Se, molto tempo fa, esistevano codici d’onore e regole cavalleresche, oggi l’onore e la credibilità non giocano più alcun ruolo. L’inganno, la bugia, lo sgambetto, la maldicenza e lo sberleffo sono le armi con cui si combattono gli avversari politici e, in un’arena priva di concetti ideali, si giocano le più brutte partite, senza regole e con arbitraggi settari. Sembra quasi che il saggio detto toscano, immortalato dal simpatico volto del compianto asso fiorentino del ciclismo Gino Bartali: “ L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!” negli anni ’60 del secolo scorso, faccia da parola d’ordine nella gran parte dei mezzi d’informazione nazionale.
La voglia del revisionismo infervora i campioni del politichese e del politicante. La prima repubblica italiana, circoscritta negli anni 1946 – 1993, se da una parte ci ha consentito di stare in occidente, con i benefici che senza dubbio ne sono derivati, dall’altra ha lasciato sul tappeto le vecchie problematiche irrisolte dell’unità del territorio nazionale, del suo tessuto sociale, delle discrepanze ambientali e geografiche.
Il prossimo anno ci sarà da festeggiare la ricorrenza del centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia, dei quali gli ultimi sessanta repubblicani, e c’è, da qualche tempo, chi non gradisce l’Inno di Mameli, preferendogli il Coro dell’Aida e chi, con una livrea acconcia, ambisce a fare turni di guardia alle tombe dei Savoia al Pantheon di Roma. Mentre l’ultimo rampollo della casa reale italiana si cimenta nella danza e nel canto, chiedendo un’opportunità di vita, e saltimbanchi vestiti da politici affrontano impavidi la ribalta dell’Ambra Jovinelli, discutendo fra loro di massaggi e di passeggiate lungo i viali, i tanti furbetti e furboni, novelli Gatto e Volpe, si spartiscono il malloppo dell’ingenuo Pinocchio.
Dal 1993 ad oggi prospera la seconda repubblica, prodromo scenario all’era berlusconiana, con la politica spettacolo e le soubrette ministro. Visto che il palcoscenico e l’arena sono stati occupati dai politici politicanti, gli acrobati, i giocolieri, gli attori, sia del teatro serio che di quello leggero, si sono impegnati in politica: così abbiamo sentito Bossi nella esibizione de L’Istrione di Aznavour e Marrazzo recitare la farsa de la Mirandolina; Fini da qualche tempo ama interpretare ruoli che resero famoso Alberto Lupo, mentr e Casini imita i personaggi dei Cinepanettoni. C’è poi l’ex giudice molisano che da sempre si impegna nei ruoli che da ragazzini ci piacevano tanto: una volta Tarzan, un’altra Sceriffo, od ancora il più celebre dei moschettieri di Francia. Mentre esponenti politici sono diventati Iva Zanicchi, Mara Carfagna, Enrico Montesano, Gino Paoli e Luca Barbareschi.
Centocinquanta anni e più fa,nella penisola a forma di stivale, percorsa in lungo e in largo dal divino poeta, al centro della quale Pietro di Galilea venne a morire, portandoci la testimonianza dell’Uomo nato a Betlemme, la popolazione tutta portava avanti una grama esistenza, al lume di candela e al trotto dei cavalli. I soldati austriaci nel Trentino e nel Lombardo Veneto; la dinastia francese dei Savoia in Sardegna, Piemonte e Liguria; Lo Stato pontificio nelle Marche e nel Lazio; i Borbone a Napoli, Bari e Palermo, questa era l’Italia governata dopo la parentesi napoleonica, che dalle belle parole ( libertà , fratellanza, uguaglianza) era passata ai fatti e ai fasti di un nuovo Impero. In quel contesto nascevano speranze e crescevano azioni, utili a fare dell’Italia, una, libera, repubblicana. Già prima di Mazzini, un giovane Melchiorre Gioia aveva pensato a: “Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia”( 1799), e per condivid!
ere le idee di Mazzini e Garibaldi decine di persone ci avevano rimesso la stessa vita. Â
La formulazione repubblicana istituzionale ebbe, nel 1849, a Roma, una vita effimera, soffocata nel sangue di eroi romantici, uccisi dalle cannonate e dai fucili dei soldati francesi, ai quali era stato dato l’ordine di rimettere il papa sul trono di Roma, timorosi com’erano di farsi perdonare le angherie e le storture de la “Revolution” di Napoleone Bonaparte.
L’anno prima, agli inizi della guerra tra il Piemonte e l’Austria, cui i patrioti avevano aggregato la speranza della lotta unitaria, proprio nel mese di marzo la popolazione di Milano si era sollevata contro le truppe asburgiche: Carlo Cattaneo, Gabrio Casati, Caterina di Belgioioso, Enrico Cernuschi, sono alcuni dei nomi dei protagonisti, del marzo milanese del 1848, così tanto diverso dalla sciatteria e dal cattivo esempio offerto oggi dagli attuali contendenti, che, se da una parte Formigoni e i suoi hanno preso alla leggera le regole da seguire, dall’altra abbiamo visto Bossi e La Lega gigionare gongolando, e la sinistra tutta alzare la testa diritta, nelle vesti non più di antagonista ma di giudice.
A Roma, poi, nel 1849, Garibaldi con i suoi Cacciatori del Tevere, i Fratelli Cairoli, Goffredo Mameli, e le centinaia di altri protagonisti, molti dei quali sono ancora ricordati, anche se con la solita incuria, nei viali del Gianicolo, difendevano,dal febbraio al giugno, con sprezzo della vita, il primo, serio, decoroso tentativo di fare l’Italia, una, libera, repubblicana.
Queste sono le differenze tra noi e loro. E noi repubblicani, se pur ridotti nelle nostre riserve, mai abbasseremo le bandiere dell’edera mazziniana.




Commenti
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Fai Login oppure Registrati.
Commenti ritenuti offensivi o scritti in maiuscolo verranno eliminati.
Non possiamo accettare commenti in coda ai comunicati pubblicati negli spazi autogestiti. Qualsiasi intervento potrĂ comunque essere ospitato nella sezione "La Posta"