"Partiti sgangherati e la democrazia soffre". La lezione del prof Pasquino ad Arezzo

"In Italia i partiti sono sgangherati: di questa situazione soffrono sia la politica che la democrazia". E' stato il politologo di fama internazionale Gianfranco Pasquino, allievo di Norberto Bobbio, a tenere a battesimo la nuova sala conferenze...

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"In Italia i partiti sono sgangherati: di questa situazione soffrono sia la politica che la democrazia". E' stato il politologo di fama internazionale Gianfranco Pasquino, allievo di Norberto Bobbio, a tenere a battesimo la nuova sala conferenze della libreria Feltrinelli di Arezzo, appena trasferitasi da via Cavour a via Garibaldi. Un incontro che ha aperto il ciclo di tre eventi di formazione politica organizzati dai Giovani Democratici di Arezzo e dal coordinamento provinciale del Partito Democratico nell'ambito della Autumn School.

Presenti, oltre al professor Pasquino, anche il segretario provinciale del Pd Massimiliano Dindalini, quello dei Giovani democratici Jacopo Franci e il moderatore dell'evento, l'ex assessore provinciale Francesco Ruscelli.

Pasquino2Pasquino si è concentrato su una delle sue ultime pubblicazioni, edita dal Mulino e uscita nel 2014, dal titolo: "Partiti, istituzioni e democrazie". Un volume in cui si riflette sull'attuale situazione politica nazionale, anche in rapporto a quella degli altri Paesi europei.

"La crisi dei partiti in buona parte dell'Europa non esiste. I partiti non sono in crisi, hanno dei problemi magari, ma riescono ancora a reggere e hanno alle loro spalle una lunga storia. Il nostro partito più longevo è la Lega Nord, nato nel 1987 e affermatosi nei primi anni '90". I mali degli attuali partiti, Pasquino li spiega così: "Noi siamo così messi perché i due partiti principali della Prima Repubblica non hanno fatto una riforma interna adeguata e non sono stati in grado di rinnovarsi. I democristiani sono arrivati esausti agli anni '90, così come il Pci. Nel partito comunista troppo a lungo è stata rimandata la presa di distanza dall'Urss. E così, tra il 1992 e il 1994 abbiamo assistito al crollo di tutti e due per mancanza di rinnovamento". Quindi una riflessione sull'attualità della politica e dei partiti. "C'è un eccessiva spinta alla leadership. Ma in questo modo non si rafforza un partito, lo si indebolisce. Per esempio, l'idea di Grillo di togliere il suo nome dal simbolo è ottima, rafforza il Movimento 5 Stelle. Non serve un uomo solo al comando, ci vuole invece una dirigenza forte. E cosa succede quando i partiti sono deboli? Laddove i partiti sono sgangherati, la politica e la democrazia funzionano male. E in Italia siamo malmessi". @MattiaCialini

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