Festival del teatro spontaneo, chiusura con "Tre sull'altalena"

Divertente e provocatoria, affidata ad un dialogo serrato, sostenuta da paradossi, equivoci e sarcasmi, la commedia “Tre sull’altalena” di Luigi Lunari sarà in scena venerdi 17 maggio alle ore 21,15 al Csa Fiorentina, Via Vecchia 11 (dentro porta San Clemente) Ingresso gratuito.

La compagnia Compagnia Teatrale barese “Amici Nostri” chiuderà la XXIV edizione del Festival Nazionale di teatro spontaneo con il testo più conosciuto di Lunari, tradotto in ventisei lingue – divenuto ormai un classico del teatro contemporaneo.

Tre uomini – un Cavaliere, ovvero un industriale impegnato politicamente, un Capitano dell'Esercito e un Professore di Lettere – si trovano nello stesso luogo per tre ragioni diverse. Ma cos'è esattamente quel luogo? È possibile che tutti e tre abbiano avuto l'indirizzo sbagliato? La strana coincidenza accresce il mistero; a cui si aggiungono l'allarme per un'esercitazione anti-inquinamento – che impedisce ai tre uomini di uscire – e l’arrivo di una donna. Una commedia dove c’è da ridere, ma anche tanto da pensare; divertente e provocatoria fino alla scena finale che regalerà un sorprendente coup de théâtre.

Il teatro non è un tribunale. Non lascia verità, ma dubbi e domande. La sapiente drammaturgia di Lunari costruisce labirinti e non autostrade, mette in difficoltà e conduce, se pur con il sorriso, allo smarrimento. Uno smarrimento protetto dalla sala teatrale. Una regia che è un punto di vista preciso sul caos, puntellata di citazioni: dalla Storia dell’Arte alla Filosofia, dalla Semiotica all’Antropologia. Dei personaggi metafora delle forze che muovono una società: dalla cultura alla fede, dal potere politico a quello militare; uomini uguali fuori, ma diversi per il proprio pensiero; manichini fuori – come nella locandina ispirata all’artista Malevic – ma uomini dentro, con paure e quesiti, che ricordano gli uomini metafisici di De Chirico, incastrati a metà fra l’oggi (la modernità) e lo ieri (la classicità). Delle battute che disegnano un pensiero dinamico, nelle quali a turno prevale il desiderio di un personaggio con il suo personale “nicht so, aber so” (“non così, ma così”), come direbbe Brecth. Uno spazio che è non-luogo (Marc Augé) o meglio ancora luogo eterotopico (Michel Foucault), ovvero luogo della sospensione per un luogo/relazione altra, che neutralizza e inverte l’insieme dei rapporti che sono da esso stesso delineati, riflessi e rispecchiati. Un tempo che è una notte che diventa la notte, senza sapere di che giorno, di che anno. Un testo che si colloca fra il teatro metafisico di Ionesco – nel quale l’uomo e la sua esistenza sono centrali – e il teatro dell'assurdo di Beckett – nel quale ognuno “aspetta il suo Godot”. Un caos quindi restituito dal nostro preciso punto di vista, che vuole volutamente aprire tante altre porte sul caos.

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