Giovedì, 2 Settembre 2010

L’esperienza della Dottoressa Gabriella Rossi in Sierra Leone

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L’esperienza della Dottoressa Gabriella Rossi che insieme al marito ha portato in Sierra Leone il generoso aiuto della città di Arezzo e di Banca Etruria I ragazzi non vedenti e abbandonati di kabala (Sierra leone) non sanno neppure quando sono nati e ora sperano di “vedere e sentire” grazie all’aiuto degli aretini ( 102 milioni di leoni) Io e mio marito siamo tornati dall’Africa dopo circa 15 giorni di permanenza nel distretto del Koinadugu (Nord della Sierra Leone): l’esperienza è stata molto interessante ma dura. Portavamo con noi il frutto di un lavoro durato circa 3 mesi e che ha visto coinvolto e sensibile il territorio della città di Arezzo, con un risultato straordinario: 19.200,00 euro raccolti in collaborazione con l’’Associazione Africa Amica, grazie anche al contributo di Banca Etruria, per costruire una casa famiglia per i numerosi bambini ciechi abbandonati al loro destino, costretti a vivere soli e senza aiuto.
Si entra in questo paese e si rimane allibiti alla luce delle nostre esperienze di europei bianchi, è una sorta di iniziazione, un opera di pulitura interiore da preconcetti, certezze, convinzioni, è difficile entrare come turista ma come “donatore alla ricerca dei doni” viaggiatori si ma non solo.
La nostra presenza ha un senso, questi ragazzi, hanno bisogno di tutto, benchè continuino a sorridere e a giocare i ragazzi senza menomazioni con una palla fatta di stracci o un vecchio cerchione.
E’ stato un viaggio diverso, lento e riflessivo, di incontri e contaminazioni, di sensazioni ed emozioni, di doni fatti e ricevuti. Ci sono molti poveri nel mondo, anche da noi, ma in questi casi il problema è non avere i soldi per eccedere a servizi che in qualche misura ci sono. La differenza che rende la Sierra Leone una situazione diversa e speciale è che qui c’è poco. Non puoi non pensare al tuo mondo, alla tua vita e chiederti per quale destino tu hai e loro no; senti un disagio che turba il cuore e la mente e vivi nella tua pelle il significato di cooperazione, capisci che è necessaria e doverosa. Puoi fare tutti i distingui che vuoi, ma la vita in Sierra Leone è così difficile, che devi fare tu qualcosa che in questa vita non hai il problema se questa sera tuo figlio mangerà qualcosa.
Perché quel figlio possa mangiare, studiare e vivere da cittadino che decide l’avvenire del Suo Paese ora dobbiamo aiutare sua madre, suo padre e la sua comunità a sconfiggere la pena della sera.
Grazie all’aiuto di tutti voi siamo riusciti a portare 19.200 euro,è una grande cifra raccolta in pochi mesi, per costruire una casa famiglia per ragazzi non vedenti di Kabala.
Ne abbiamo censiti 50, ma ce ne sono altri, potrebbero arrivare a 150.
Qui la povertà, la mancanza di cibo ed acqua si fa sentire nella comunità normale e nelle famiglie, immaginatevi nelle persone non vedenti che sono stati abbondonati da tutti, e considerati dei relitti della società.
La domenica 14 Marzo, appena siamo arrivati a Kabala, Peter Bayuku Konteh, governatore del Distretto di Koidanugu, regione più povera della Sierra Leone, che si trova al Nord e confina con la Guinea, con 300.000 abitanti come la provincia di Arezzo, ci ha portati in una collinetta vicino alla città di Kabala.
Città, si fa per dire, con una sola strada asfaltata, non c’è luce e poche persone hanno un pozzo.
Nella collinetta c’era un rudere senza tetto dove fino a pochi giorni prima i non vedenti di Kabala abitavano, ma all’insaputa di Peter, si erano spostati ed avevano occupato la loro scuola, poco distante da li, in un'altra collinetta, villaggio di Kathombo II, Wara Wara Yagala Chiefdom, ed al posto delle aule hanno creato il loro dormitorio. Però per non perdere la possibilità di andare a scuola, si sono fatti realizzare tre aule vicino alla scuola in una struttura con pareti di fascine e con il tetto di paglia, le classi da sei classi sono diventate tre, e così riescono anche a fare scuola.
Molti di loro vorrebbero diventare il Presidente della Sierra leone, per Peter, questo è un segnale di grande progresso, perché sono consapevoli della loro realtà e sanno che esiste un Presidente. Peter ci ha portato li, e poi tramite cellulare hanno chiamato il Responsabile non vedente Emanuel Amidu Mansari di 26 anni.
Lui è arrivato, era in città, in lambretta accompagnato da una altro ragazzo molto disponibile.
Peter ci ha presentati e gli ha comunicato che il giorno dopo, Lunedi 15 Marzo alle 17 avremmo fatto la cerimonia ufficiale per la consegna dei soldi che corrispondono a .
Il giorno dopo ho scoperto che al pensiero di questo dono e della possibilità di poter vivere in condizioni migliori, quasi umane, dall’eccitazione e dalla gioia molti di loro non sono riusciti a dormire.
Della loro situazione, me ne avevano parlato, sia il Dott. Ferruccio Sereni, Alessandro Bennati che il Dott. Gabriele Menci che erano rimasti impressionati dalle scarse condizioni igieniche in cui vivevano, poi consultando il sito Microcammino.com ho visto che il progetto dei ciechi era una delle priorità di Kabala.
Grazie a tanti amici siamo riusciti a far iniziare la costruzione del primo stabile, infatti verranno costruiti due edifici, uno per i ragazzi ed uno per le ragazze, ho chiesto anche di valutare la possibilità di creare delle camerette almeno di due letti.
Questo perché, avendo intervistati tutti i ragazzi non vedenti, ho capito che soprattutto i bambini più piccoli hanno spesso delle difficoltà di convivenza con i ragazzi più grandi.
I lavori dovrebbero essere già iniziati e con la nostra cifra si dovrebbe realizzare il primo edificio, poi siamo speranzosi che con l’aiuto di tanti altri amici riusciremo ad arrivare a 45.000 Euro, la somma totale, utile per creare due ambienti grandi distinti per maschi e femmine, che potranno ospitare fino a 150 persone, questa sarebbe l’ordine di grandezza che Peter ritiene necessario, perché molti di loro, adesso vivono in situazioni precarie ed improvvisate lontani da Kabala..
Alla conclusione dei lavori, dovrebbero rientrare tutti a Kabala.
La cecità è un problema enorme.
La maggior parte di queste persone ciechi sono nate così dalla nascità e riferiscono che la causa principale sia il morbillo, purtroppo la loro attendibilità è scarsa, in quanto non sanno neppure quando sono nati e quale è il giorno del loro compleanno.
Sono stata ospite di Peter , e sono stata fortunata perché ho avuto l’acqua in casa, ed il generatore che la sera ci dava la luce per almeno 2-3 ore, però con un rumore assordante, soprattutto nella nostra camera, perché il generatore è collocato li vicino.
Ci sono tanti bambini, l’età media è 45 anni, i bambini che riescono ad andare a scuola, spesso arrivano in ritardo e per questo vengono puniti , perché devono andare a cercare l’acqua.
Ciò che per noi è un bene che consideriamo innato nella nostra vita, nella Sierra Leone il diritto all’accesso all’acqua è una lontana a volta improbabile possibilità.
Al mattino e alla sera si incontrano per la strada donne e bambini con in testa tanti recipienti pieni di acqua.
Un po’ di persone, compreso Peter hanno una casa, ma senza cucina, cucinano fuori sopra dei bracieri con carbone.
Mangiano riso, patate, kassava, banane, manghi, ananas e spesso mangiano una volta al giorno.
Al mercato c’è poco, mi ha colpito il pesce secco fatto a pezzetti, che gli serve per fare del sugo brodoso per condire il riso.
Spero con questo breve racconto di essere riuscita a darvi uno spaccato dell’esperienza che ho vissuto, avete sicuramente capito che c’è tanto da fare qui in Sierra Leone, come in tutta l’ Africa, abbiamo la fortuna di avere un filo diretto che ci permette di fare arrivare tutti i soldi che noi raccogliamo, per ora senza alcuna detrazione, direttamente nel posto dove servono, dove c’è Peter Bayuku Konteh, che è garante che tutti i soldi vengano spesi per la giusta causa delle persone non vedenti, riuscendo a realizzare così, con una casa famiglia, che gli assicuri il cibo tutti i giorni ed una vita dignitosa. E’ stato bello quando nella cerimonia ufficiale, Emanuele, riportando il pensiero di tutti, è laureato ed ha una proprietà di linguaggio, ha ringraziato noi che abbiamo contribuito a realizzare questa cifra, e sono stati felici nel sapere che persone cosi lontane pensassero a loro, questo li rendeva felici e speranzosi in un futuro migliore, loro che hanno avuto anche la sfortuna di non poter vedere questa desolata miseria.
Mi ha profondamente colpito, quando Emanuele, ha detto ora vedrò e sentirò con le orecchie e gli occhi degli aretini.
Mancano 25.800 euro per creare questa casa famiglia, credo che con un pò di impegno ci dovremmo riuscire e chissà se poi potremmo anche riuscire a creare un punto sanitario specialistico, dove un oculista possa valutare questa cecità e capire cosa altro potremmo fare.

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