commissariato dello stadio Olimpico. Adesso la sua casa è un appartamento annesso alla Questura aretina.
Come è stato lasciare la metropoli?
"Ogni giorno ad Arezzo guadagno due giorni di vita. Non lo dico per piaggeria: mi sono subito innamorato di questa città. C'è tranquillità. E mi dispiace esser capitato in un momento in cui il territorio sta languendo, per diversi fattori. Arezzo ha i suoi problemi: la criminalità è "micro" per convenzione. Ma chi è stato derubato nella propria casa, avverte quel tipo di delinquenza. Sente quella sulla propria pelle. Gli aretini vanno rispettati nei problemi che hanno, vanno ascoltati".
Certamente non può essere accusato di starsene chiuso nella sua torre d'avorio. In sei mesi la sua presenza a manifestazioni pubbliche non è mancata.
"Guardi, a costo di essere accusato di presenzialismo, voglio prendere parte alla vita pubblica di Arezzo. Voglio conoscere e voglio far sentire alla gente la vicinanza delle istituzioni. Le racconto due episodi che mi hanno stupito".
Prego.
"Il primo risale a luglio. Appena arrivato, una persona mi ferma e mi fa: 'Signor questore, benvenuto ad Arezzo a nome di un normale cittadino'. Gli ho risposto: 'Grazie, ma la correggo. Tolga la parola "normale", lei è un cittadino come me'. Direi inaspettato. Infine una sera ero assieme ad una pattuglia, che faceva controllo in strada. Vengono fermati quattro ragazzi, a tutti vengono chiesti i documenti. Tutto in regola, restituisco i documenti e uno mi fa: 'Grazie'. Impensabile a Roma".
Passiamo al tema più caldo, la questione sicurezza. E' vero che in base ad un accordo tra Anci e Ministero dell'Interno anche Arezzo dovrebbe beneficiare di fondi destinati alla sicurezza urbana?
"Sì. C'è stato un vertice poche settimane fa, verranno installate più telecamere in centro. I tecnici della Polizia, dei Carabinieri e del Comune si sono incontrati per stabilire i punti migliori per dislocarle. Arriveranno nel 2012".
La questione furti è quella più sentita: agli orafi, ma anche nelle altre aziende e negli appartamenti.
"E' vero. Però guardi, per soffocare il fenomeno bisogna scommettere sulla prevenzione. Far diventare tutti i furti tentativi di furto. Se i ladri vanno a vuoto sistematicamente, poi si stancano. Tutti sono coinvolti: le forze dell'ordine, le guardie giurate, gli installatori dei sistemi di allarme, i titolari delle aziende, gli inquilini delle abitazioni".
La prevenzione costa. Quanto occorre per mettere la propria casa al sicuro?
"Con 1.500 euro si compra un buon sistema di allarme".
E per le aziende?
"Non saprei, i prezzi dipendono da tanti fattori. Per star sicuri occorrono tre livelli di allarme: primario, ossia a contatto collegato con il telefono, secondario volumetrico, che si aziona con lo spostamento d'aria, e il terziario, vicino alla cassaforte con vibrazione e collegato con sistema satellitare. Si tratta di un investimento. Poi, certo, occorre che l'impianto non sia scadente, sia ben montato da installatori certificati, ben posizionato. La quasi totalità dei furti avviene per un difetto nel sistema di allarme. I costi ci sono, ma devono essere sostenuti: chi lavora l'oro deve rispettare criteri oggettivi di sicurezza, altrimenti la questura può ritirare la licenza di polizia all'azienda".
Un modo per spingere gli orafi a installare allarmi adeguati. E la sospensione delle guardie giurate? Rientra nello stesso principio di spingere ognuno a far la propria parte?
"Esatto. La sospensione di 10 vigilantes avrebbe dovuto spronare gli istituti di vigilanza. Non mi aspettavo si alzasse quel polverone, in parte frutto di fraintendimenti".
Proprio sul versante orafo si è concretizzata l'operazione che ha avuto più eco da quando lei è arrivato: gli arresti per il colpo alla Salp di Poggio Bagnoli. Ci sono ulteriori sviluppi nell'indagine?
"Ci saranno a breve. Le posizioni degli arrestati potrebbero cambiare, come quelle degli altri indagati. E poi ci sono altre figure che potrebbero essere coinvolte. Su questa operazione vorrei dire: c'è stata collaborazione vera tra forze dell'ordine. Ad Arezzo questa sinergia funziona. E sa perché?"
Perché?
"Perché c'è un rapporto umano dietro quello professionale. Le dico questo: come sa, io sono tifoso della Roma e come me il comandante dei Carabinieri Antonio Frassinetto. Il prefetto Saverio Ordine è milanista, il comandante della Guardia di Finanza Dario Solombrino è del Napoli, il procuratore generale Carlo Maria Scipio è interista, il presidente del Tribunale Dario Centonze tifa Lecce...".
Dissidi sportivi insanabili.
"Ecco, invece quando ha giocato la Nazionale ci siamo ritrovati in Prefettura e abbiamo visto la partita insieme, tifando gli azzurri".
Lo sport unisce. Certo, magari all'Olimpico dove ha lavorato per anni, non avrà visto sempre abbracci. Dal punto di vista della sicurezza al Città di Arezzo può star più sereno.
"Sì, ma non tanto perché la squadra milita in Serie D. Ho visto botte da orbi tra Aprilia e Latina, per dire. Cinquecento tifosi possono comunque far danni. E ad Arezzo ho trovato un pubblico molto civile. Mi considero un tifoso amaranto acquisito: quando posso vado sempre in tribuna. Mi hanno regalato la maglia della squadra e la custodisco gelosamente".
Uno degli interventi più critici che ha sostenuto da questore ad Arezzo è stato quello con gli ultras dello Slovan Bratislava: diretti a Roma in pullman per il preliminare di Europa League, avevano ben pensato di fermarsi a Badia al Pino depredando l'autogrill. Sono stati corsi rischi di scontro quel giorno?
"Sì. Un grande rischio me lo sono preso, decidendo, d'accordo con Roma, di farli risalire sul bus e di scortarli dall'autogrill in questura. Potevano ribellarsi, scappare in A1, bloccare le corsie, fare un macello. Invece gli agenti hanno avuto grande sangue freddo. E poi, quando i tifosi hanno capito che non avrebbero visto la partita allo stadio, hanno iniziato a rumoreggiare in questura. Erano pronti allo scontro. Siamo stati bravi a far capire che anche noi lo eravamo. E infine loro sono stati intelligenti a capire quando fermarsi. Uno mi urlava: 'Why?, Why?'. Non capiva perché non potevano andare a Roma. Ero stufo di dare giustificazioni e, con il mio inglese, ho detto: 'Because i'm the chief of the Police', perché sono il capo della Polizia".
Se fossero andati a Roma avrebbero fatto danni?
"Indubbiamente. Non volevamo ripetere un'altra Genova. Erano 47, ubriachi, armati di spranghe e mazze. E poi non è che uno può passare da Arezzo, fare quel che vuole e farla franca".
La partita, gli ultras, l'hanno vista in questura con lei. Per la cronaca finì in pareggio: Roma fuori, passa lo Slovan.
"Non me lo ricordi, avevo intorno tutti questi ultras che festeggiavano e la mia Roma era eliminata. E vabbé, una debacle sportiva abbinata a un successo lavorativo".
Un augurio ad Arezzo per il 2012.
"Che si mantenga così. Gli immigrati irregolari che sono dediti alla delinquenza sono una fetta irrisoria del 10% di stranieri presenti sul territorio. Si tratta di piccoli spacciatori, sfruttatori di prostitute. E noi cerchiamo di combatterli costantemente. Qualcuno dice: le prostitute in periferia sono il peggior biglietto da visita per chi entra in città. Io dico: se nessuno andasse a prostitute, le lucciole in strada non ci sarebbero".
01
Feb
2012
Ore 16:57
Questore: "Inter, Roma, Milan e Napoli dividono le forze dell'ordine ma contro i delinquenti siamo affiatati"
Pubblicato in
Interviste
Mattia Cialini
Devi effettuare il login per inviare commenti
Effettua il login
Effettua il login