Giovi e la sua scuola "vecchia" cento anni che perde la prima classe. I genitori: "Venite a conoscerla"

Migliaia di giovanissimi studenti, negli anni, hanno varcato le porte di quella che, per la piccola comunità dell'Arezzo nord, è considerata un gioiello da tutelare e valorizzare. Ma per il 2020/2021 manca il numero minimo

Agnese ha 9 anni. Ogni mattina dopo essersi allacciata le scarpe e infilata il giacca saluta mamma e babbo e sale sulla sua bici. Da sola arriva sino all’ingresso di scuola pronta più che mai per un altro giorno di lavoro insieme ai compagni. Tutto questo succede ogni giorno a Giovi, frazione dell’Arezzo nord dove vivono meno di mille abitanti e dove esiste una scuola che, proprio quest’anno festeggia i suoi primi cento anni di vita. “E così - raccontano i genitori - i nostri figli hanno il privilegio di vivere in una comunità a dimensione di bambino”.

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Quest’anno però i piccoli giovesi, quelli che a settembre avranno già compiuto i sei anni di età, non potranno imitare Agnese perché la prima classe alle elementari Pier Tommaso Caporali non ci sarà. “Non c’è il numero minimo” spiegano alcuni genitori. Cinque in tutto bimbi iscritti per l’anno scolastico 2020-2021. Troppo pochi per poter formare una classe. E dunque, per la seconda volta nella vita di questa scuola, si perderà un anno. Un fatto che ha così tanto colpito i genitori che li ha spinti a scegliere di uscire allo scoperto e, senza alcuna polemica, raccontare la vita di tutti i giorni in questa minuscola scuola di periferia.

“E’ un luogo dove viene insegnato il piacere di imparare - raccontano i babbi e le mamme dei piccoli che frequentano le classi di questo istituto - ci fa piacere ricordarlo perché in molti casi lo diamo per scontato ma così non è. Vogliamo dire a tutti i genitori di Arezzo che la nostra è una realtà a misura di bambino dove l’insegnamento è quasi sartoriale e dove i piccoli possono contare su una rete di insegnanti, associazioni e realtà sociali che contribuisce alla loro crescita personale e intellettuale”.

Attualmente sono 52 i bambini che frequentano la scuola. La classe più numerosa ne conta 16 mentre quella più piccola 10. Gli insegnanti all’attivo invece sono 8 più tre indicati come sostegno. “Sono questi numeri - spiegano ancora i genitori - che consentono ai bimbi di ricevere un’istruzione che tiene conto delle inclinazioni e predilezioni personali”. Classi piccole, poco affollate, una scuola centenaria e delle attività del tutto innovative per le quali, già in passato, questo istituto è stato più volte menzionato come fiore all’occhiello del territorio.

“Quante realtà possono vantare un terrario in classe? - spiegano ancora i genitori degli iscritti - In quanti scelgono di fare matematica sulle sponde dell’Arno? Fermare le lezioni per far ammirare l’eclissi, passare una notte a scuola, imparare quali tesori offre l’orto, oppure fare pet therapy tra i banchi. Qui vengono fatti e siamo convinti che arricchiscano il bagaglio formativo degli adulti di domani”.

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Ma oltre alle ore canoniche in classe, i genitori di Giovi hanno lavorato affinché il dirigente Sauro Tavarnesi si adoperasse per predisporre un bando attraverso il quale individuare l’associazione giusta per un dopo scuola di qualità. “Al momento i maestri - spiegano - assicurano due rientri pomeridiani. Venendo in contro alle nostre esigenze hanno ritenuto opportuno offrire questo servizio. Però sappiamo che le esigenze lavorative di molti implicano la necessità di attivarsi per metterne in piedi un nuovo e più continuativo”. Tra i banchi non mancano neppure i bimbi non del paese. Ovvero i figli di coloro che non risiedono a Giovi. “Abbiamo scelto questa scuola - spiegano questi ultimi - perché volevamo una dimensione più familiare e più piccola oltre che un insegnamento di qualità. Qui l’abbiamo trovata”. Per la prima classe mancata “pazienza” dicono i genitori. “Chiediamo solo, affinché questo prezioso presidio del territorio non vada perso, di venire a visitare la scuola, conoscere la nostra realtà e gli insegnanti. Per noi è importante mantenere viva la scuola ed evitare un progressivo spopolamento”. Nessuna protesta, nessuna azione clamorosa, nessun incatenamento - né reale né paventato - ma un invito rivolto a tutti coloro che dovranno scegliere la scuola per il prossimo anno.

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