Bianconi scrive a Tiziana Nisini: "Angelo Rossi è stato ironico, non meritava strali rozzi e arruffati"

Poi tende la mano alla senatrice della Lega: "Collabori a un centrodestra maturo, credibile, competente, lontano e fuori dalle risse da trivio, dagli interessi personali e dai padrinati"

Riceviamo e pubblicamo dall'ex parlamentare aretino Maurizio Bianconi, che si rivolge alla senatrice Tiziana Nisini.

Egr. senatore Tiziana Nisini,

Non ho il piacere di conoscerLa personalmente, essendo sopravvenuta nella scena locale e nazionale mentre io ne uscivo, ma debbo supporre, dai risultati, che Lei sia un numero uno, per il che il piacere che non ho avuto, non è soltanto di maniera.

La sua folgorante carriera l’ha portata nel giro di un pugno di anni ad un assessorato in un capoluogo che non conosceva. La  scelta operata, per così dire, ’fuori sede’ attesta di una stima del partito nei suoi confronti non comune. Poi senatore della Repubblica, carica alla quale non assurse mai nessuno degli sindaci o assessori suoi predecessori, né conterranei sia aretini che senesi, di questa metà del cielo. Infine plenipotenziaria in un territorio non suo, del più’ grande partito d’Italia, in una regione rossa per tradizione.

Ebbene per Lei la politica, il ragionamento politico, la progettualità, non rappresentano optional, per Lei sono o dovrebbero essere il pane quotidiano.

Non è da Lei il lancio di strali, mi scusi, un po’ rozzo e arruffato, su quel consigliere comunale, che di errori tanti ne commise, come fidarsi di una mia speranza mal riposta o iscriversi ad un gruppo di un partito sul quale non dico nulla, avendo già detto tutto: i fatti e misfatti (politici) locali e nazionali, ma che stavolta si è limitato ad una doverosa, quanto ovvia constatazione, anche ironica, sulla trista fine di una grande opportunità.

Nisini: "Rossi esca dalla maggioranza"

Senatore, la velina da Minculpop  dell’esordio del suo comunicato, rammenta i diktat staraciani o per rimanere fra noi, mi ha richiamato alla memoria i comunicati che l’ineffabile allora neo senatore Del Pace ci propinava per spiegare l’intervento sovietico in Cecoslovacchia.

Il presidente Salvini  l’ha fatta fuori dal vaso e in quattro e quattr’otto da macchinista, s’è trovato fuori dal treno senza neanche il bagaglio a mano. E’ andata. Sia di lezione: non si governa con spot e tweet. Anche a Castro la prima andò male, ma si rifece. Anche a Mussolini, Hitler, Nixon, Mitterand, i Savoia. Non è detta l’ultima parola. Ma, mi consenta, adesso che sono fuori dai giochi  e dunque privo di reali interessi, colga quest’opportunità per collaborare all’organizzazione di un centrodestra maturo, credibile, competente, lontano e fuori dalle risse da trivio, dagli interessi personali e dai padrinati. Questo sarebbe un gesto utile all’Italia e rivoluzionario. Ma per essere dei veri rivoluzionari, diceva chi se ne intendeva, ci vogliono, pazienza, umiltà, senso dell’ironia. Allora  un esamino di coscienza preventivo forse Le sarebbe salutare.

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