I bozzetti di Muzio sono diventati gioielli: è realtà il progetto voluto da Giancarlo Felici

Le mani degli studenti di Orafi hanno trasformato i bozzetti in gioielli

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I gioielli disegnati con grande maestria da Muzio Boncompagni, 60 anni fa, sono diventati realtà. Così il passaggio del testimone dall’allievo dell’Istituto Margaritone di Arezzo, morto prematuramente nel 1961, a 18 anni, agli studenti di oggi della sezione orafi si è compiuto. E adesso, spille, orecchini, collane, risplendono esposti in una teca all’interno del percorso museale dedicato all’arte orafa aretina all’interno del Palazzo di Fraternita.

"Le mani d'oro di Muzio Boncompagni"
 

La storia

Nel 1958 lo studente del 2° anno dell’Istituto “Margaritone” Orafi realizzava bozzetti di gioielli e disegni per decorazioni, frutto di una passione da trasformare in futuro in una professione. Due anni dopo, la morte prematura interrompeva bruscamente il percorso e i bozzetti finivano in un baule. E lì sono rimasti a lungo.

La nuova luce

E’ stato Giancarlo Felici, figura nota nell’ambiente della Giostra, scomparso alcuni mesi fa, a vedere in quei disegni consegnati da un familiare un grande progetto storico, formativo, culturale in cui coinvolgere più soggetti per valorizzare i giovani nel nome di Arezzo Città dell’Oro. Da qui la collaborazione con l’amico Gabriele Veneri, portavoce degli Orafi di CNA Arezzo e la scuola Margaritone.

La realizzazione dei manufatti

Un anno fa la presentazione del progetto poi consegnato nelle mani del dirigente scolastico Roberto Santi, che, con i professori Martina Scala, Aurora Peruzzi e Guido Sisti, è entrato nei laboratori dell’istituto per essere trasformato dagli studenti nella collezione di gioielli di Muzio Boncompagni.

“C’è tutta la passione di Giancarlo Felici per la sua città in questo progetto dedicato ai giovani e alla cultura orafa aretina - è il commento di Gabriele Veneri, portavoce degli Orafi di CNA Arezzo che ha contribuito alla fase finale della realizzazione dei gioielli esposti - un innovatore che oggi sarà orgoglioso di veder realizzata in un percorso la sintesi migliore della nostra tradizione manufatturiera, artistica e artigianale. Alla sua memoria dedico l’intero progetto, al quale ha collaborato il figlio Roberto curando personalmente l’allestimento, e che oggi giunge a compimento con l’esposizione nel Museo dell’Oro, grazie al sostegno del Comune di Arezzo e della Fraternita dei Laici.

“Ho toccato con mano l’entusiasmo con cui i nostri studenti hanno lavorato al progetto - è il commento di Roberto Santi dirigente scolastico dell’Istituto “Margaritone” Orafi – si sono sentiti investiti di un compito importante: tradurre in realtà la creatività e la ricerca stilistica espresse da Muzio Boncompagni in bozzetti straordinariamente attuali, a riprova della capacità della nostra scuola, oggi come ieri, di trasferire ai giovani competenze qualificate nel settore più rappresentativo del territorio aretino. Un primato che quest’Istituto ha non solo conservato ma rafforzato negli anni grazie alla collaborazione delle imprese orafe, delle associazioni e dei soggetti pubblici locali”.

“Lo spirito del progetto è perfettamente in linea con la volontà della Fraternita dei Laici di aprire le porte alle contaminazioni di più esperienze che giungono dalla città, specie quando arrivano da una storia come questa resa attuale dall’impegno convinto di tanti soggetti e di forte stimolo per la formazione dei giovani - è il commento di Pier Luigi Rossi, I° Rettore della Fraternita dei Laici – un efficace esempio di collaborazione con le scuole del territorio con cui continuare a sperimentare percorsi e progetti nei luoghi simbolo di Arezzo sottolineando, agli occhi della città e dei turisti, la vivacità di legami proiettati nel futuro”.

“Arezzo è una città ricca di eccellenze, straordinariamente intraprendenti, capaci di creare connessioni virtuose che, come in questo caso, legano insieme scuola, oreficeria e cultura -  sottolinea Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo e Presidente della Fondazione Guido D’Arezzo – un’esperienza positiva che si realizza grazie a collaborazioni spontanee animate da un denominatore comune: la valorizzazione dell’identità e dell’attrattività di Arezzo attraverso le sue migliori energie. Ospitare la collezione di Muzio Boncompagni nel Museo dell’Oro significa dare valore al percorso degli studenti che saranno i futuri protagonisti della vita economica del nostro territorio ed il modo migliore per far conoscere ai visitatori, insieme alla tradizione della nostra città, le potenzialità che siamo in grado di esprimere”.

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