Scalo merci Indicatore: approvata una variante per il rilancio dell'area

L'assessore all'urbanistica Sacchetti: "Diamo seguito alla richiesta della società Ali di ampliare le destinazioni anche verso i settori produttivi"

Su proposta dall’assessore all’urbanistica Marco Sacchetti è stata approvata una variante al piano particolareggiato per la zona della Carbonaia, a Ponte a Chiani.

“Obiettivi della variante – ha sottolineato l’assessore – sono: aumentare le possibilità di utilizzo dell’area produttiva ancora in corso di attuazione e consentire il completamento dei lotti residui e delle opere di urbanizzazione”.

Nello specifico la variante consente alle attività sia esistenti che di future di esercitare anche la vendita al dettaglio, il cosiddetto commercio congiunto. La superficie destinata alla vendita non potrà superare i 1.500 metri quadrati e dovrà essere garantita una dotazione di parcheggi conforme alla normativa vigente.

Ancora su proposta dall’assessore all’urbanistica Marco Sacchetti è stata approvata una variante al piano particolareggiato per lo scalo merci di Indicatore che ammette per l’area, restando invariati perimetro, volumetrie e superfici massime edificabili, le ulteriori destinazioni industriale e artigianale.

“In questo caso – ha dichiarato l’assessore – diamo seguito alla richiesta della società Ali di ampliare le destinazioni anche verso i settori produttivi. A oggi abbiamo sostanzialmente la rotatoria e l’accesso alla S.P. 21, il parcheggio e la viabilità interna dello scalo merci, peraltro non tutta, e il mercato ortofrutticolo. In merito alla stessa qualifica di ‘scalo merci’, le nuove destinazioni significano che abbiamo preso atto che lo stesso non si è realizzato, che quella è una destinazione che non va soppressa ma che non deve più, se vogliamo rilanciare l’area, risultare esclusiva”.

Matteo Bracciali: “se pregiudizialmente non c'è contrarietà a nuove destinazioni d'uso, rilevo come ci fosse uno strumento naturale come le osservazioni per dare a questa delibera una dimensione pubblica. L'interporto non è un'area banale, estrapolarla con una variante mi lascia qualche perplessità. Nella delibera si fa specifico riferimento ad attività interessate a investire nell'area ma c'è anche una comunità molto preoccupata sui suoi destini. Il rischio è che che su quella piattaforma urbanizzata possano insistere imprese comportanti impatto ambientale. È prevista quanto meno un'interconnessione con Indicatore e Pratantico, sul piano della mobilità? La comunità va coinvolta. Tenendo comunque l'attenzione alta sulla salubrità di queste attività future. E comunque 4 anni e mezzo fa la situazione era esattamente la stessa, il problema dell'interporto è stato affrontato incidentalmente in due occasioni”.

Luca Stella: “detto questo, qual è la soluzione a questo annoso problema? Non mi pare che emerga dall'intervento di Bracciali”.

Angiolino Piomboni: “quell'area è già pianificata, in questa sede si sta parlando di estendere le sue destinazioni. È più importante essere tempestivi per garantire interventi adeguati”.

Alessandro Caneschi: “il sindaco mesi fa ha esposto una sua idea, di fare dello scalo merci un'area svuota-cantine. È ancora valida, cos'è cambiato nel frattempo”?

Donato Caporali: “se lì vi si trasferisce un'area industriale, che insisterebbe su una superficie pari al doppio di quella della frazione, sarebbe un costo sociale. Se la logica è che 'un intervento andava comunque fatto', non è scontato che il futuro regali qualcosa di migliore”.

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Il fattore tempo – ha replicato l'assessore Marco Sacchetti – è rilevante perché la situazione della società proprietaria è molto critica. La speranza di questa variante è cercare di rilanciare l'area, con attività produttive caratterizzate da piccoli lotti. Mi aspetterei, ad esempio, attività di logistica perché l'area è ben accessibile. Ma questa filosofia deve attuarsi secondo logiche di mercato e non dirigistiche. Tutte le attività produttive che generano emissioni sono peraltro soggette a valutazione di impatto ambientale, procedura nella quale il Comune direbbe la sua e la cittadinanza sarebbe coinvolta. La nostra intenzione è prevenire un rischio: che l'area diventi una discarica”.

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