Esposto park Baldaccio. Ghinelli replica: “Equivoco dei revisori. Noi abbiamo agito correttamente”

Dal collegio dei revisori dei conti arriva un referto dove viene fortemente contestata la delibera dello scorso luglio e dove vengono anche ipotizzate delle irregolarità gestionali. Un atto ufficiale inviato sotto forma di esposto sia alla Procura di Arezzo che alla Procura della Corte dei Conti della Toscana.

Claudia Failli
Claudia Failli
Invia per email  |  Stampa  |   14 novembre 2017 15:12  |  Pubblicato in Politica, Arezzo

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“Sul caso specifico c’è un equivoco di fondo che ha portato a questa situazione”.

E’ ancora una volta l‘area parcheggio Baldaccio a finire sotto i riflettori della cronaca locale per il suo destino quanto meno tormentato.

Soltanto lo scorso luglio con una delibera apposita il consiglio comunale aveva stabilito la riassegnazione gestionale dell’intera area all’amministrazione comunale.
Gli intenti della manovra, così come allora sottolineò il sindaco Alessandro Ghinelli, riguardavano la possibilità di valorizzare e riqualificare quella struttura rimasta per troppo tempo ai margini del sistema sosta cittadino.

Ma, a distanza di pochi mesi da quella data, ecco l’ultimo colpo di scena.
Dal collegio dei revisori dei conti arriva un referto dove viene fortemente contestata la delibera dello scorso luglio e dove vengono anche ipotizzate delle irregolarità gestionali. Un atto ufficiale inviato sotto forma di esposto sia alla Procura di Arezzo che alla Procura della Corte dei Conti della Toscana. 

Una situazione senza precedenti e che, secondo il primo cittadino di Arezzo, è frutto di un equivoco specifico.

“E’ evidente che la vicenda si basa su un equivoco di fondo – spiega il primo cittadino – Il collegio dei revisori dei conti ha nuovamente puntato il dito sulla questione perché convinto (almeno 2 su 3 dei suoi componenti lo sono stati) che la delibera approvata la scorsa estate la stessa sulla quale avevano stato dato parere negativo. Ovviamente non è questo il caso. E’ cambiato l’istituto e si è passati da una procedura di transazione ad una di risoluzione anticipata. Per quest’ultima il parere il parere del collegio non doveva essere neppure chiesto. Detto questo, i revisori erano in possesso della delibera prima che venisse discussa nella riunione dell’assise cittadina. Se vi avessero ravvisavano delle anomalie potevano tranquillamente prendere parte al consiglio comunale e rappresentare le incongruenze a tutti i presenti così come è stato fatto a suo tempo all’interno in Provincia di Arezzo. Ciò non è avvenuto e adesso, a distanza di mesi, arriva un referto dove viene contestato il procedimento. Sinceramente, a nostro avviso, uno scrupolo eccessivo e fuoriluogo. Da parte mia, quest’oggi ho ritenuto doveroso rassicurare tutti i consiglieri comunali che la pratica è stata svolta nella più totale trasparenza e in conformità alla legge”.

Ma questo secondo parere negativo cosa comporterà all’atto pratico?
“Nessuno rallentamento sulle attività di riqualificazione – prosegue il sindaco – noi abbiamo controdedotto rispetto alle argomentazioni sollevate dal collegio dei revisori dei conti e le abbiamo trasmesse agli stessi organi dove loro hanno spedito le loro ovvero: consiglio comunale di Arezzo, Procura di Arezzo e Procura della Corte dei Conti della Toscana”.

L’intervento di Ghinelli in consiglio comunale

Il Collegio dei Revisori dei Conti ha trasmesso al Consiglio Comunale e contestualmente alla Procura della Repubblica di Arezzo e alla Procura presso la Corte dei Conti della Toscana, un referto per presunte gravi irregolarità di gestione relative all’approvazione della recente delibera del Consiglio Comunale relativa alla risoluzione anticipata consensuale della convenzione tra il Comune e un privato avente per oggetto il parcheggio BaldaccioNella nota lo stesso Collegio sottolinea che la proposta di delibera era già stata sottoposta due volte al suo parere e che in entrambe le volte era stato dato parere negativo. Le due proposte in questione erano state inviate al Collegio sulla base del presupposto che avessero a oggetto una transazione, atto che è sottoposto al parere preventivo, pur non vincolante, del Collegio dei Revisori dei Conti. La delibera di cui si parla, qualificata come risoluzione consensuale anticipata, non è stata nuovamente trasmessa al predetto organo di revisione: ed è sulla base di tale assunto che i revisori sostengono che il nuovo procedimento avesse come finalità quello di escludere la necessità di un loro nuovo parere e pertanto che è stato eluso il loro controllo. Il Collegio ritiene inoltre che l’atto sia sostanzialmente identico a quelli precedenti e ravvisa una contraddizione rispetto al passato. Non è così, a partire dalla natura giuridica dell’atto configurabile come risoluzione consensuale, anziché, come inizialmente previsto, ‘transazione “economica’, questione sulla quale è stato acquisito anche un parere notarile. Infatti giurisprudenza e dottrina sono concordi nel ritenere che nella risoluzione consensuale difetta proprio quel conflitto giuridico, la ‘lite’, che invece è il presupposto per la transazione. Peraltro il Comune di Arezzo, in linea con l’orientamento giurisprudenziale della Corte dei Conti in materia di risoluzioni consensuali, nella nuova deliberazione consiliare ha evitato di accollarsi oneri impropri e ha inserito tra le poste attive e passive unicamente i corrispettivi dovuti da entrambe le parti, senza prevedere alcuna ipotesi di reciproche concessioni.

Altra affermazione destituita di fondamento è quella che ‘il mutamento della natura giuridica dell’atto avrebbe come finalità quella di eludere la necessità di richiedere il parere del Collegio atteso che la nuova deliberazione consiliare sarebbe sostanzialmente identica alla precedente’. In questa affermazione c’è una palese contraddizione. Se i due atti deliberativi fossero identici, ne conseguirebbe che il parere espresso dal Collegio dei Revisori sulla precedente deliberazione sarebbe valido anche per quella in oggetto e come tale non ci sarebbe stata la necessità di richiedere un nuovo parere. In realtà, in essa l’amministrazione comunale ha dedicato un paragrafo alle osservazioni del Collegio dei Revisori dei Conti, tutte puntualmente controdedotte nell’allegata relazione tecnica: tali controdeduzioni sono state fatte oggetto della deliberazione e della sua approvazione, a dimostrazione che l’amministrazione comunale non aveva alcun intendimento di eludere le osservazioni del Collegio dei Revisori dei Conti. Si ribadisce però che si è controdedotto alle osservazioni unicamente per rispetto dei principi di trasparenza e perché esse riguardavano aspetti generali connessi anche alla delibera in questione, benché l’ultima deliberazione fosse profondamente diversa rispetto alla precedente, sia per l’inquadramento giuridico, ma soprattutto per i mutati presupposti di fatto. La pretestuosità dell’argomentazione addotta dal Collegio peraltro è dimostrata anche dalla considerazione che questa amministrazione ha avvisato previamente il Collegio dell’adozione della delibera in Consiglio Comunale e il Presidente del Collegio ha richiesto e ottenuto quattro giorni prima della seduta consiliare la proposta di deliberazione. Se il Collegio avesse avuto dei dubbi sulla legittimità della procedura avrebbe avuto il tempo per segnalarlo al Consiglio Comunale, anche eventualmente intervenendo personalmente in quella sede. Al contrario, il Collegio non ha avuto nulla da eccepire e, a distanza di quattro mesi, porta ora a conoscenza del Consiglio la presunta irregolarità gestionale. Nel merito delle considerazioni del referto inoltre va precisato che l’ultima deliberazione consiliare non è affatto, come sostiene il Collegio, sostanzialmente identica alla proposta di delibera precedente. Qui basti solo evidenziare che è stata rivista completamente l’impostazione delle poste attive e passive: la loro differenza si spiega con il fatto che nella nuova versione, seguendo la linea della risoluzione consensuale, sono stati inseriti  a valore tutti gli oneri e gli obblighi a termini della convenzione originaria, compresi i valori dei canoni e delle spese condominiali future.

A corollario della pretestuosità delle affermazioni del Collegio dei Revisori, emerge quanto evidenziato dagli stessi nel referto, laddove individuerebbero nella figura del segretario generale il soggetto a cui farebbe capo l’iniziativa relativa all’approvazione della delibera consiliare del Baldaccio e nel contempo si collega questa azione alla precedente, oggetto di referto per gravi irregolarità, riguardante la sottoscrizione dei contratti collettivi integrativi del personale dipendente relativi agli anni 2015 e 2016, caso anche questo in cui il Collegio ha mosso osservazioni sul fatto che si sarebbe omesso di richiedere il loro parere: circostanza controdedotta puntualmente sia nella delibera di autorizzazione alla stipulazione del contratto che nelle osservazioni del segretario generale. Ma vi è di più: la decisione di sottoscrivere i contratti collettivi decentrati relativi agli anni 2015 e 2016 era basata sul presupposto di aver ottenuto un parere favorevole della Corte dei Conti per la Toscana sulle questioni relative alla costituzione del fondo del salario accessorio. Nel corso del 2017 quest’amministrazione al fine di poter sottoscrivere il nuovo contratto decentrato, sempre sulla base di tale orientamento espresso dalla Corte dei Conti, ha provveduto a inviare al Collegio, per il prescritto controllo dei revisori, la bozza contrattuale: il predetto Collegio, dopo aver impiegato oltre due mesi per il rilascio di tale parere, mentre la normativa prevede un termine massimo di 15 giorni per tale adempimento, e quindi contravvenendo ai propri obblighi di servizio, ha nuovamente espresso un parere negativo identico a quello dell’anno precedente. A una esplicita richiesta del segretario generale e del dirigente del personale, se fosse stato tenuto in debito conto il parere della Corte dei Conti, anche in considerazione degli speciali poteri di indirizzo assegnati al predetto organo contabile, il Collegio ha addirittura eccepito l’incompetenza del supremo organo di controllo in materia di contabilità pubblica. È evidente, quindi, che ci troviamo di fronte a un comportamento contrario ai doveri di leale collaborazione da parte del Collegio dei Revisori e che l’iter procedurale che ha portato all’approvazione della delibera di Consiglio Comunale relativa alla pratica della risoluzione consensuale della concessione del parcheggio Baldaccio non può essere addebitata al segretario generale. La pratica, infatti, gestita con la partecipazione di numerosi uffici, ha visto come responsabile del procedimento il dirigente dell’area urbanistica. Notoriamente, il segretario generale ha un ruolo di supporto e di consulenza giuridica. Anche in questa circostanza il Collegio dimostra scarsa conoscenza della materia e dà l’impressione di anteporre delle questioni personali. Sulle gravi e immotivate accuse lanciate nei confronti di detto funzionario e sui riflessi inevitabili all’immagine dell’amministrazione comunale che tali considerazioni producono, ovviamente, ci si riserva di agire per le vie giudiziarie. Infine, ancora a testimonianza dell’atteggiamento persecutorio e di disprezzo delle regole, rilevo che nel caso di trasmissione della denuncia penale, il Collegio dei Revisori dei Conti non deve fornire notizia né all’amministrazione controllata, né alle amministrazioni vigilanti stante quanto previsto dall’articolo 329 del codice di procedura penale, fermo restando che della decisione e delle modalità con le quali la stessa è stata definita, deve essere lasciata traccia documentale nelle carte del Collegio”.

 Claudia Failli 
Claudia FailliValdarnese di nascita e aretina di adozione. Cittadina del mondo grazie al web (cit.). Appassionata di fotografia, video e social network. Il mondo lo guardo da un oblò ma non mi annoio nemmeno un po'.
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