Nuove Acque, le reazioni politiche di Potere al Popolo e Liberi e Uguali. Bardelli: "Estra? Prima gli interessi dei cittadini"

Aumento delle tariffe, ingresso di Estra in Nuove Acque e proroga della concessione di tre anni? Sono i temi sul tavolo della politica in questi giorni, in vista dell'assemblea territoriale dei sindaci di giovedì prossimo. Estra, intanto è da...

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Aumento delle tariffe, ingresso di Estra in Nuove Acque e proroga della concessione di tre anni? Sono i temi sul tavolo della politica in questi giorni, in vista dell'assemblea territoriale dei sindaci di giovedì prossimo.

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Estra, intanto è da ricordare che è una società per azioni e che presto sarà completata la procedure per la sua quotazione in Borsa. Proprio su questo punto batte la presa di posizione del consigliere comunale Roberto Bardelli del gruppo misto, esponenti del Movimento Nazionale per la sovranità "Mi sembra lampante, quasi una ovvietà, non prorogare la concessione del servizio idrico all’attuale gestore Nuove Acque. Il servizio reso in questi anni è stato, sotto certi punti di vista, migliorativo. Vedi ad esempio la possibilità di bere acqua dal rubinetto perché veramente di qualità. Ma sono tantissime le pecche, a partire dal prezzo esagerato dell’acqua stessa all’arroganza nel trattare il cittadino/utente che sfocia spesso nel ridicolo, agli investimenti a singhiozzo."

Secondo Bardelli la motivazione addotta da Nuove Acque per la proroga non regge: "Se chiedono altri tre anni perché secondo gli amministratori la rete è vecchia, gli impianti da rivedere e da sostituire e via con altre motivazioni, mi interrogo su cosa hanno fatto in questi diciassette anni, visto che la scusa per i continui e assurdi aumenti delle tariffe erano “importanti e fondamentali investimenti”." Qualche colpa la distribuisce anche ai comuni: "C’è altresì da notare che chi doveva controllare, in primis il socio di maggioranza che è pubblico e in particolare i sindaci dei Comuni, mai è intervenuto a gamba tesa sulle varie distorsioni e problematiche che Nuove Acque ha creato e non ha saputo ben gestire. Una quasi omertà che ha alimentato ancora di più insofferenza e malcelato astio nei confronti del servizio idrico da parte del cittadino, spennato sempre e comunque." E il ruolo possibile di Estra? "Per correttezza va anche specificato che se Estra dovesse acquisire quote di Nuove Acque da altri soci privati, non è vero che il controllo sulla gestione delle acque tornerà pubblico in automatico. La natura sociale di Estra è quella di una società per azioni che ha come obiettivo quello di fare profitti, senza dimenticare che a breve dovrà essere quotata in Borsa. La prudenza che c’impone il nostro ruolo in questo momento è quello di fare esclusivamente l’interesse del cittadino e di valutare con attenzione tutte le vie che sono percorribili e possibili, non limitandosi a logiche di partito o a interessi di parte. Una scelta così importante non è una partita di calcio dove si tifa a priori per la maglia che ci piace di più, ma per quella che faccia gli interessi di una comunità." Nel dibattito entra anche Potere al Popolo di Arezzo: "Tutti si riempiono la bocca “la gestione dell’acqua deve essere pubblica” ma poi una volta eletti la maggior parte dei sindaci si allinea, alle volontà del gestore privato che trae profitti, essendo di fatto controllato da multinazionali e invece di fare investimento acquista quote in borsa. Il 2024 poteva essere l’anno della svolta con la quale gli impianti e la gestione idrica sarebbero potuti rientrare in mano ad enti pubblici che per definizione non hanno interesse alla speculazione ma al reinvestimento e all’adeguamento. Potere al Popolo, che al suo interno vede persone e realtà che da sempre si sono impegnate su questo tema e hanno contrastato ogni forma di privatizzazione, promuove e chiede la pubblicizzazione dell’acqua in tutto il territorio nazionale e soprattutto contrasta i profitti e le speculazioni fatte con la scusa degli “ammodernamenti”. Ammodernamenti finanziati con mutui bancari che le società di gestione non riescono ad onorare (come successo ad Arezzo) e il cui costo viene scaricato sull’utente applicando ogni anno un aumento tariffario destinato proprio a coprire le rate dei mutui che il privato sta versando. Questo sistema non è più sostenibile, grava esclusivamente sui cittadini favorendo le lobby dei capitali che vanno a finire addirittura all’estero. Auspichiamo che i sindaci della provincia di Arezzo sappiano valutare a fondo questa proposta e non assecondino chi con l'acqua intende continuare l'arricchimento di pochi a scapito di famiglie e imprese, sempre più spesso in difficoltà. Auspichiamo che i sindaci ragionino con la propria testa e rappresentino il volere dei propri concittadini disobbedendo alle direttive impartite dai partiti e/o dai vari centri di potere." Si sofferma a fare i conti invece la compagine politica di Liberi e Uguali che ha sul territorio tre portavoce come Daniele Farsetti, Guido Pasquetti e Andrea Vignini: Una nuova gara e i debiti di Nuove Acque. "Innanzitutto è bene ricordare che Nuove Acque gestisce la somministrazione dell’acqua, bene pubblico, quale concessionario in nome e per conto dei Comuni che sono proprietari degli acquedotti. Alla naturale scadenza della concessione, nel giugno 2023, i comuni potranno decidere di ri-pubblicizzare il servizio idrico, ovvero di assegnarlo in concessione ad altro soggetto tramite una pubblica gara. Affinché tale gara sia corretta è necessario che alla data di scadenza della concessione i debiti contratti da Nuove Acque con le banche per gli investimenti sull’acquedotto siano azzerati o massimamente ridotti, per evitare che l’esistenza di un rilevante residuo debito costituisca un deterrente che scoraggi nuovi eventuali soggetti a partecipare all’assegnazione della nuova concessione. Tale nuova gara, infatti, in presenza di un debito residuo, dovrà, necessariamente, prevedere anche il trasferimento dell’esposizione debitoria di Nuove Acque in capo al vincitore della stessa, a meno che tali debiti non siano azzerati perché posti a carico dei comuni, cioè dei cittadini." Ma vediamo le cifre. "A fine 2017 l’indebitamento di Nuove Acque con le banche era pari a circa 40 milioni di euro, da rimborsare con ratei annuali da 10 milioni sino al 2021. Per trovare questi 10 milioni si è proceduto all’aumento annuo delle tariffe di circa il 5% (quasi il massimo consentito) che, tuttavia, non pare essere sufficiente perché, gli utili netti conseguibili anche a seguito di tale aumento tariffario, si attesteranno sui 5 milioni di euro annui. Mancherebbero al conto, quindi, 5 milioni di euro all’anno per ciascuno dei prossimi quattro anni, quando il debito residuo ammonterà a 20 milioni di Euro. Nonostante questa notevole esposizione debitoria i soci privati e pubblici (cioè i comuni) di Nuove Acque, si spartiscono circa 2 milioni di euro l’anno a titolo di dividendi che dovrebbero essere invece destinati alla riduzione del debito. Insomma, la gestione di Nuove Acque fa sì che i cittadini subiscano considerevoli aumenti della tariffa dell’acqua non per abbattere i debiti contratti da chi gestisce il servizio idrico, ma per destinare una buona parte degli utili conseguenti (2 milioni su 5) alle casse dei soci privati e dei comuni sotto forma di dividendi." Che succederà nel 2024? "Allo scadere della concessione, il debito residuo con le banche sarà di svariati milioni di euro, con il rischio che esso possa gravare sulle casse pubbliche, cioè sulle tasche di quegli stessi cittadini a cui oggi è chiesto un importante sforzo contributivo in bolletta. La soluzione di questo rovello escogitata da Nuove Acque è semplice: allungare i termini della concessione sino al 2027, ma a quale scopo? La motivazione ufficiale è quella di rimettere apposto i conti, ma il sospetto è che i soci di Nuove Acque vogliano garantirsi per un altro decennio 2 milioni di euro l’anno a titolo di dividendi. Inoltre, la proposta avanzata da Nuove Acque ai soci pubblici, ovvero ai sindaci dei comuni consorziati, cioè allungare la concessione sino al 2027 per rimettere apposto i conti, non è credibile nel suo complesso: realizzare 114 milioni di investimenti da qui al 2024 (raddoppiandoli rispetto a quanto oggi previsto) riducendo al contempo gli aumenti tariffari annui ai minimi termini (cioè dell'1,2%- 1,8% circa, a fronte degli attuali, che si aggirano sul 5%). E’ facile capire che ciò è una Chimera, se si considera che oggi, con le tariffe ai massimi, non si riescono a pagare i debiti contratti con le banche. Lo capiranno anche i nostri sindaci? Cosa propone Liberi e Uguali? "Se i sindaci consorziati in Nuove Acque volessero fare veramente gli interessi dei cittadini, dovrebbero: 1) non approvare la proroga della concessione a Nuove Acque sino al 2027; 2) opporsi alla divisione degli utili e reinvestirli per diminuire il debito nei confronti delle banche, la qualcosa consentirebbe anche di ridurre gli aumenti tariffari; 3) diminuire considerevolmente le somme destinate alle “prestazioni accessorie” cioè alle consulenze e alla remunerazione per l’apporto del know-how che a fine concessione sono voci di spesa mal giustificabili (si parla di una posta che vale circa un milione di euro); 4) prendere atto, a fine scadenza della concessione, che la gestione privata del servizio idrico è stata un’esperienza fallimentare, se è vero che nel nostro comprensorio paghiamo tariffe che sono tra le più alte in Italia; 5) prendere atto del significato politico dell’esito del Referendum del 2011 che era nel senso della pubblicizzazione del servizio idrico e che pare essere stato dimenticato da molti."

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