Radio Maigret in scena a Sansepolcro

Sabato 12 gennaio ore 21 va in scena al Teatro Alla Misericordia di Sansepolcro Radio Maigret, della compagnia Settimo Cielo. Lo spettacolo è tratto dai romanzi di Georges Simenon, ideazione e testo di Gloria Sapio e Maurizio Repetto, effetti e tappeto sonoro realizzato dal vivo da Andrea Cauduro, interpreti Gloria Sapio e Maurizio Repetto.

Radio Maigret nasce da uno studio progressivo sulla scrittura di Simenon, sul clima dei suoi romanzi, del genere poliziesco, dalle immagini d’antan di un certo cinema francese e di sceneggiati nostrani entrati nell’immaginario collettivo, come certe indimenticabili modulazioni della voce che ci riconducono a un teatro d’attore “che non si fa più”.

I chiaro scuri d’epoca inducono a immaginare una scansione recitativa da vecchia radio, dove ritmi sincopati si accendono in prossimità dei microfoni. Ma la teoria dei rumori, quelli archetipici della paura, del brivido notturno, lo scricchiolio delle scale, della porta che si apre, i passi dell’inseguitore, lo sparo, sono qui distorti e giocati su una resa anche visiva che li strania e li deforma, spesso cogliendo di sorpresa l’attore con dei riverberi in differita e inquietanti fuori onda. Un tappeto sonoro che allude alla vecchia postazione del rumorista ma ha i suoi riferimenti nella musica contemporanea e si intreccia con le voci, le sostiene, le annulla, le porta lontano. Al doppio binario di questo Maigret, si aggiunge la teoria dei personaggi, colpevoli e innocenti, tutti “sotto il cielo di Parigi” confusi tra gli amanti di sempre e quel corollario di immagini che Simenon e il mito ci hanno reso consuete.

Lo spettacolo rievoca uno dei romanzi più nostalgici di Simenon – Maigret et son mort - che, lontano da Parigi, in America, chiude gli occhi e enumera le strade, le piazze, i quai e i boulevard con la nitidezza ossessiva del ricordo. Perché se Maigret per nulla al mondo abbandonerebbe l'amato boulevard Richard Lenoir, il «petit Albert», il suo morto, non è diverso da lui. Braccato e in pericolo di vita, cerca rifugio nel suo quartiere, tracciando una mappa dell'angoscia che è insieme un'estrema dichiarazione di appartenenza. Due attori in scena e un musicista e rumorista che cattura suoni nell’etere, nel quali frugare come nei ricordi, nella speranza di ritrovare ancora qualcosa di ciò che abbiamo tanto amato: “Que reste-t- il…?”

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