Non abbreviare 2020 sui documenti per evitare truffe. Ma il rischio esiste davvero?

L'allarme che circola sui social sul modo corretto di scrivere le date su contratti o assegni è concreto? Proviamo a fare chiarezza

Più che di una norma sarebbe corretto parlare di un invito ed è quello che, con l'inizio dell'anno nuovo, circola sui social. "Dal primo gennaio abbiate cura di scrivere per esteso l'anno onde evitare di incappare in truffe". Anzichè 3/1/20 è meglio scrivere 3/1/2020, ad esempio. Il motivo è presto detto. Indicare l'anno nella forma abbreviata potrebbe portare truffatori e malintenzionati a modificare la data dei documenti o dei titoli di credito in modo da renderli antecedenti alla reale data della loro firma o emissione. Un assegno o un contratto siglato con data 4/1/20 potrebbe diventare 4/1/2018, aggiungendo quindi solo due cifre.

L'allarme è partito dagli Stati Uniti. Alcuni dipartimenti di polizia hanno chiesto ai cittadini statunitensi di non sottovalutare la cosa per non incappare in brutte sorprese. Un po' come accadeva in passato per il 'sei' in pagella che veniva scritto in 'sex' per evitare che qualche studente si attribuisse un sette senza merito

Ma quanto è reale il rischio di essere truffati? Diciamo pure che non si tratta né di un consiglio legale e nemmeno di un avvertimento che arriva dalle associazioni che difendono i consumatori. Diciamo piuttosto che si tratta di una buona pratica. Proprio come riporta il sito americano Snopes, e come riporta anche Bufale.net, dobbiamo partire dal presupposto che ogni documento può essere modificato, ma è anche vero che esistono mezzi per riconoscere e soprattutto disconoscere eventuali alterazioni. Anche perché a livello tributario è sicuramente più facile avere problemi con documenti che riportano date recenti o future.

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Insomma, scrivere l'anno per esteso è una buona pratica, ma senza dover eccedere in allarmismi inutili.

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