Didattica a distanza tra gap e contraddizioni. Il provveditore: "Dovere civico garantire le video lezioni"

Un viaggio nella scuola ai tempi dell'emergenza Coronavirus tra video lezioni, didattica a distanza e diatribe sindacali. Il racconto del dirigente dell'ufficio provinciale Curtolo: "Gli insegnanti, contrattualmente, non sono obbligati a fare lezione online"

Roberto Curtolo, dirigente ufficio terzo USR e dirigente Ust Arezzo, Firenze e Siena

La provincia di Arezzo conta da sola 46mila studenti, 52 scuole, qualche migliaio di classi e altrettanti tra insegnanti e professori. Un universo vivace, colorato, professionale fatto di grandi eccellenze ma anche di difficoltà.

Negli ultimi 20 giorni l'emergenza Covid-19 si è abbattuta anche sul mondo della scuola. Un impatto che ha costretto tutti gli addetti ai lavori ad adeguarsi e prendere consapevolezza di nuove procedure, sistemi di insegnamento, mezzi, tecnologie e modalità di interazione con gli alunni. "Sì, decisamente, le scuole non erano pronte ma, chi lo era? - sottolinea il provveditore Roberto Curtolo, dirigente ufficio terzo Usr (ufficio scolastico regionale) e dirigente Ust (ufficio scolastico territoriale) Arezzo, Firenze e Siena - in 15 giorni sono stati fatti dei passi avanti mastodontici, che non erano stati compiuti in 40 anni. Lo sforzo da parte di tutti per fare fronte all'emergenza è stato innegabile. Ed è in questo momento così complesso che ciascuno di noi si rende conto del ruolo centrale della scuola, punto di riferimento per la popolazione e per i giovani. Da Badia Tedalda fino al Mugello i nostri professionisti si sono spesi per arrivare con puntualità ovunque. A chi biasima l'operato di dirigenti, ministero, professori, insegnanti e personale didattico chiedo cosa avrebbe potuto fare la scuola più di così in questo momento? Detto questo, mi sento anche in dovere di fare alcune precisazioni riguardo all'atteggiamento assunto da certi insegnanti"

Se infatti è vero che il mondo della scuola, o per meglio dire una fetta gigante della comunità educante, dal 5 marzo si è adoperata per mettere in atto ogni genere di strategie e acquisire nuove competenze per dare seguito alla didattica online, è stato riscontrato che qualcuno ancora mostra delle resistenze. A dar valore di quest'ultima tesi ci sono le testimonianze, come quelle delle tre famiglie aretine che hanno lamentato una penuria di video lezioni e momenti di interazione nelle classi dei loro figli.

"Posso capire - spiega Curtolo - che la macchina non sia collaudata e che quindi ci siano stati dei ritardi nella partenza di certe attività. Sono riuscite a tenere il passo le realtà scolastiche che già disponevano di certi strumenti di insegnamento multimediale e a distanza. Per altri è stato più faticoso. Strumenti che, peraltro, sono presenti nelle scuole chiamate in causa nelle segnalazioni dei genitori. Dunque qual è il problema? I docenti non hanno tutti le stesse competenze e, nonostante gli sforzi messi in atto, c'è ancora chi non ha sviluppato familiarità con strumenti e piattaforme digitali che consentono di lavorare con gli studenti e fare videoconferenze. Io stesso ho dovuto imparare ad utilizzare certi supporti. Ma c'è anche un altro ambito da considerare oltre a quello pratico. Al momento attuale non esiste alcuna normativa o disciplina contrattuale che obbliga i docenti al lavoro a distanza. Questo aspetto, ovviamente, crea un vuoto anche per i dirigenti scolastici che formalmente non possono imporre ai loro docenti di fare lezione in questa modalità. Anche loro hanno delle armi spuntate perché, ripeto, non esistono vincoli contrattuali che regolamentino situazioni eccezionali come quella che stiamo vivendo". 

Dunque, di fatto, la didattica ordinaria viene sospesa ma formalmente gli insegnanti non sono obbligati ad avvalersi di strumenti ritenuti non idonei. Inoltre, c'è il problema relativo alla strumentazione. Ci sono infatti insegnanti che non hanno a loro disposizione né computer né connessioni internet e vivono, magari, in località isolate. In questo senso, la normativa prevede la possibilità per il personale docente di recarsi a scuola per garantire l’attività didattica a distanza, ma ciò significa che debbano essere garantite le più idonee misure di sicurezza. Contestualmente, però, seppure l’attività didattica è sospesa, viene resa obbligatoria quella a distanza.

 E allora come uscire da questo vicolo cieco?

"Sono convinto - prosegue Curtolo - che il dialogo con i sindacati in questo momento debba essere costante e costruttivo. Ciascuno deve assolvere ai propri doveri, doveri civici che sono propri di chi fa l'insegnante. Anche la lettera inviata dal ministro Azzolina al mondo della scuola va in questa direzione. Detto questo, come uomo di scuola e come cittadino non posso che stigmatizzare comportamenti come quello di chi si rifiuta di adeguarsi alla situazione. Deontologicamente, eticamente e moralmente non è accettabile. La scuola svolge una funzione sociale enorme ed oggi più che mai è chiamata a rispondere a questo dovere. Questa è la mia personale opinione. Non ci si può trincerare dietro al fatto che non si hanno gli strumenti o le compenteze per fare lezione. Detto questo preciso che la quasi totalità del corpo docente ha dato risposte straordinarie. Come ufficio scolastico regionale ogni settimana facciamo delle ore di corsi per spiegare come utilizzare le piattaforme per la video didattica. Abbiamo avuto più di 20mila contatti in sole due settimane e sono convinto che oltre 40mila professori e insegnanti si siano attrezzati a dovere. Tutta la comunità educante deve capire che in questo momento è doveroso rimanere uniti. I più lo fanno perché, ad esempio, al Redi di Arezzo ogni mattina suona (virtualmente) la campanella. Sono esempi come questo - e ad Arezzo ce ne se sono tante di realtà così - che ci fanno essere fieri del nostro operato. Nonostante ciò, invito genitori e dirigenti scolastici a farci segnalazioni e rappresentarci criticità e valuteremo, eventualmente, come intervenire così da evitare, per quanto possibile, ogni genere di problematica". 

Ma oltre alle problematiche riguardanti gli insegnanti non sono trascurabili neppure quelle riguardanti le famiglie. In questo senso sono numerose le segnalazioni giunte all'ufficio scolastico provinciale dove i genitori rappresentano l'impossibilità di far seguire ai propri figli i corsi online.

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"C'è chi lavora da casa, chi ha un solo computer e tre figli che debbono studiare, chi non dispone di connessioni wi-fi - spiega ancora Curtolo - sappiamo davvero che le criticità sono tante. La scuola deve provvedere a fornire i mezzi necessari per accedere alla didattica. Sono stati stanziati dal Governo circa 80 milioni di euro proprio per questo fine. Appena disporremo di questi fondi ci adopereremo per dare in comodato d'uso quanto necessario. Ma per il momento dobbiamo attendere i tempi della burocrazia. A Civitella in questi ultimi giorni una fondazione ha regalato 20 computer alla scuola del comune, si è però trattato di un'iniziativa privata dettata dalla generosità di alcuni. Ripeto, nessuno era preparato ad un'emergenza di questa portata e purtroppo serve l'impegno personale di tutti perché, una volta che tutto questo grande caos sarà finito ci troveremo di fronte ad una nuova condizione. Ne è esempio il fatto che i supplenti che al momento dello stop si trovavano in servizio, se continueranno a svolgere attività di dattica a distanza in questo periodo avranno diritto ad un rinnovo del contratto. L'acquisizione di nuove competenze e di nuove capacità sarà un elemento importante perché, e questo è sicuro, la scuola non tornerà indietro ma continuerà a guardare avanti".

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