Ghinelli tuona contro Estar: "Tempi biblici per la Pet: due anni per predisporre il bando d’acquisto"

Il primo cittadino e l'assessore Lucia Tanti in una dichiarazione congiunta: "Via la centrale Estar, via le aslone, subito un vero piano per il San Donato"

"Due anni per avviare il bando per l'acquisto di una Pet".  Il sindaco Alessandro Ghielli e l'assessore Lucia Tanti, con una nota dai toni perentori, tuonano contro Estar - l'ente di supporto tecnico-amministrativo regionale che svolge funzioni tecniche, amministrative e di supporto delle aziende sanitarie - per i lunghi tempi impiegati per l'acquisto del nuovo, prezioso, strumento. 

“Siamo d’accordo sulla necessità di snellire le regole di acquisto dei macchinari utilizzati in ambito medico, sburocratizzando in maniera decisa ogni processo, seppure garantendo correttezza nelle procedure ed efficacia nelle scelte. Tuttavia non è esattamente questo il problema che abbiamo ad Arezzo e in tutta la Toscana. Il nostro problema in tema di iter di acquisto ha un nome e si chiama Estar, centrale unica regionale che impiega due anni solo per mettere a punto il bando che precede i percorsi ordinari per acquisire il macchinario richiesto". 

Il primo cittadino e l'assessore entrano nel merito dell'iter e, non senza polemica, affermano:

"Due anni non per comprare una Pet – che già sarebbe mostruoso di per sé – ma per predisporre le carte utili ad avviarne l’acquisto sono tempi dell’altro mondo. Però purtroppo sono tempi di questa Regione".

Dagli stati generali della sanità aretina, fortemente voluti dal sindaco Ghinelli, a cui ancora la Regione deve dare risposte di natura politica - si legge nella nota -  sono emersi "molti elementi di debolezza del sistema sanitario toscano, a partire dalle aslone di cui ribadiamo la necessità dell’abolizione, fino ad un sistema di distribuzione degli investimenti che penalizza la Toscana del sud, destinataria di un misero 5,11% del totale dei denari riversati nel territorio. Tutto ciò, con l’aggiunta della grande questione San Donato, trattata con imperdonabile negligenza negli investimenti e nelle strategie, a fronte di professionisti che sono un valore per la città e a cui bisognerebbe dare risposte più che pannicelli caldi".

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Questi dati si commentano da soli e manifestano come ormai il sistema sia su troppi aspetti indifendibile, pur nella consapevolezza di molti punti di forza che le politiche di questi anni stanno progressivamente fiaccando. In conclusione, rispetto alla Pet story, serve a poco, nell’ottica di un ragionamento generale, cercare di buttare la palla in tribuna, andando a richiamare norme nazionali – che certo vanno riviste – quando il tema vero e ormai non più rinviabile è quello di una rivisitazione profonda del sistema sanitario regionale. E’ necessario tenere conto del ruolo dei sindaci e dei territori, mettere al centro professionisti e cittadini e ispirarsi a quel modello di sanità a chilometro zero di cui sentiamo il bisogno come reazione ad una sanità centralistica e centralizzata che ormai ha fatto il suo tempo. Questa vicenda ne è un esempio emblematico e sconfortante, che andrebbe affrontato per quello che è e non volutamente annacquato con una difesa d’ufficio”.

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