Sconcerto, si diceva, legato principalmente alle modalità con le quali questa decisione è stata adottata in quanto il Consiglio di Amministrazione della società che sostiene il Polo, non più tardi di un mese fa, si è espresso nel senso di voler sostenere i corsi di laurea attivati nel Polo Universitario Aretino, in quanto espressione della “volontà del tessuto imprenditoriale e sociale e rappresentazione della vocazione culturale del territorio”, tanto che Comune, Provincia, Camera di Commercio e BancaEtruria hanno sottoscritto un nuovo accordo di programma nell’ottobre scorso, riconfermando il proprio sostegno al Polo per il successivo quinquennio e aumentando il proprio impegno economico. Inoltre, come ha dichiarato il CdA del Polo nel suo comunicato del marzo scorso,“il notevole interesse dei Soci finanziatori a che permangano strutture universitarie nel territorio aretino, il mantenimento costante delle iscrizioni, i contributi dei soci sostenitori e ordinari, insieme a una organizzazione dei corsi improntata a rigore e efficienza, permettono di garantire una gestione del Polo sostenibile”, cioè tale che non pesi sulle finanze dell’Ateneo.
Riteniamo inoltre che tale azione risulta lesiva dell’interesse del territorio e in ultima analisi contraddice quella che è la missione dell’istituzione universitaria e dell’università pubblica in specie. Dei 1250 gli studenti iscritti, dei quali ben 550 frequentano il Corso di Economia, poco più di un terzo risiede nella città di Arezzo, gli altri provengono per lo più dall’area provinciale, preferendo la sede di Arezzo a università non lontane, quali Firenze o Perugia, proprio per la qualità della formazione e per la “vivibilità ” delle strutture. A questo si unisce il fatto che i tempi di occupabilità sono molto ridotti, segno che la ricettività del tessuto istituzionale e imprenditoriale del territorio è alta e che, quindi, nel complesso il progetto culturale è efficace e condiviso. Ad esempio, i dati di Alma Laurea, il portale pubblico dedicato al monitoraggio dei laureati italiani, parlano di una attesa per trovare un impiego dei giovani laureati aretini in Economia di soli 3 mesi dalla laurea, di 2 mesi per gli ingegneri e di 1 mese per i laureati nei corsi dell’area medica. E’ una ricchezza, questa, che non può assolutamente disperdersi, perché deriva da un patto stretto tra più contraenti e che riguarda il tessuto imprenditoriale e produttivo di Arezzo e della sua provincia, ma anche tanti giovani e tante famiglie del territorio, il loro futuro, le loro aspettative.
Fatte queste premesse appare evidente l’apporto del decentramento universitario al sistema produttivo aretino, al quale si affianca la possibilità , concessa a numerosi giovani aretini, di studiare nella propria provincia senza dover sostenere le spese derivanti dall’iscrizione ad università “fuori-sede”
In conclusione, riteniamo opportuno che le Istituzioni aretine facciano quadrato al fine di scongiurare la chiusura del Corso di Laurea in Economia e Commercio coinvolgendo, eventualmente, tutti gli attori del territorio in grado di dare un contributo fattivo al mantenimento in vita del corso.
Coordinamento Comunale PD Arezzo
Il Segretario – Marco Donati







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