artt. 36 e 38 della Costituzione: chiudere il ciclo lavorativo della propria vita con serenità e dignità. Sono state inventate, per questo motivo, bugie clamorose sul costo pensionistico più alto d’Europa, falsi buchi di bilancio dell’INPS, statistiche mistificanti, fondi pubblici, privati e misti, aperti o chiusi, false illusioni e altre balle sesquipedali. Oggi si concretizza, impunemente, l’ultimo scippo senza destrezza: l’APE (anticipo pensionistico) col quale il lavoratore – che ha pagato regolarmente tutti i contributi e potrebbe/dovrebbe tranquillamente andare in pensione in maniera dignitosa – deve invece aspettare fino a 67 anni di età (Legge della lacrimevole Fornero) oppure andarsene con 3 anni e 7 mesi di anticipo, dando però alle banche ed assicurazioni per tutta la vita (20 anni) una parte consistente della propria pensione, vieppiù già pagata: ergo, su una pensione di 1500 euro mensili, circa 300 euro prendono il volo per il “prestito bancario”.

Perchè si è partorita questa nefandezza? L’ultima Legge della lacrimevole Fornero ha preso a pretesto il buco dell’INPS per portare la realtà pensionistica allo sfacelo, dove le pensioni – con il nuovo calcolo contributivo – sono di entità inferiore del 60% rispetto al precedente calcolo retributivo; dove l’allungamento dell’età pensionabile in prospettiva supererà i 70 anni di età; dove i lavoratori, che avevano maturato il diritto di andare in pensione con 40 anni di contributi, devono aspettare altri 5/6 anni, anche se svolgono attività pesanti ed usuranti.

Inoltre la riforma ha creato 480.000 lavoratori “esodati”: per oltre la meta di essi non c’è la possibilità di andare in pensione, non avranno ammortizzatori sociali e nemmeno la possibilità di trovare un altro lavoro, generando casi di disperazione suicida come quella di Giuseppe Bulgarella, “un suicidio sulla coscienza di Monti”. Il governo sostiene che la scelta dell’ APE è “obbligata”, altrimenti sarebbero serviti 10 miliardi che sarebbero andati ad aumentare il buco dell’INPS. Ma perché il governo non dice da cosa dipende oggi il deficit/buco dell’INPS? Il motivo è questo: la legge n. 201 del 2011 ha stabilito l’unificazione tra gli istituti pensionistici dei lavoratori dei settori privati (INPS) con quelli dei settori statali e pubbliche amministrazioni (INPDAP ed ENPAS).

A fine anno 2011 le casse dell’INPS – che riscuotevano i contributi pensionistici sia dalle imprese private che dai lavoratori – erano attive di 10 miliardi, ma con l’unificazione dell’INPS con INPDAP ed ENPAS, l’INPS ha iniziato ad andare in deficit: non perchè le pensioni dei lavoratori fossero troppo alte ma a causa dei mancati pagamenti dei contributi pensionistici a carico sia degli Enti Locali che dello Stato. Cioè lo Stato commette un “furto”, perché – anziché far pagare i contributi assicurativi (come fanno le imprese private) agli Enti locali e alla macchina statale – preferisce (di fatto) farli pagare ai lavoratori riducendo le prestazioni pensionistiche ed aumentando l’età pensionabile! Nella fusione del 2011 tra INPS e INPDAP/ENPAS c’erano già 23,7 miliardi di euro di contributi non pagati dallo Stato nel fondo INPDAP, debito che si è accollato l’INPS andando in deficit.

Quindi va sottolineato che lo Stato, attraverso il governo Monti/Fornero e dopo con Letta e Renzi, prende a pretesto il deficit fittizio per ridurre le pensioni ed aumentare l’età pensionabile dei lavoratori del settore privato, dove le casse INPS erano in attivo e sono divenute passive solo ed esclusivamente per scelta dello Stato… Nel prossimo comunicato concluderò il ragionamento, perchè vorrei sollecitare una pubblica riflessione su queste leggende metropolitane.

Fausto Tenti (Segretario Federazione provinciale PRC di Arezzo)

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