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Centro unico di cottura, il comitato bocciato a metà. Tanti: "Inizia la rivoluzione tranquilla"

Respinta dal consiglio comunale la petizione popolare sulla refezione scolastica. L'amministrazione però rinuncia al project financing. L'assessore: "Entro tre anni supermensa con risorse pubbliche"

 

Il Consiglio Comunale ha detto no alla proposta del comitato "Giù le mani dalle mense", che nei mesi scorsi ha raccolto oltre 1.500 firme per la richiesta di revoca della procedura del project financing relativo al centro unico di cottura e di contestuale mantenimento delle cucine esistenti e riattivazione di quelle recentemente chiuse. 

Nella proposta veniva sottolineato che le linee di indirizzo della refezione scolastica emanate dal ministero della Salute indican

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o come sia da privilegiare la produzione dei pasti nel luogo del consumo e che comunque l’intervallo di tempo tra preparazione e distribuzione vada ridotto al minimo. Un centro unico di cottura sarebbe invece il modo per aumentare questo intervallo: la veicolazione del cibo e il tempo intercorrente tra fine della preparazione e somministrazione non consentirebbe di valorizzare il binomio fresco-caldo che soltanto una ristorazione di prossimità può garantire. L'Aula ha respinta la proposta con 5 voti favorevoli e 15 contrari.

Una novità che va incontro alle richieste del comitato, comunque c'è. Il centro unico, che si chiamerà spazio di educazione e sicurezza alimentare, non nascerà sulla base del project financing ma grazie a un project comunale: una mensa del Comune di Arezzo a gestione privata ma di proprietà pubblica, che richiederà una variazione al piano triennale delle opere pubbliche.

Alessandro Caneschi (Pd): “la nostra proposta coincide con quella spiegata nella petizione, di cui condividiamo le motivazioni di principio e le soluzioni proposte: con le risorse necessarie, chiediamo di ristrutturare le cucine esistenti e rinunciare al project, per non lasciare il servizio nella disponibilità esclusiva di un gestore privato”.

Francesco Romizi (Arezzo in Comune): “l'invito che faccio ai genitori e alle persone che si sono attivate in questi mesi è mantenere viva l'attività di studio e consapevolezza, mantenere alta l'attenzione su ciò che accadrà nei prossimi mesi. Sono certo che non toccherà a questa giunta finire il percorso, perché fra un anno, al voto, questa città avrà una reazione”.

Matteo Bracciali (Pd): “emergono due cose: atteggiamento provocatorio e un unico interesse di tipo contabile. Noi un modello ve lo abbiamo dato: scuole con le cucine. Un patrimonio pubblico che merita di vedere incrementata e non retrocessa la sua qualità. Il valore sociale di alcune scelte non si può contabilizzare. Non facciamo un passo indietro rispetto ai diritti che questa città ha costruito. Si facciano sacrifici su altri capitoli di bilancio”.

L'assessore Lucia Tanti: “La delibera proposta dal comitato “Giù le mani dalle mense” circa il mantenimento di nove delle dodici attuali cucine è stata considerata per la città di Arezzo come una proposta astratta, ideologica, illogica, incoerente, e avendo di fronte una prospettiva temporale di decenni, addirittura peggiorativa. Del resto, solo in una prospettiva oppositiva per partito preso, si può suggerire ad una amministrazione di allargare le cucine e restringere le aule: perchè questo sarebbe stato il risultato qualora avessimo seguito la proposta della delibera, certamente sostenuta dal comitato ma, oggi ne abbiamo le prove, sponsorizzata dall'opposizione, per loro stessa onesta ammissione.

Gli altri stimoli invece, presentati dall'avvocato Catalani – che personalmente ringrazio per i toni sempre opportuni - spazzato via dal tavolo del ragionamento il secondario aspetto del numero delle cucine svincolato dalla qualità del servizio, sono tutti pienamente ricevibili e rappresentano contributi importanti e in parte già fatti propri dall'Amministazione. Ciò che è evidente oggi, è che sono avvenute due cose: primo, la città di Arezzo sta scrivendo un modello nuovo di refezione scolastica capace di puntare all'eccellenza senza perdere di vista la realtà; secondo, viene espulso dal dibattito politico il suggerimento di mantenere l'attuale situazione che si sorregge in un modello misto, tutto sommato modesto, ormai attardato rispetto alle esigenze di questa città e pure spurio, visto che se proprio si voleva fare riferimento al modello di Cremona la battaglia non doveva essere per salvare nove cucine ma per costruirne altre 46. La quale cosa si commenta da sola.

Per quanto mi riguarda la fase della contrapposizione, se mai da parte nostra ci sia mai stata, finisce qui. Oggi il Consiglio Comunale ha respinto la proposta del Comitato e ha dato mandato al Sindaco, a me e alla Giunta di scrivere una pagina nuova e di portare avanti quella rivoluzione tranquilla che dagli anni Settanta questa città aspetta.

Ecco quindi come cambia il modello: 1) non più 12 cucine ma 4; 2) dominio dell'amministratore comunale che costruirà con risorse proprie uno Spazio di Educazione e Sicurezza Alimentare, nuovo e moderno punto di produzione che riassumerà le nove piccole cucine sulle quali non è possibile intervenire in maniera strutturale. Non ci affideremo quindi a nessun privato per costruire la nuova struttura che sarà pensata dividendo filiere di produzione e lavorazione, preparazione separata per i bambini con patologie allergeniche così da eliminare del tutto il rischio di contaminazione, menù diversificati per materne, elementari e medie; 3) tavolo permanente con medici, operatori, famiglie ed educatori; 4) 58 punti di Educazione e Sicurezza Alimentare per momenti informativi in ogni singola scuola; 5) prodotti a km 0 e km vero, prodotti biologici, locali e del territorio, presenza di spazi per comitati mensa e associazioni di famiglie e operatori, zero spreco e risparmio energetico. Arezzo non copia modelli ma li costruisce”.

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