Rischio sismico nelle scuole. Sfogo di Chiassai: "Chi ha governato finora?"

Nel consiglio comunale del 24 agosto il rischio sismico nelle scuole è stato al centro del dibattito. Un dibattito che ha sorpreso il sindaco Chiassai. Un'interorgazione è stata portata in aula dall'opposizione, che chiedeva quali interventi erano...

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Nel consiglio comunale del 24 agosto il rischio sismico nelle scuole è stato al centro del dibattito. Un dibattito che ha sorpreso il sindaco Chiassai. Un'interorgazione è stata portata in aula dall'opposizione, che chiedeva quali interventi erano stati portati avanti circa la vulnerabilità sismica degli edifici scolastici a Montevarchi.

Ho pensato di essere vittima di “Scherzi a parte” - ha commentato il sindaco Chiassai. Ad un Sindaco ed una Giunta insediati da due mesi scarsi, quelli peraltro delle ferie estive, si poneva tale articolato quesito da parte di coloro che dal 1997 in poi, in continuità con 68 anni di governo delle sinistre, hanno rivestito ruoli preminenti nell’Amministrazione Comunale e nei partiti di governo cittadini.

Ma la politica è anche questo, ma non solo.

Nell’interrogazione i consiglieri istanti, tra i quali l’ex vicesindaco, hanno mostrato di essere a conoscenza del fatto che prossimamente Regione Toscana avrebbe emesso un bando per la messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici, sapevano anche l’importo del bando.

Di fronte a tale documentata interrogazione ho subito interpellato il Dirigente di settore per sentire quali edifici pubblici avessero un progetto di messa in sicurezza dal punto di vista sismico tra quelli di proprietà comunale da adeguare (che sono il 99% del totale); risposta dell’Architetto: zero.

Quindi, da chi ha amministrato il Comune fino “alla sera precedente” viene cotanta istanza, contenente la certezza che la regione avrebbe finanziato certi interventi, e dal dirigente la conferma che siamo a progettualità zero nel fatto di specie. Giudichino i cittadini.

Un po', anzi, lo stesso che per la messa in sicurezza di Ricasoli: continue visite alla frazione con tanto di Assessore regionale al seguito annunciando finanziamenti, peraltro superiori del 30% rispetto al reale, ma con nessun progetto esecutivo redatto.

A beneficio dei cittadini va ricordato che una delle condizioni imprescindibili per rispettare le tempistiche ineludibili per non perdere il finanziamento stesso è quella di eseguire il 40% dei lavori entro la fine dell’anno in corso.

Così una giunta insediata a giugno si è trovata innanzi la responsabilità di dover redigere il progetto esecutivo, affidando l’incarico, ottenere i pareri del Genio Civile e della Soprintendenza, predisporre la gara di appalto e consegnare i lavori in tempi che consentissero di eseguire il 40% dell’importo entro il 31 dicembre.

La pronta attivazione degli uffici da parte della giunta ha fatto immediatamente partire le procedure e portato in consiglio comunale le delibere per inserire a bilancio le risorse necessarie e nel programma dei lavori pubblici l’intervento.

E quale è stato il comportamento politico di coloro che hanno salito a più riprese l’erta di Ricasoli annunciando la risoluzione degli annosi problemi della frazione? Al momento del voto sono usciti dall’aula, denunciando vizi di legittimità nelle procedure! Anche in questo caso giudichino i cittadini.

Siccome, come ben insegna la storia, il partito dei piagnoni ha sortito un solo effetto: quello di finire al rogo in pubblica piazza (Savonarola docet), allo stesso non vogliamo essere assolutamente ascritti e, pertanto, proseguiamo con senso di responsabilità nell’azione amministrativa volta a perseguire il massimo interesse pubblico e preso appena atto che la Giunta regionale ha approvato la delibera che annunciavano i consiglieri di opposizione ci siamo attivati per fare quanto possibile affinché l’emanazione dei decreti attuativi ci trovi quanto più possibile pronti.

C’è qualcosa d’altro, e forse anche di peggiore, sul quale i cittadini vanno informati.

Tra le pendenze titaniche lasciate dopo 68 anni di governo di questi signori ve n’è anche una che assume i contorni del grottesco.

I cittadini sanno bene che gli aggiornamenti catastali sono uno degli obblighi ineludibili ai quali sono tenuti ad adempiere nel caso di modifiche al loro patrimonio immobiliare, pena pesanti sanzioni.

Lo sanno ancor meglio coloro i quali hanno visto rilevare irregolarità catastali sulle loro proprietà dal “Catasto” con i famosi voli e la rilevazione dei famigerati immobili fantasma.

Purtroppo, e qui davvero siamo al paradosso ed oltre, tra gli immobili non censiti al catasto ve ne sono di proprietà comunale.

Cioè, il comune di Montevarchi, ha importanti immobili ed una serie di infrastrutture stradali ed opere d’arte che nelle mappe catastali non esistono ed i sedimi sui quali effettivamente insistono sono classificati come seminativi arborati, boschi, frutteti e via discorrendo.

Per quale motivo si chiederanno legittimamente i cittadini contribuenti che hanno pagato le indennità a chi ha amministrato il comune per oltre mezzo secolo?

Semplice: aree sulle quali sono state realizzate le strade e altre opere a standard di tantissime lottizzazioni, fin dagli anni ’80, o non sono mai state cedute al comune o non sono mai state regolarizzate catastalmente come previsto dagli atti convenzionali.

Oggi un tecnico del settore edilizia è utilizzato in via continuativa proprio per la risoluzione di tali problematiche mentre potrebbe essere più proficuamente, anche per le casse dell’ente, attendere ad istruire le pratiche presentate dai cittadini. Un compito improbo quello di sanare situazioni incancrenite da decenni.

Ma anche in questo caso stiamo procedendo senza indugi.

Vi è ancora di più e, se possibile, di peggio: importanti immobili pubblici realizzati a seguito di appalti non sono censiti al catasto.

Un esempio su tutti il palazzo del nuoto è un immobile fantasma per il catasto.

La vasta area sulla quale è realizzato è ad oggi classificata come seminativo arborato al catasto terreni.

E questo stato di cose non solo costringerà la giunta a mettere in programma un progetto obiettivo di riallineamento catastale con le conseguenti risorse ma le impone di pagare il contributo di bonifica al consorzio per le aree che risultano ancora campi.

Questa la realtà che stiamo affrontando.

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