Giorno del ricordo, campo di accoglienza di Laterina diventi un museo. Il discorso di Simona Neri

La visita delle istituzioni ai luoghi che ospitarono i profughi giuliano dalmati

"Ciò che rimane del PG82 ovvero il campo di accoglienza dei profughi istriani e dalmati deve diventare un museo del ricordo e della tolleranza verso chi fugge da sofferenza e dolore, senza strumentalizzazioni." Questo il messaggio lanciato oggi da Simona Neri, primo cittadino del comune di Laterina Pergine Valdarno in occasione delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo dei martiri delle Foibe che si sono tenute proprio a Laterina nei luoghi in cui furono ospitati i profughi giuliano dalmati.

Simona Neri porge così "un ringraziamento a tutti coloro che questa mattina insieme alla Presidente Chiassai, il Sindaco Ghinelli, i rappresentati del Consiglio Regionale, le istituzioni militari e le associazioni hanno partecipato alla cerimonia di commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo. Il nostro campo profughi di Laterina vide passare oltre 4mila profughi dal 1948 al 1963 anno in cui fu chiuso. Abbiamo depositato un mazzo di fiori davanti al cippo commemorativo voluto nel 1999 dall’allora sindaco Rosetta Roselli, è grazie alla sua sensibilità che qui la memoria è rimasta viva e onorata”.

Il discorso integrale pronunciato questa mattina da Simona Neri:

"Benvenuti, ringrazio per la partecipazione all'evento di quest'oggi le Autorità civili, militari e le associazioni. Ringrazio, il presidente della Provincia di Arezzo per essere intervenuta oggi, a Laterina in occasione della celebrazione del “Giorno del Ricordo”, istituito al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Un “Ricordo” che ha riguardato, nel periodo subito dopo la seconda guerra mondiale, anche la storia di Laterina e del suo campo di prigionia che diviene, in quell'occasione, centro d'accoglienza.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, che vide passare l'Istria sotto la sovranità jugoslava e la città di Trieste divisa in due zone di occupazione, cominciò il flusso di profughi, per i quali furono organizzati appositi centri di raccolta. Un esodo di massa che ha interessato un numero di profughi stimati di 350mila unità, che si è riversato in gran parte nella penisola, ponendo enormi problemi di accoglienza. Dal 1948 iniziarono ad arrivare a Laterina i primi esuli provenienti dalla Venezia Giulia, dalla Dalmazia, dal Dodecanneso. C'è una diversificazione notevole nelle provenienze durante il tempo: nel 1949 i profughi venivano soprattutto da Udine e da Valona, nel 1950 da Pola, Fiume e dall'Istria, nel 1952 da Pola, Fiume e Zara, nel 1953 ci furono anche un paio di ospiti provenienti dalla Romania. Dopodiche a partire da metà anni 50 arrivarono profughi provenienti dall'africa settentrionale in particolare dalla Libia e poi, a partire dal 1960, dalla Tunisia. Il campo è stato chiuso nel 1963 con soli 107 profughi rimasti, mentre nei primi anni '50 si erano raggiunte le 2000 unità.

Esodo ed uccisione di migliaia di persone nella tragedia delle foibe. Zone, quelle del confine orientale tormentate e tribolate, con una storia complicata e contesa, frammentata e conflittuale quasi fino ai giorni nostri. La storia su questi fatti e su questi luoghi ha il compito difficile, ma necessario, di ricostruire fatti e avvenimenti in modo chiaro e senza indulgenze per nessuno, in modo obiettivo per non lasciare all'interpretazione e al suo possibile danno il protagonismo su questi fatti.

Condividiamo la memoria con la comunità giuliano-dalmata, la restituzione corretta della ricostruzione storica è doverosa: che le vittime delle foibe siano un monito autentico perché le persecuzioni e gli esodi siano considerati un dramma. Ricordare con pacificazione, ma con severità e consapevolezza, un episodio della nostra storia evitando che su questi temi il confronto sia fazioso o strumentalizzato politicamente.

Da rappresentanti delle Istituzioni, garanti di tutti, siamo impegnati a guardare ai fatti storici con obiettività e valore morale, siamo impegnati a collaborare per far sì che ciò che di terribile è avvenuto, non avvenga più: che la nostra democrazia e la nostra libertà, conquistate a caro prezzo, siano a baluardo di qualsiasi repressione e di qualsiasi cecità politica.

Ricordiamo l'esodo di un popolo, quello giuliano-dalmata, espulso, sradicato, privato della propria patria. 
Valorizziamo il loro patrimonio culturale, letterario e storico. Guardiamo però ai profughi di oggi, ed a tutti i bambini che sono morti nella traversata, con dolore, con umanità, con gli occhi di chi vuole capire e conoscere per risolvere e non lasciare ciascuno al proprio destino, con gli occhi di chi vuole aiutare.

Ricordare il dramma delle foibe e dei profughi può aiutarci a dare una linea comune: quella della tolleranza e del riconoscimento della dignità umana, per una convivenza pacifica.

Viva l'Italia, viva la nostra Repubblica!"

Alla giornata ha preso parte anche il consigliere comunale e regionale della Lega Marco Casucci:

“Occorre l’impegno di tutti per non far cadere nell’oblio eccidi e stragi” 

Alle celebrazioni ha preso parte il sindaco di Laterina Pergine Valdarno Simona Neri,  la presidente della provincia Silvia Chiassai, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e il consigliere comunale Roberto Bardelli che proprio ieri era presente alle celebrazioni a Roma convocato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il Ricordo delle vittime delle Foibe, riconoscendo il suo impegno da anni per questo giusto riconoscimento.

“Occorre l’impegno di tutti affinché non cadono nell’oblio eccidi e stragi. Il ricordo dell’Olocausto è per me sacro come quello delle vittime delle Foibe - ha commentato Casucci -  Ricordare è un dovere come uomo e come politico, e ricordare per quello che è stato, così come ha fatto il Presidente Mattarella che ha detto no ai negazionismi parlando delle Foibe non come conseguenza di una ritorsione contro i torti del fascismo ma come odio comunista slavo. E’ ora di dare anche attuazione alla mozione da me presentata e approvata dall’aula sul riconoscimento del genocidio armeno”.

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