Un crisi senza precedenti per il settore dell'auto

Il settore automobilistico sta vivendo la pagina più nera della sua storia

Da quando ho preso la patente di guida (era il 1990) ho visto il mercato automobilistico cambierà rapidamente e più volte assetti e strutture. Ho visto mutare in questi anni il panorama cittadino dei concessionari dei marchi italiani ed esteri di automobili. In questo tempo ho visto sparire i riparatori autorizzati. Ve li ricordate? Erano quelle officine disseminate anche negli angoli più remoti della nostra provincia, ma presenti anche in città, dove potevamo portare la nostra auto, per un tagliando di ordinaria manutenzione, per le attività programmate durante il periodo di garanzia offerta dalla Casa o per attività di riparazione e sostituzione di pezzi e componenti meccaniche, elettriche o altro. Ebbene non ci sono più. Vendita e assistenza tecnica risultano concentrate solo presso la rete ufficiale imposta dalle case madri. Siamo passati ad una struttura concessionariocentrica che ha fagocitato ed eliminato ogni altra realtà imprenditoriale analoga. Questa è stata la politica adottata da tutte le Case automobilistiche.

Nel frattempo, complice anche questa nuova organizzazione del lavoro, sono state spazzate via dal mercato realtà imprenditoriali apparentemente solide. Gli esempi nella sola Arezzo sono purtroppo tanti. Oggi queste stesse strutture commerciali molto più grandi rispetto al recente passato, come numero di superficie di metri quadrati di spazi per la vendita e per le officine, ma anche come numero di addetti, cioè di persone impiegate nell’impresa (venditori, meccanici, elettronici, gommisti, amministrativi, addetti alla contabilità, esperti di promozione e marketing, addetti alle piattaforme web e altri ancora) devono affrontare spese mensili elevatissime e rispettare standard per obiettivi imposti dalle proprie direzioni centrali sempre più sfidanti, al limite dell’impensabile.

E’ in questo contesto, in queste strutture al tempo del Covid 19 che il settore automobilistico sta vivendo la pagina più nera della sua storia. Anche ad Arezzo. Il Coronavirus ha decretato il blocco della produzione di automobili ed ha costretto alla chiusura i concessionari. Le persone, gli appassionati come me, i curiosi, gli interessati all’acquisto di un auto, piuttosto che di un veicolo commerciale per la propria attività, o di una moto, di uno scooter, di un camper, fate voi, sono obbligati in casa. Fine. Pertanto anche chi aveva in programma di cambiare il proprio mezzo di trasporto, non può al momento farlo.

Il risultato di questa situazione catastrofica lo sapete già. L’ho scritto nel mio precedente articolo di qualche giorno fa: le immatricolazioni sono scese dell’85,4% solo in Italia, rispetto allo stesso periodo del 2019. Se il blocco alla libera circolazione delle persone sul territorio dovesse continuare per contrastare il diffondersi della malattia, probabilmente le immatricolazioni di veicoli nuovi saranno destinate a scendere ulteriormente. Una crisi che metterà a durissima prova la rete dei nostri concessionari e dei nostri imprenditori, che già non se la passavano bene prima del Coronavirus…

L’UNRAE, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, ha esaminato la situazione giungendo ad ipotizzare che se non si dovesse riprendere rapidamente, il 2020 rischia di chiudersi con un calo di immatricolazioni del 30%, cioè con “appena” 1,3 milioni di nuovi veicoli venduti nel corso di tutto l’anno. Se la previsione dovesse avverarsi, afferma il Presidente Crisci, le aziende produttive potrebbero tagliare i loro organici del 20%, con oltre 30 mila posti di lavoro a rischio.

Le conseguenze anche i termini sociali sarebbero disastrose. La crisi, inoltre, con probabilità andrà a rivoluzionare il panorama delle concessionarie. A tempesta finita resterebbero sul campo solo le concessionarie più grandi e solide, mentre quelle più piccole costituite da realtà imprenditoriali talvolta a carattere familiare, ne farebbero purtroppo le spese. In questo scenario è fin troppo facile ipotizzare che le concessionarie più piccole e con maggiori difficoltà anche di accesso al credito, verrebbero rilevate proprio dai grossi gruppi, i quali andrebbero così ad allargare la propria rete di vendita. La crisi del mercato dell’auto non sembra avere facile soluzione. Molto dipenderà anche da come il Governo vorrà giocarsi questa importante partita. Per ora stiamo a vedere. La situazione è tutt’altro che definita.

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