Regioni: approvata risoluzione Pd per maggiore autonomia Toscana

Su beni culturali e paesaggistici, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Respinta invece la proposta della Lega che chiedeva particolari forme di autonomia in tutte le materie

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   13 settembre 2017 16:22  |  Pubblicato in Politica, Arezzo


Approvata, con voto favorevole a maggioranza, una proposta di risoluzione presentata dai consiglieri Leonardo Marras, Eugenio Giani, Lucia De Robertis eMonia Monni (Pd) sull’avvio delle procedure finalizzate all’attribuzione di condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione. La proposta impegna la Giunta ad “attivare i passaggi necessari per dare impulso alla procedura di cui all’articolo 116 comma 3 della Costituzione, finalizzata ad ottenere forme d condizioni ulteriori di autonomia, con particolare riferimento alle materie attinenti ai beni culturali e paesaggistici e alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché a quelle che verranno eventualmente individuate nel corso del procedimento istruttorio”.

È stata invece respinta una proposta di risoluzione della Lega nord, presentata da Manuel Vescovi, che impegnava la Giunta regionale “ad avviare tutte le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato”.

La discussione in aula si è svolta proprio a partire dalla proposta della Lega, a cui si è aggiunta, in mattinata, la presentazione della risoluzione da parte del Pd.

“Quella per l’autonomia – ha detto Manuel Vescovi – è la madre di tutte le battaglie. Chiediamo di andare dai cittadini toscani e chiedere loro se vogliono maggiore autonomia, e dare delega al presidente Rossi di contrattare per ottenere maggiori poteri per la Toscana. Alcune Regioni e anche la Toscana ci hanno già provato in passato, senza successo. Per questo l’espressione popolare potrebbe conferire maggior potere contrattuale. Se le Regioni non guadagnano maggiori poteri, se non si cambia cioè il motore a questo paese che non va, ci attendono solo disservizi”.

Leonardo Marras (Pd) ha spiegato che “non esistono solo i referendum per chiedere maggiore autonomia, noi proponiamo un percorso di discussione seria. Dopo la bocciatura del referendum del 4 dicembre scorso, c’è la necessita di riprofilare i rapporti tra Stato e Regioni e tra Regioni ed enti locali”. “Riteniamo che la Toscana – ha proseguito – debba avere maggiori poteri in due settori, quello dei beni culturali e dell’ambiente”.

Elisa Montemagni (Lega Nord) ha osservato che “non è un caso che Rossi, dopo sette anni di mandato, inizi ad occuparsi di autonomia e di regionalismo solo quando la Lega Nord ha presentato il referendum. Noi chiediamo l’autonomia perché la Toscana se lo può permettere, può governare splendidamente quello che ha”.

Secondo Marco Casucci (Lega Nord), “se si chiede autonomia solo per alcune materie non siamo sulla strada giusta. Un referendum come in Lombardia e Veneto è condizione irrinunciabile, perché troppi tentativi passati sono rimasti senza frutto. L’obiettivo è trattenere i soldi dei toscani in Toscana, visto che attualmente ci vengono sfilati 8 miliardi l’anno”.

Elisabetta Meucci (Pd) “da vecchia regionalista”, ha ringraziato la Lega “per riconoscere alla Regione Toscana un livello e una qualificazione tale da poter aspirare ad amministrare in maggiore autonomia”.

Per Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra) siamo di fronte “a un dibattito un po’ surreale, e lo dico da regionalista convinto, perché in venti anni di governo la destra non ha mai fatto nulla per concedere autonomia alle Regioni e abbiamo alle spalle un referendum bocciato, presentato dal Pd, che toglieva potere alle Regioni”. “Detto questo – ha aggiunto – ritengo una buona strada affrontare un percorso che riprenda i temi del regionalismo, senza cedere a iniziative elettoralistiche come i referendum”.

Giovanni Donzelli (FdI) ha sottolineato di “non essere regionalista”. “Le Regioni – ha detto – sono strumenti imperfetti e sbagliati, un artifizio. La mia comunità è nazionale e i miei confini sono nazionali. La madre delle battaglie per me non è una maggiore autonomia, che non si capisce nemmeno che cosa voglia dire, ma il presidenzialismo, che permetterebbe di avere uno stato forte e in grado di governare”. Per questo ha annunciato il suo no a entrambe le risoluzioni.

Secondo Roberto Salvini (Lega Nord) “la Toscana, che si è salvata grazie alle sue eccellenze, deve esprimere al meglio le proprie potenzialità, e lo può fare solo sviluppando meglio i poteri che ha e inserendosi così con maggiore forza nel contesto nazionale. Si può cominciare a correre seriamente solo con un po’ più di autonomia”.

Claudio Borghi (Lega Nord) ha ricordato che “parliamo di autonomia partendo dall’articolo 5 della Costituzione, per cui c’è un bene, l’autonomia, che si pone in modo preminente rispetto all’attività legislativa dello Stato”. “L’autonomia – ha aggiunto Borghi – è importante perché è responsabilità, e noi cerchiamo il referendum per ovviare all’inerzia del legislatore. Autonomia, infine, non significa che noi togliamo risorse ad altri, ma che tratteniamo quelle necessarie per alcuni funzioni, che quindi non vengono più messe dallo Stato”.

Serena Spinelli (Mdp – Art. 1) ha citato l’articolo 5 della Costituzione sottolineando che “non vuol certo dire che ogni Regione si muove per conto proprio”. “Questo paese – ha detto – si salva solo se si tiene tutto insieme. Dopo il referendum bocciato è necessaria una riflessione e ristabilire il principio che lo Stato detta i principi che tengono insieme l’Italia e poi le Regioni agiscono nell’ambito delle proprie competenze. La risoluzione del Pd non mi convince, però l’impianto può essere qualcosa su cui lavorare”.

“La patria è dove batte il cuore – ha concluso Manuel Vescovi – ed è la valorizzazione delle differenze che ci fa grandi, non l’appiattimento e le imposizioni. La Toscana merita di avere tutte e 22 le competenze, perché i sistemi piccoli e organizzati funzionano meglio di quelli che non sanno nemmeno cosa succede. Siamo disponibili a raccogliere le 30mila firme di cittadini toscani necessarie per proseguire su questa strada”

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