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Maxi inchiesta. Il sindaco al consiglio comunale: "Non sarà questa l'aula per un processo di piazza"

Il primo cittadino di Arezzo, Alessandro Ghinelli, ha dato conto della propria posizione in merito all'inchiesta che lo vede tra gli indagati

 

Con un intervento di circa 30 minuti il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, ha fornito la propria versione in merito allo scandalo giudiziario che lo vede coinvolto in qualità di indagato. Dopo la notifica di chiusura delle indagini preliminari, per quello che attiene la vicenda Coingas-Multiservizi-Estra, il primo cittadino è tra i tredici che dovranno rispondere alla procura della Repubblica di fatti e presunti illeciti che sarebbero stati commessi negli anni passati. Le accuse mosse nei suoi confronti sono: abuso d'ufficio e favoreggiamento.

Come è noto, l'inchiesta prende in considerazione tre filoni. Il primo riguarda le "consulenze d'oro" fornite dal commercialista Marco Cocci e dall'avvocato Pier Ettore Olivetti Rason alla società partecipata Coingas. Il secondo invece è quello che trova spunto dal conferimento a Luca Amendola del ruolo di presidente di un'altra società partecipata, Arezzo Multiservizi, nomina che, secondo l'impianto accusatorio della procura, sarebbe avvenuta a seguito di una promessa di scambio di favori economici che chiamano in causa anche il consigliere comunale Roberto Bardelli. Il terzo invece, è il filone che affronta la nomina di Francesco Macrì come presidente di Estra spa. Anche in questo caso la procura sostiene che essa non sia avvenuta in maniera lecita.

13 indagati, intercettazioni e consulenze d'oro: i protagonisti Coingas-Multiservizi-Estra

Di seguito riportiamo in forma completa l'intervento del sindaco Ghinelli di questa mattina, 30 giugno, di fronte ai componeti dell'assise cittadina.

L'intervento del sindaco

Doverosamente e anche indipendentemente dalle legittime interrogazioni che verranno proposte, così come ho fatto il 19 luglio del 2019 e il 21 gennaio 2020, anche oggi intendo dare informazioni per tramite di questo consiglio comunale, alla Città, circa gli sviluppi della inchiesta che interessa alcune persone, tra le quali la mia. Una doverosa considerazione preliminare circa l’opportunità di trasferire in quest’aula il dibattito sulle indagini mi spinge a dirvi con grande chiarezza che no, non intendo lasciare che il consiglio comunale divenga l’aula nella quale si svolge un “processo di piazza”. L’unica sede per entrare nel merito di vicende oggetto di indagine è il palazzo di giustizia. E non dubito che voi comprendiate perfettamente la correttezza della mia posizione, posto che è né più né meno la vostra.

Infatti, sulle recenti e clamorose indagini per turbativa d’asta che vedono indagato, fra gli altri, l’attuale governatore Rossi, leggo: "Rossi ha spiegato è chiarirà anche nelle sedi opportune. Noi garantisti" così la segreteria regionale del Pd Toscana per bocca di Valerio Fabiani. Per la verità il Pd ha dimostrato di non essere garantista solo nel corso delle indagini, ma finanche nel caso in cui un proprio sindaco, e che sindaco, riporti una condanna penale - non definitiva - per il reato di falso. Mi riferisco, come avrete capito - o forse no che di vostri esponenti attuali indagati ne avete a decine - alla vicenda del sindaco Sala, a cui il Pd subito dopo la condanna penale comminata, non ha mancato di confermare il proprio pieno sostegno a prescindere. ‘"Nel rispetto dell'operato della magistratura confermo la stima per l'uomo e per il sindaco Beppe Sala" queste le dichiarazioni di Vinivio Peluffo segretario regionale del Pd lombardo. Per non parlare dei 5stelle, che non solo a fronte del rinvio a giudizio della sindaca capitolina non ebbero a chiedere le dimissioni, ma arrivarono a modificare il loro codice etico per evitare che ciò potesse accadere. E fecero bene a sostenere con convinzione il loro sindaco, visto l’esito di quel processo, tramutato dalla politica e da certi media in processo di piazza: assoluzione per la Raggi perché il fatto non sussiste. Ciò che, sia chiaro, fa onore ad entrambi i partiti, è segno di maturità, ma allora se siete diventati garantisti, siatelo a corrente continua, non solo al bisogno.

Non di meno, intendo confermare e ribadire ai cittadini tutti la mia posizione sulle vicende oggetto di indagine (che per comodità chiamerò vicenda Estra, vicenda Amendola-Breda, vicenda consulenze Coingas).

Vicenda Estra

La nomina di Francesco Macrì alla presidenza di Estra risale a molti anni fa. La legittimità di questa nomina da un punto di vista giuridico, che di ciò si discute, fu avallata, per quanto a mia conoscenza, dal parere di un autorevole legale di Torino, della cui serietà non è dato discutere e non discute la Procura stessa, che non lo ha né indagato né sentito come persona informata di alcunché di men che lecito. Tutto peraltro è avvenuto alla luce del sole, con Coingas che si pone il tema giuridico, chiede ed ottiene un parere legale totalmente favorevole alla conferibilità dell’incarico, che non lasciava spazio a dubbi e perplessità, ed anche sulla scorta di tale parere indica Macrì per il ruolo di consigliere di Estra. Non solo, andatevi a rileggere il verbale della seduta del consiglio comunale del 22 settembre 2016 nella quale il tema fu oggetto di ampia e puntuale discussione e l’assessore alle partecipate illustrò le ragioni a sostegno della piena legittimità della nomina. Nomina, quella di Macrì, peraltro consacrata con il favore politico, più volte ripetuto, di molti sindaci del territorio, non solo aretino e ovviamente non solo ascrivibili al centro destra. Non entro nel merito della tesi dell’accusa perché non mi compete, perché la rispetto, e perché non è questa la sede, ma sottolineo una incongruità temporale circa il presunto errore di un fatto politico noto a tutti risalente a ormai 4 anni fa. Che Francesco Macrì fosse un consigliere comunale e che Francesco Macrì fosse presidente di Estra è fatto noto ed evidente fin dall’inizio di questa vicenda, la regolarità della designazione era stata al centro di un consiglio comunale e allora scusate ma parliamo oggi di una questione che per quattro anni è stata di dominio pubblico senza che nessuno abbia alzato un dito. I sindaci che, nelle assemblee di Coingas del 27 aprile 2020 e più recentemente del 12 maggio 2020, attenzione alle date, ho detto 12 maggio 2020 cioè un mese fa, hanno confermato la fiducia a Francesco Macrì quale presidente di Estra, erano tutti concentrati in altro quando hanno votato, oppure hanno valutato che quella nomina, correttamente effettuata, alla fine aveva dato all’intera provincia di Arezzo un Presidente in Estra, che aveva fatto l’interesse dei loro comuni, amministrati ripeto da sindaci che non sono riferibili all’area politica alla quale appartengo io e alla quale appartiene Francesco Macrì? Parlo dei sindaci (o loro rappresentanti) di: (oltre al Comune di Arezzo), Civitella in Val di Chiana, Foiano, Monte San Savino, Lucignano, Pratovecchio Stia, Marciano della Chiana, Talla, Sansepolcro, Cortona, Bibbiena, Castiglion Fiorentino, Anghiari, Subbiano, Castiglion Fibocchi.

Vicenda Amendola-Breda

Ho già ampiamente riferito sulla mia condotta nella seduta del 21 gennaio 2020. Non posso quindi che ribadire che la nomina di Luca Amendola fa parte di una indicazione legittima fatta al Sindaco da uno dei partiti di maggioranza. Per la sostituzione dei presidenti di partecipate nominati dal Sindaco precedente ed espressione della sinistra aretina, al mio insediamento seguì, come di prassi, il suggerimento di alcuni nominativi. Luca Amendola non aveva affatto necessità di essere sostenuto da nessun consigliere comunale, Bardelli compreso, perché la sua professionalità, le sue qualità, e le sue caratteristiche mi erano state ampiamente sottolineate da un partito di maggioranza. Quanto a me, lasciamo che a parlare siano i fatti. Così come Bardelli è stato ininfluente sulla nomina di Amendola, analogamente dopo il suo sfogo, con sicuro disappunto del Bardelli, ho prima promosso Amendola ad Amministratore Unico e poi, in tempi recenti, l’ho riconfermato alla guida di Multiservizi. Il dato politico è che la nomina di Luca Amendola è sempre rimasta totalmente slegata, per quanto mi riguarda, sia prima che dopo, dalla vicenda personale del consigliere Bardelli e ciò, come detto, è provato dai fatti; altra cosa è il dato umano che mi vede convinto del fatto che sia buona cosa non girarsi dall’altra parte ed aiutare un amico quando si può; ciò che non fa parte delle mie considerazioni di Sindaco, ma fa parte delle mie considerazioni di uomo. E Roberto Bardelli vi potrà confermare che anche io almeno in una occasione lo ho aiutato economicamente, come tra amici si fa, perlomeno nel mio mondo.

Vicenda Coingas

Anche su tale questione sono già intervenuto nella seduta del 19 luglio 2019. In questa sede non posso quindi che ribadire che il solo mio interesse era allora che il bilancio di Coingas fosse valutato dai revisori dei conti per poi essere portato in approvazione all’assemblea dei Sindaci, e ciò perché questo è il percorso corretto, ma anche perché approvare quel bilancio significava attribuire a tutti i Comuni dei proventi utili a dare servizi ai cittadini. Oggi, su questa questione, parlo con più libertà e anche con più ragione, perché, a differenza di qualche mese fa, quel bilancio è stato approvato, e grazie a quel bilancio approvato, tutti i Comuni hanno avuto risorse aggiuntive per i propri bilanci. Ecco allora, che il mio doveroso interessamento era volto unicamente ad ottenere che i sindaci, in scienza e coscienza, esprimessero un parere, che poteva essere positivo o negativo: ma un parere doveva esserci, poiché la mancanza del parere bloccava il percorso di correttezza amministrativa di approvazione del bilancio. Io ho il preciso dovere verso i cittadini di esigere che un revisore dei conti faccia il revisore dei conti, ho il dovere di chiedere che si dica un si o un no, ho il dovere di adoperarmi affinché quel bilancio sia portato in assemblea, per sbloccare i proventi che spettano alla mia città e trasformarli in servizi ai cittadini. Il mio fastidio nei confronti dei revisori era tutto qui: il loro non saper dire ciò che avevano il dovere di saper dire, si trasformava nella negazione di risorse per i miei cittadini. Altra cosa è sapere se le consulenze meritavano le retribuzioni che sono state erogate, ciò che è anche mio preciso interesse conoscere, perché ogni risorsa indebitamente stornat è una risorsa negata alla mia città. Per questo fu ritenuto di acquisire il parere di uno specchiato professionista, di cui tutti voi conoscete l’onestà, non un mio amico fidato per capirsi, ma l’avvocato amministrativista di riferimento per decenni del Comune di Arezzo; per questo ho richiesto espressamente all’assemblea di Coingas del 9 Settembre 2019, cioè dopo l’approvazione del bilancio, se gli incarichi di cui tanto si è parlato, erano stati affidati correttamente oppure no, e quindi se dovessero essere considerati nulli oppure no.

Considerazioni finali

In chiusura, una considerazione finale, che ogni persona che siede in quest’aula, dotata di onestà intellettuale non può che condividere. Il gergo che si usa quando si è tra persone, non è togato, e quindi ciò che conta sono le cose che si dicono nella sostanza e soprattutto la conseguenza dei fatti, e non una licenziosità verbale che rappresenta il normale modo di esprimersi fuori da contesti ufficiali. Io non mi vergogno di aver dato udienza con spontaneità e affetto ed aver dimostrato vicinanza umana ad una persona in difficoltà, non mi vergogno di essermi adoperato perché il bilancio di Coingas fosse finalmente portato in assemblea, non mi vergogno nell’aver fatto considerazioni anche colorite, che in quei contesti erano del tutto legittime e nulla rappresentano se non l’approccio schietto e diretto con il quale sono solito rivolgermi alle persone che ho intorno; certo, a comportarsi in modo pilatesco e cinico ci si espone meno e si campa molto meglio, ma questa è forse la natura di altri, io non sono fatto così, i cittadini lo sanno e i tanti attestati di stima e solidarietà di questi giorni mi confortano e spingono a proseguire con ancor più determinazione per il bene della nostra amata città.

Rendo conto alla mia città e vi assicuro che da parte mia il livello del dibattito politico, quello vero, rimarrà incentrato nel rispetto delle cose vere e non mi farò trascinare in una arena dove vince chi sporca di più. Perché effettivamente, se questa dovesse essere l’intenzione di qualcuno, non mi si troverà in questa partita né come protagonista né come comprimario. Per me e per la mia maggioranza contano le cose fatte, le cose accadute, i risultati raggiunti, gli obiettivi centrati. Il resto è certamente oggetto di legittima indagine e sono profondamente convinto che dinanzi a tutto questo materiale la magistratura abbia il pieno dovere di indagare, così come la politica deve avere il pieno diritto alla propria dignità che sta non nell’indagare ma nel chiedersi perché oggi essere sindaco può portare a vivere una circostanza nella quale qualcheduno si arroga il diritto di rubarti parole e considerazioni ininfluenti, ma a modo loro imbarazzanti, non foss’altro per la forma dialettale usata. Se oggi qualcuno volesse ragionare su quali sono gli elementi che portano all’antipolitica e alla paura che i cittadini hanno di impegnarsi in politica, io credo che la storia di un sindaco qualunque, di una qualunque città, di una qualunque provincia di Italia, registrato di nascosto per anni, sia un caso di scuola molto rilevante.

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